In attesa del voto

Cop21, dopo una notte di durissimo confronto a Parigi c’è l’accordo finale: ecco il testo

Ma la bozza finale, appena presentata, dovrà ora essere approvata dai ministri di tutti i Paesi

[12 dicembre 2015]

Parigi accordo

Alle 6 di stamattina sembrava ancora tutto in alto mare, ma poco dopo, alla fine di una notte di intense e durissime discussioni e di duri scontri verbali tra le diverse delegazioni, la 21esima Conferenza delle parti dell’Unfccc ha raggiunto l’accordo sulla  bozza finale del testo dell’Accordo di Parigi,

Dopo il prolungamento di 16 ore dei lavori della Cop21, il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius, ha detto all’ Afp che il progetto sarà presentato ai ministri alle 10:30. Dopo un ulteriore ritardo, finalmente il testo è stato ora reso disponibile (in allegato).

«Abbiamo un testo da presentare –  ha detto Fabius – il progetto deve essere tradotto nelle 6 lingue ufficiali dell’Onu». La Bbc riferisce come non sia ancora chiaro se ci sarà un accordo definitivo: «La ratifica avrà luogo soltanto se non saranno sollevate obiezioni nel corso della riunione ministeriale di sabato mattina, e anche questo è improbabile che avvenga prima del pomeriggio nella capitale francese». Fabuis, che ha presieduto la Cop21, in precedenza aveva detto che «le condizioni non sono mai state migliori».

Il corrispondente della Bbc alla Cop21, Matt McGrath, aveva segnalato significativi passi avanti su una serie di questioni che rendevano possibile un vero compromesso, ma Le Monde dà conto di un clima molto difficile nei colloqui di questa notte.

Secondo McGrath, «i Paesi hanno sostenuto l’obiettivo dei 2° C di aumento delle temperature ma hanno accettato di fare del loro meglio per mantenere l’aumento del riscaldamento a 1,5° C». Ancora una volta sembrano però mancare la giusta ambizione per arrivare davvero alla riduzione delle emissioni a lungo termine che richiedono gli scienziati.

Una delle principali cause delle difficoltà nel chiudere la Cop21 sono le diverse esigenze dei Paesi sviluppati, in via di sviluppo ed emergenti: quella che viene chiamata “differenziazione” è stata motivo di aspri scontri tra i delegati. Un’altra grande difficoltà è stata la trasparenza: i Paesi più ricchi vogliono un unico sistema di misurazione, comunicazione e verifica degli impegni presi dai Paesi che faranno parte dell’Accordo di Parigi e ancora una volta, nonostante l’accordo tra Barack Obama e  Xi Jinping su clima ed energia, gli americani avrebbero nuovamente chiesto che i cinesi siano assoggettati agli stessi obblighi di tutti (cosa che proprio gli Usa non vollero fare con il Protocollo di Kyoto), ma Cina e India stanotte hanno dato battaglia su questo punto, mentre Africa e piccoli Stati insulari si sono battuti strenuamente perché fosse accettato l’obiettivo di 1,5° C.

A differenza di Cina e India, un altro Paese emergente, il Brasile, si è detto disposto ad aderire alla “high-ambition coalition”, insieme a Unione europea, Usa e altri 79 Paesi dell’Africa, Pacifico, Caraibi (Acp) che hanno rotto il fronte del G77+ Cina e che chiede un accordo ambizioso e giuridicamente vincolante, con un forte meccanismo di revisione.

Ieri Obama ha telefonato al presidente cinese Xi e alla fine entrambi avevano assicurato di essere impegnati per un accordo ambizioso. In un comunicato, la Casa Bianca ha affermato che «entrambi i leader hanno convenuto che la conferenza di Parigi rappresenta un’opportunità cruciale per galvanizzare gli sforzi globali per affrontare la sfida del cambiamento climatico».

Oggi cominceremo a capire se questo è vero o se la montagna della Cop21 ha partorito il solito topolino, fatto di impegni volontari e di promesse non realizzate.