«La Cop Unfccc di Lima test di volontà politica per l’accordo globale sul clima»

[27 novembre 2014]

Ormai il tempo è finito: la prossima settimana si  aprirà a Lima, la capitale del Perù,  la Conferenza delle parti dell’United Nations Framework Convention on Climate Change (Cop20 Unfccc), che secondo il Wwf «sarà fondamentale per accertare la volontà politica per un nuovo accordo globale sul clima. I governi sono tenuti a concordare il quadro del nuovo strumento legale che deve essere approvato a Parigi nel 2015. Con l’accumularsi delle mole di  prove scientifiche  chiare sulle cause e sugli effetti del cambiamento climatico, è essenziale che i governi facciano del cambiamento climatico una priorità politica assoluta e lasciano Lima con una solida base per il successo a Parigi».

Il Wwf ha illustrato le priorità e le decisioni in discussione dalla prossima settimana, e in particolare Mariagrazia Midulla – responsabile clima ed energia del Wwf Italia – che seguirà personalmente la Cop20 Unfccc a Lima, sottolinea che «non si possono più commettere errori o perdere ulteriore tempo prezioso. La COP20 è una cartina di tornasole per la volontà politica di raggiungere un accordo mondiale ambizioso ed equo sul cambiamento climatico dopo che sia la comunità scientifica che centinaia di migliaia di cittadini in tutto il mondo hanno sottolineato la necessità di agire presto e in modo efficace.

Le conseguenze dell’inazione sarebbero tremende, le alternative ai combustibili fossili stanno già dimostrando tutte le loro potenzialità: dire che la sfida è difficile non è più una scusa valida. Abbiamo solo un anno di tempo prima del Summit di Parigi. C’è stato un buon avvio con le “offerte iniziali” da parte di Cina, Stati Uniti e Unione europea, che si sono tutti impegnati a ridurre le emissioni. Gli impegni finanziari assunti da un certo numero di paesi all’inizio di questo mese costituisce un altro necessario impulso politico ai negoziati. La Cop di Lima si svolgerà in un continente formato da Paesi in via di sviluppo che hanno già sperimentato gli effetti devastanti del cambiamento climatico attraverso inondazioni,  fusione dei  ghiacciai ed  eventi meteorologici estremi. E’ anche un continente in cui sono state poste in essere azioni forti per affrontare il cambiamento climatico. Questo dovrebbe indurre tutti i paesi a essere pronti nel  mettere da parte i propri interessi nazionali e agire nell’interesse del Pianeta».

Secondo il Global Carbon Project, nel 2013 la concentrazione di CO2 nell’atmosfera ha raggiunto le 395 parti per milione (ppm), la concentrazione più alta registrata negli ultimi 800.000 anni e del 43% più alta del livello di CO2 esistente agli inizi della rivoluzione Industriale nel 1750 che era di circa 277 ppm. Il Global Carbon Budget prevede che nel 20214 finiranno nell’atmosfera almeno 40 miliardi di tonnellate di CO2, il più alto livello di emissioni toccato nella storia umana, con un incremento del 2.5% rispetto al 2013. Le emissioni derivanti dalla deforestazione nel 2013 sono arrivate a 3,3 miliardi di tonnellate, l’ 8% delle emissioni totali.

Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, evidenzia che «continuare a bruciare carbone, petrolio e gas e a continuare nei processi di deforestazione e degrado degli ecosistemi forestali, significa solo aggravare l’instabilità climatica con l’alta probabilità di raggiungere e superare delle soglie molto pericolose per tutte le società umane e per l’intera natura e ricchezza della biodiversità con cui condividiamo questo periodo della vita del nostro pianeta e grazie alla quale riusciamo a vivere e a ottenere benessere e sviluppo. Il rapporto “Futuro Climatico da Amazonia”, lanciato di recente, sottolinea l’importanza della foresta amazzonica nella regolazione del clima; messa a rischio dalla deforestazione, con una drastica riduzione dei meccanismi di evapotraspirazione, alterazione nella formazione delle nubi, nella dinamica delle precipitazioni e nei prolungamenti delle stagioni secche con diffusione dei processi di aridificazione in diverse aree amazzoniche. Le foreste nel mondo  sono attualmente un serbatoio (sink) netto di carbonio su scala globale. Molti modelli suggeriscono che la crescita delle temperatura, le siccità e gli incendi possano condurre le foreste a diventare un  serbatoio debole o, addirittura, una fonte di emissione netta di carbonio entro la fine di questo secolo. Dall’occupazione umana non tribale dell’Amazzonia sono stati distrutti almeno 42 miliardi di alberi, circa 2.000 alberi al minuto, in maniera ininterrotta da almeno 40 anni. “In occasione della COP di Lima, il WWF rilancia con forza la richiesta di bloccare al più presto i fenomeni di deforestazione in tutta l’area amazzonica. L’importanza della foresta amazzonica per i delicati equilibri dinamici del nostro sistema climatico sono fondamentali per tutti gli abitanti della Terra».

Il Wwf è convinto che «la lotta alla deforestazione deve essere combattuta su scala globale e locale. Globalmente attraverso il coinvolgimento delle istituzioni che hanno un peso sulle riforme e sulle politiche del pianeta e attraverso il coinvolgimento della società civile che è responsabile in modo diretto del consumo e della distruzione delle foreste; localmente nella realizzazione di percorsi di sostenibilità, insieme alle comunità locali, che dimostrino la possibilità di vivere e utilizzare le foreste nel pieno rispetto degli equilibri ecologici, dei diritti delle comunità locali e dei principi di democrazia e  benessere».

E’ la strategia che il Panda porta avanti con la Living Amazon Initiative e con il progetto “Tresfronteras” tra Perù, Colombia ed Ecuador. «Un progetto di grandissima soddisfazione – dicono gli ambintalisti – che vede coinvolto tutto il sistema di attori che vivono delle e nelle foreste di questo angolo prezioso e remoto del paese: aree protette, comunità indigene, piccoli imprenditori, istituzioni locali e nazionali. Il progetto “Tresfronteras” è stato nella primavera 2014 al centro della campagna di raccolta fondi del Wwf Italia a tutela dell’amazzonia e ha coinvolto 90.000 sostenitori solo in Italia».

Ecco le tre cose che si aspetta il Wwf dalla Cop20 Unfccc di Lima :

  1. I governi devono agire con urgenza per colmare l’emission gap nel periodo pre-2020. Tra le azioni da compiere: Aumentare l’uso di energie rinnovabili al 25 per cento (globale) e raddoppiare l’efficienza energetica entro il 2020; Garantire che i paesi sviluppati aumentino gli  impegni di riduzione delle emissioni già assunti; Assicurare che i paesi in via di sviluppo rafforzino le azioni già intraprese, con il supporto di paesi sviluppati. Impegnarsi a dare supporto immediato per le azioni mirate sulle foreste e l’agricoltura nelle regioni chiave, dal momento che questi settori possono offrire riduzioni immediate delle emissioni per il periodo pre-2020 impegnandosi ad arrivare alla “deforestazione zero”.
  2. I governi devono costruire un futuro sicuro per tutti noi, in particolare i più deboli, concordandogli  elementi del nuovo accordo 2015. Esso dovrebbe includere: Concordare un obiettivo globale di adattamento; Riconoscere il ruolo centrale dell’adattamento nei contributi dei singoli Paesi; Rimpinguare il magro Fondo per l’Adattamento; Impegnarsi a sostenere le azioni per frenare la deforestazione e includere le foreste nell’accordo 2015; Accordarsi su un meccanismo per aiutare coloro che soffrono di perdite e danni permanenti dovuti agli impatti del cambiamento climatico.
  3. I governi devono mettere la conoscenza scientifica  e l’equità al centro del nuovo accordo e  questo deve includere:Accettare di definire un budget di carbonio in linea con la conoscenza scientifica sin qui acquisita  e individuare l’obiettivo a lungo termine di eliminare gradualmente i combustibili fossili e arrivare al 100% di energia rinnovabile entro il 2050; Decidere su una revisione degli impegni, scientificamente basata e centrata  sull’equità, con un meccanismo per incrementare gli sforzi; Assicurare che I contributi nazionali siano trasparenti e paragonabili; Impegnarsi per finanziare e sostenere adeguatamente. azioni ambiziose

I Paesi che non hanno assunto impegni finanziari per il Fondo Verde per il clima dovrebbero sfruttare l’occasione della riunione della Cop20 a Lima, e farlo.