Cop23 Unfccc: gli Usa organizzano evento pro combustibili fossili

Bloomberg: «Promuovere il carbone in un vertice climatico è come promuovere il tabacco in un vertice sul cancro»

[14 novembre 2017]

La delegazione statunitense presente alla 23esima Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (Cop23 Unfcc) in corso a Bonn, ieri ha ospitato e co-organizzato l’iniziativa “The Role of Cleaner and More Efficient Fossil Fuels and Nuclear Power in Climate Mitigation” con la partecipazione di relatori di Peabody Energy, una compagnia carbonifera, NuScale Power, un’impresa che si occupa di ingegneria nucleare, e Tellurian, che esporta gas naturale liquefatto. La Casa Bianca ha spiegato così la propaganda dei combustibili fossili e del nucleare in un summit che punta a ridurne l’uso: «Mentre il mondo cerca di ridurre le emissioni, pur promuovendo la prosperità economica, i combustibili fossili continueranno a svolgere un ruolo centrale nel mix energetico».

Più di 200 persone hanno contestato l’iniziativa e  John Coequyt, direttore denerale politica climatica di Sierra Club ha detto: «Niente può dimostrare meglio la sordità e l’isolamento di questa amministrazione più di un evento per celebrare i combustibili fossili durante questo importante meeting globale sul clima. Trump ha apparentemente ignorato non solo la scienza, ma anche il punto: attraverso l’accordo di Parigi, il mondo si è impegnato a completare la transizione dai combustibili fossili».

L’ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, che è  inviato speciale del Segretario generale dell’Onu per le città e il cambiamento climatico, è stato sarcastico: «Promuovere il carbone in un vertice climatico è come promuovere il tabacco in un vertice sul cancro».

Ma secondo Dave Banks, assistente speciale di Trump per l’energia e l’ambiente internazionali, gli ambientalisti non capiscono niente della domanda di energia mondiale: «Questo panel è controverso solo se sceglieremo di mettere le nostre teste sotto sabbia e di ignorare le realtà del sistema energetico globale». .

Nel suo intervento, Holly Krutka, vice presidente coal generation and emissions technology di Peabody Energy, ha dichiarato  che «Il carbone rimane una parte essenziale del mix energetico mondiale. La questione e la discussione oggi non devono essere su se usiamo il carbone, ma come. E a Peabody, stiamo lavorando per renderlo ogni giorno più pulito attraverso la diffusione della tecnologia».

Quando gente come Krutka parla di “carbone pulito” si riferisce a tecnologie costose e sperimentali che riducono l’inquinamento catturando ls CO2 emessa, ma perfino Robert Murray, amministratore delegato di Murray Energy, la più grande coal-mining company privata Usa, ha detto che «La cattura e lo stoccaggio del carbonio non funziona. Non è né pratica né economica».

In molti hanno visto nell’iniziativa pro-energie fossili organizzata alla Cop23 Unfccc una aperta provocazione dell’Amministrazione Trump e i manifestanti hanno interrotto il meeting a favore di carbone, fracking e nucleare proprio mentre Barry Worthington, direttore esecutivo dell’US Energy Association sottolineava  l’importanza della produzione energetica statunitense. I manifestanti hanno cantato “God Bless the Usa” e hanno ricordato ai leader dei combustibile fossile che non possono vanificare l’azione climatica. Poi hanno esposto uno striscionu con lo slogan  “We the People”  e “Fossil Fuel CEOs” cancellato.

Worthington ha difeso la decisione di Trump di uscire dall’Accordo di Parigi sul clima, lamentandosi delle troppe pressioni finanziarie e regolamentari che le compagnie dei combustibili fossili dal governo e dai loro azionisti.  Poi a ha affermato: «Stiamo raggiungendo gli obiettivi di riduzione delle emissioni senza avere un l’onere normativo dell’accordo di Parigi».

Ma proprio mentre l’amministrazione Trump teneva la sua manifestazione pro-fossili,  a Bonn Catherine McKenna, ministro dell’ambiente e dei cambiamenti climatici del Canada, sottolineava che la combustione del  carbone «E’ responsabile del 41% per cento delle nostre emissioni globali» e che «ill phasing out del carbone rappresenta un’opportunità enorme».

Bloomberg ha ricordato ai leader delle energie fossili Usa che negli ultimi 6 anni sono state chiuse la metà di tutte le  centrali a carbone statunitensi e che questo è avvenuto «grazie alle forze del mercato e delle comunità e alla leadership di città e Stati, Questo trend continuerà, non importa cosa succede a Washington».

La scorsa settimana Bloomberg  aveva annunciato una donazione da  50 milioni di dollari all’European Climate Foundation  per combattere le centrali di carbone e finanziare la ricerca sugli effetti della combustione del carbone sulla salute pubblica. A ottobre, Bloomberg si era impegnato a finanziare con 64 milioni di dollari le campagne di Sierra Club e di altre associazioni ambientaliste per far uscire dal carbone le compagnie elettriche Usa.

Thanu Yakupitiyage, del gruppo ambientalista 350.org, sta coordinando la U.S. people’s delegation  alla Cop23 Unfccc di  Bonn e soiega il senso della contestazione alla provocatoria iniziativa pro-fossili:« come comunità siamo unite contro l’agenda della fossilizzazione alimentata dall’amministrazione Trump. Nonostante le evidenze schiaccianti del cambiamento climatico causato dall’umanità, l’Amministrazione Triump continua a diffondere le sue bugie anche in questi climate talks».

La U.S. people’s delegation, della quale fanno parte organizzazioni come  SustainUS, Sunrise Movement e  350.org, chiede «Una transizione giusta al 100% di energie rinnovabili in tutte le città e negli Stati e una sospensione di tutti i nuovi progetti di combustibili fossili».