Graziano: «A 50 anni dal Vajont l'Italia continua ad essere un Paese sordo»

Con l’autunno torna il pericolo frane e alluvioni. L’allarme dei geologi

Quasi 1 milione i cittadini esposti a fenomeni franosi, più di 6 i soggetti alle conseguenze di forti piogge

[16 ottobre 2013]

La tragedia del Vajont è figlia di omissioni e di superficialità di chi avrebbe potuto mettere a diposizione importanti elementi tecnici di valutazione e non lo ha fatto e di organismi tecnici dello Stato che colpevolmente non hanno garantito lo Stato, non hanno garantito cioè i suoi cittadini. Eppure già allora ci fu un geologo che capì, ma che si preferì non ascoltare.

Nonostante i grandi passi avanti compiuti in questi 50 anni dalla moderna geologia applicata, l’Italia continua ad essere un Paese “sordo” che non ascolta i continui allarmi e che continua a non pianificare il suo sviluppo ed il suo territorio .

I geologi  hanno il dovere morale di non abbassare la guardia, ricordando al Paese che la popolazione esposta a fenomeni franosi ammonta a 987.650 abitanti, mentre quella esposta alle alluvioni raggiunge 6.153.860, come evidenzia ancora l’Annuario ISPRA.

Ribadisco quanto già dissi lo scorso agosto, mentre l’Italia era ancora in vacanza e le piogge lontane:  si avvicinano i mesi di settembre, ottobre e novembre e aumenta in modo esponenziale il rischio che in qualche parte d’Italia anche in funzione dei cambiamenti climatici in atto, si consumi una ennesima alluvione o una ennesima frana, che ci obbligherà ad un’altra drammatica conta dei danni e speriamo soltanto di questi.

Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio nazionale dei geologi