Cop23 Unfccc: a Bonn il padiglione più grosso è quello degli Usa anti-Trump

Governatori, sindaci e imprese Usa: siamo la resistenza ufficiale all’amministrazione Trump

[10 novembre 2017]

Dopo la decisione dell’Amministrazione di Donald Trump di non aprire un padiglione alla 23esima Conferenza delle Parti dell’ United Nations framework convention on climate change in corso a Bonn, lo ha fatto invece America’s Pledge: We Are Still In, una coalizione di governatori, sindaci, amministratori delegati e leader religiosi E’ cosi che, tra la Bula Zone, dove si incontrano le delegazioni della Cop22, e la Bonn Zone, dove ci sono i padiglioni ufficiali degli altri Stati, è sorto il non ufficiale US Climate Action Center, un grande complesso gonfiabile che somiglia a un villaggio di igloo giganti, che si è rivelato la più grande rappresentanza di un Paese al vertice climatico.

Trump ha annunciato che gli Stati Uniti usciranno dall’Accordo di Parigi, ma nessuno lo ha segi uito (nemmeno gli alleati più fedeli e notoriamente eco scettici), anzi i due altri Paesi che non avevano firmato l’Accordo, Nicaragua e Siria, hanno deciso di aderire. A Bonn, dove il resto del mondo sta elaborando le regole per applicare l’Accordo di Parigi, c’è solo una piccola delegazione di negoziatori dell’Amministrazione Usa e per la prima volta – non era successo nemmeno ai tempi del Protocollo di Kyoto che gli Usa non avevano mai firmato – il governo degli Stati Uniti si è rifiutato di dare un segno della sua presenza nell’area dei padiglioni, dove ci sono gli stand dei paesi e delle istituzioni internazionali che illustrano le loro iniziative contro il cambiamento climatico. Altri grandi Paesi, come Cina, Francia, Corea, Giappone, Regno Unito, Italia e, naturalmente, Germania, hanno tutti dei padiglioni.

La rado internazionale pubblica tedesca Deutsche Welle ha intervistato  Jim Brainard, il sindaco repubblicano di Carmelo, nell’Indiana, un tipo molto noto nel circuito americano di talk show, che ha inaugurato l’US Climate Action Centerha dicendo che «riflette la vera voce del popolo americano».

Brainard ha preso le distanze da Trump: «Come Paese, gli Stati Uniti, come tutti i Paesi, sono costituiti dalle persone che ci  vivono. E questo padiglione rappresenta ogni segmento della nostra società, quindi non so come potrebbe essere più “ufficiale”. E’ una sfortuna che il governo federale non stia mettendo maggiore impegno in questo meeting, ma il popolo degli Stati Uniti si è messo insieme per far conoscere la sua posizione. Penso che ci sia la possibilità che gli Usa non si ritirino. Ma penso anche che debbano essere raggiunti gli obiettivi sui quali gli Usa si sono impegnati nell’accordo, perché gli Usa non sono un governo gerarchico centralizzato: sono un governo dal basso verso l’alto [ci sono] città e Stati in tutto il Paese che si assumono seriamente il nostro ruolo di leadership seriamente e rispettano i nostri obiettivi a livello locale e statale».

La coalizione We Are Still In  è nata a giugno per iniziativa di 1,200 leader di enti locali, imprese, università e università e ora l’elenco dei leader firmatari è e raddoppiato e comprende 15 dei 50 governatori degli Stati Usa e 300 sindaci, sia democratici che repubblicani. Dalla coalizione climatica anti-Trump fanno parte i frettori di quasi tutte le università statunitensi e multinazionali come Walmart, Google e Mar che si sono impegnati ad attuare politiche che consentiranno agli Usa  di rispettare l’obiettivo dell’accordo di Parigi per ridurre, entro il 2025,  le emissioni del 26-28% rispetto ai livelli del 2005.

Lou Leonard, vicepresidente del Wwf e responsabile Climate & Energy program dell’associazione, spiega che «La nostra delegazione di oltre 100 leader americani è venuta a Bonn per raccontare la vera storia dell’impegno duraturo dell’America per l’accordo di Parigi».  La delegazione ufficiale del governo Usa a Bonn è di sole 48 persone,  quella del Canada è di 161 e, secondo fonti della Cop23 riportate da Deutsche Welle, in realtà finora a Bonn sono arrivati  ​​meno di 10 delegati statunitensi.

All’inauguraziione dell’ US Climate Action Center, Jeff Moe, il direttore globale per la promozione del prodotto di Ingersoll Rand, una compaglia industriale del North Carolina che fa parte dell’elenco delle grandi imprese di Fortune 500, ha detto che la sua impresa « si è impegnata a ridurre entro il 2020 del 50% l’impronta di carbonio del suo portafoglio di prodotti e del 35% quella della sua produzione. Il cambio dell’amministrazione Usa non ha cambiato priorità della mia compagnia. Non stiamo cambiando la nostra strategia perché c’è un’amministrazione diversa. E’ la cosa giusta da fare: è business».

A guidare la ribellione climatica contro Trump c’è la California che, se fosse uno Stato indipendente, sarebbe la sesta potenza economica mondiale. Il governatore dello Stato, il democratico Jerry Brown, che e il leader dell’America’s Pledge initiative insieme all’ex sindaco miliardario e conservatore di New York, Michael Bloomberg, arriverà a Bonn domani per presentare un rapporto su quello che città e Stati Usa hanno fatto finora per rispettare l’Accordo di Parigi e su quel che  possono realizzare entro il 2025.

Il vescovo Marc Andrus, a capo della Chiesa Episcopale della California, ha detto al padiglione alternativo statunitense di Bonn che «La decisione di Trump ha provocato delle ripercussioni nell’opinione pubblica Usa. Penso che Trump non si aspettasse che dalla sua decisione nascesse questo incredibile movimento di base».

Ricardo Lara, un senatore democratico dello Stato della California eletto nel collegio di Los Angeles, è stato ancora più chiaro e intervenendo alla cerimonia di apertura del padiglione alternativo ha detto ai presenti: «A nome della delegazione della California, vi presentiamo i saluti dalla resistenza ufficiale all’amministrazione Trump».