Cop 21, neanche un terzo degli italiani conosce la Conferenza sul clima

Paradossalmente, il 72% ritiene però importante l’appuntamento

[8 ottobre 2015]

cop 21

La Cop 21, ovvero la ventunesima conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici climatici – che si svolgerà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 – è, come ben sanno i lettori di greenreport, un appuntamento fondamentale nella lotta al riscaldamento globale. Nonostante la rilevanza della Conferenza per il presente e il prossimo futuro, solo il 29% degli italiani sa che cosa sia la Cop 21.

È quanto emerge dal sondaggio condotto da Lorien Consulting per Legambiente, La Nuova Ecologia e il Consorzio obbligatorio oli usati (Coou). Il 19 e 20 settembre passati, l’intervista che ha coinvolto un campione rappresentativo per sesso, età e area geografica della popolazione italiana maggiorenne (mille le persone intervistate), ha messo in evidenza come solo il 29% degli interpellati sapesse cosa fosse la Cop 21. Nonostante ciò, il 72% degli intervistati pensa che l’appuntamento possa incidere positivamente sulle azioni dei Paesi e il 70% stima positivamente l’impatto sui comportamenti dei cittadini.

Uno dei tanti paradossi che coinvolgono i sondaggi, ambientali e non, ma che solleva interrogativi non banali sulla penetrazione della comunicazione ambientale nel grande pubblico, e dunque attraverso i media mainstream. Eppure – spiega il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, a margine del Forum rifiuti – alla Cop 21 «andrà trovato e ratificato un accordo internazionale in grado di fermare la crescita delle emissioni di CO2, che sono la causa principale dell’innalzamento delle temperature, ma anche di garantire misure straordinarie per aiutare le popolazioni colpite dagli effetti dei cambiamenti climatici e di individuare strategie efficaci di adattamento per aumentare la capacità dei territori. I risultati dipendono dalle decisioni che prenderanno i nostri governanti e ci auguriamo che l’Europa sappia assumere un ruolo di traino. Parigi deve essere il luogo dove mettere finalmente in campo la volontà politica di un cambio di rotta e di accelerare la transizione energetica globale verso le rinnovabili».

Secondo gli scienziati, le temperature globali rischiano di aumentare dai 2 ai 4 gradi centigradi entro la fine del secolo, con conseguenze drammatiche sulla vita delle persone, delle specie e degli ecosistemi. Qualora non si riuscisse a mantenere l’innalzamento della temperatura entro i 2 gradi – ammonisce da tempo l’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change), il gruppo intergovernativo che dal 1988 studia il riscaldamento globale – i rischi sarebbero altissimi. Perché le ripercussioni sulla temperatura degli oceani e il livello dei mari, il ciclo dell’acqua, la desertificazione e l’aumento dei fenomeni meteorologici estremi sarebbero a quel punto irreversibili. È dalla Cop 21 – sottolineano da Legambiente – che dipende, in modo decisivo, la “gestione” di tutto questo.

A livello internazionale, i fatti sono ormai ben noti, come dimostra anche la decisa presa di posizione da parte dell’ultimo segretario del Partito comunista Urss Mikhail Gorbaciov, e oggi presidente fondatore di Green cross. Nell’assemblea generale dell’associazione a Ginevra, Gorbaciov ha osservato che «ciò che serve oggi è un dialogo basato sulla consapevolezza del nostro destino comune e sulla comune esposizione a nuove minacce, piuttosto che focalizzarci su inutili lamentele, recriminazioni e frustrazioni reciproche. Dobbiamo mettere da parte i pregiudizi ereditati dalla Guerra Fredda e lavorare insieme per creare un nuovo sistema globale di responsabilità, visione e solidarietà». Un cambiamento immane, all’interno del quale anche la consapevolezza dei singoli individui può e deve esercitare un ruolo.