Un evento senza precedenti: 14 associazioni scientifiche intervengono con una sola voce

Cop 21, via al simposio Rome 2015: gli scienziati italiani uniti per difendere il clima

Atit a greenreport: «Mammiferi minacciati da riscaldamento globale, 1 specie su 4 a rischio estinzione»

[19 novembre 2015]

rome 2015 cop 21 scienziati italiani 1

Si apre oggi, presso la sede della Fao a Roma, il Science Symposium on Climate, un convegno che riunisce le maggiori società scientifiche, istituzioni e associazioni italiane impegnate nello studio del clima e delle sue conseguenze. Lo scopo dell’evento è quello di condividere e discutere le attuali conoscenze sulla materia, adottando un approccio interdisciplinare, e contribuire a fornire le conoscenze scientifiche per le future strategie di mitigazione dei fenomeni legati ai cambiamenti climatici. A tale scopo, il convegno produrrà un scientific statement sul clima sottoscritto dalla maggior parte delle associazioni che hanno aderito all’iniziativa Società italiana per le scienze del clima (Sisc), Associazione geofisica italiana (Agi), Associazione italiana di agrometeorologia (Aiam), Associazione italiana degli economisti dell’ambiente e delle risorse naturali (Aiear), Associazione teriologica italiana (Atit), Coordinamento delle associazioni tecnico-scientifiche per l’ambiente e il paesaggio (Catap), Commissione oceanografica italiana (Coi), Fondazione Lombardia per l’ambiente (Fla), Gruppo italiano di idraulica (Gii), Historical oceanography society (Hos), Società italiana di economia agraria (Sidea), Società italiana di fisica (Sif), Società meteorologica italiana (Smi), Unione delle accademie di agricoltura (Unasa).

Ciascuna organizzazione inoltre presenterà un position statement per la 21esima Conferenza delle parti (Cop21), la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Proprio in questo ambito, l’Atit, la società scientifica che si occupa dello studio e della conservazione dei mammiferi a livello nazionale, coordinerà la sessione dedicata agli effetti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità (“Climate Change and the Future of Land System and Biodiversity”, prevista per il pomeriggio di venerdì 20 novembre), portando un contributo inerente gli effetti delle variazioni del clima sulla distribuzione degli ungulati di montagna. La ricerca è frutto di uno studio pluriennale del Cnr di Pisa condotto su stambecco e camoscio nel Parco regionale dei monti Simbruini e nel Parco nazionale del Gran Paradiso.

«Come studiosi della fauna, condividiamo le preoccupazioni dell’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) sugli impatti del cambiamento climatico sulla biodiversità – spiega Anna Loy, docente dell’università del Molise e vicepresidente dell’Atit – La comunità scientifica stima che questi impatti saranno amplificati per quelle specie già minacciate dalla distruzione e perdita di habitat: è stato stimato che il rischio di estinzione aumenterà a seguito del previsto innalzamento delle temperature, ponendo a rischio una specie su sei nel nostro pianeta. I mammiferi sono tra i gruppi più minacciati, con circa una specie su quattro a rischio di estinzione. L’aumento della temperatura media aumenta il rischio di estinzione di molte specie di mammiferi e il riscaldamento globale è stato collegato al declino numerico delle popolazioni di mammiferi sia marini sia terrestri».

Dati alla mano, a scala continentale è stato stimato che dall’1 al 9% dei mammiferi europei si estinguerà a causa del cambiamento climatico, e che almeno un terzo subirà un restringimento maggiore del 30% dell’areale di distribuzione. Le attuali previsioni indicano in particolare un declino drammatico della diversità dei mammiferi nella regione mediterranea, soprattutto a carico delle specie peninsulari e insulari. In Italia i mammiferi più vulnerabili sono gli ungulati, i carnivori e i roditori, in particolare le specie concentrate nelle Alpi, nella Valle del Po e negli Appennini centrale e calabrese.

«È sulla base di queste considerazioni che l’Associazione teriologica italiana – afferma il presidente, Adriano Martinoli – ritiene di primaria importanza la pianificazione di una strategia in grado di assistere gli attori politici e la comunità scientifica al fine di far fronte agli impatti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità, accrescere le conoscenze sulla vulnerabilità delle specie ai cambiamenti climatici e dare informazioni e raccomandazioni per un perfezionamento delle strategie di conservazione in relazione agli effetti dei cambiamenti climatici».

La speranza è che la sinergia tra le associazioni scientifiche mostrata nell’organizzazione di questo evento senza precedenti possa lasciare il segno, fornendo indicazioni per fronteggiare il fenomeno e assicurando che la preoccupazione per i cambiamenti climatici resti centrale nelle politiche nazionali e internazionali.

di Filippo Zibordi – Atit in esclusiva per greenreport.it