Cop23 Unfccc, le Regioni si schierano coi Paesi in via di sviluppo

Emiliano: «Investire miliardi di euro nell’Ilva per farla funzionare a carbone è una follia anacronistica»

[14 novembre 2017]

Alla 23esima Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (Cop23 Unfcc) in corso a Bonn  i Paesi in via di Sviluppo e le ONg stamnno premendo sui Paesi sviluppati perché rispettino davvero gli impegni – anche finanziari – presi con l’Accordo di Parigi w e temono che la definizione delle regole per l’applicazione del trattato climatico possa annacquare molti impegni, soprattutto da parte dei Paesi “amici” dell’America di Trump.

ohamed Adow, di Christian Aid, ha sottolineato che «Molte delle azioni climatiche proposte a Parigi sono condizionate dalla disponibilità di risorse e questa questione deve essere affrontata francamente» eil ministro delle maldive Amjad Abdulla, che a Bonn guida la delegazione degli Small Island Developing States (Sids), ricorda che «Non stiamo parlando di investimenti ma di debito climatico da nord a sud. I Paesi ricchi, i primi emettitori di gas serra, hanno una maggiore responsabilità: sta a loro aiutare i più poveri a svilupparsi correttamente e ad affrontare gli impatti».

Il G77 e Cina (che in realtà unisce 135 Paesi in via di sviluppo, India compresa) ha ricordato a sua volta l’impegno, preso dai paesi ricchi, di rafforzare i loro piani climatici anche prima 2020, quando entrerà in vigore dell’accordo di Parigi. Chen Zhihua, uno dei principali negoziatori climatici cinesi, ha evidenziato che «I Paesi sviluppati hanno accettato di riesaminare i loro obiettivi di riduzione delle emissioni» e il presidente ecuadoriano del G77, Walter Schuldt, ha ribadito: «Non vediamo alcun progresso, non solo mancano le azioni concrete, ma anche il sostegno ai Paesi in via di sviluppo. Se non rispettiamo le decisioni già prese, come costruire la fiducia e come dare una buona base per l’attuazione dell’accordo di Parigi? Tutto ciò che chiediamo è  la trasformazione in atti di questa urgenza e prima del 2020».

Il Nicaragua è stato il penultimo Paese (prima della Siria) ad aderire all’Accordo di Parigi che riteneva troppo debole, e il suo negoziatore, Paul Oquist, conferma tutti i dubbi sulla reale volontà dei Paesi ricchi di voler fare davvero qualcosa: «La tecnologia esiste, il capitale esiste ed esiste anche l’urgenza. Ciò che manca è la volontà politica dei paesi industrializzati, i più inquinanti».

Secondo Teresa Ribera, direttrice dell’Institute for sustainable development and international relations (Iddri), le proteste dei Paesi in via di sviluppo – che ricalcano quelle delle precedenti Cop Unfccc – hanno anche una funzione tattica: «È un’offensiva per evitare di subire noi tutta la pressione (soprattutto per ridurre le emissioni), mentre la pressione non sembra aumentare né in Europa né negli Stati Uniti».

I Paesi in via di sviluppo hanno trovato alleati . forse inaspettati – negli amministratori regionali e locali dei Paesi sviluppati che hanno approvato il “Bonn-Fiji Commitment of Local and Regional Leaders to Deliver the Paris Agreement At All Levels”. Intervenendo al summit di leader locali e regionali di tutto il mondo riuniti a Bonn per partecipare alla Cop 23, il presidente del Comitato europeo delle Regioni (CdR), Karl-Heinz Lambertz ha detto che «Se le cose restano come adesso il riscaldamento del pianeta sarà di 2,7 gradi. Dobbiamo quindi fare molto di più e andare oltre l’accordo di Parigi. Le trasformazioni necessarie devono essere decise a livello locale. Dobbiamo passare dalle parole agli atti e questo summit sul clima dimostra che le città e le regioni hanno già cominciato questo cambiamento. Bisogna avere degli approcci innovativi a livello locale. La sfida è cambiare qualcosa nella testa delle persone e poi nel loro comportamento, ma questo non è sempre facile».

Lambertz si è poi rivolto alla delegazione degli Stati Usa che anima il padiglione alternativo anti-Trump mentre la delegazione ufficiale sta cercando di minare l’Accordo di Parigi: «Vogliamo ringraziarvi per il vostro coraggio nel prendere posizione contro la decisione del presidente Trump di ritirare il Paese dagli Accordi di Parigi, saremo al vostro fianco».

Intervistato il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, A Bonn come presidente del Consiglio dei Comuni e delle Regioni europee (Cemr), ha sottolineato: «Noi che governiamo città e regioni sentiamo profondamente il problema dei cambiamenti climatici, e vogliamo essere in prima linea nel portare avanti politiche ambientali. Il problema dell’inquinamento atmosferico che causa il surriscaldamento globale riguarda tutti e noi come Cemr, che rappresenta 130mila enti locali di 41 paesi europei, vogliamo dare il nostro contributo in termini di proposte e di idee, perché crediamo che questa debba essere una delle principali preoccupazioni nell’agenda della politica e dei governi. Ci auguriamo che Trump cambi idea. A a Bonn è presente il governatore della California Jerry Brown, uno dei leader protagonisti in questi anni nel cercare intese in tutto il mondo non solo con i governi nazionali, ma anche con quelli regionali e locali». Nel 2018 il Cemr parteciperà proprio in California a un altro importante meeting sul clima.

Brown, che è una delle star dell’altra America di questa Cop23, ha risposto agli europei che «La California non aspetta Trump, perché “i cambiamenti climatici stanno avendo effetti ovunque. L’America è un Paese con molte diversità e con un sistema federale. Non tutta l’autorità è a Washington, ma è distribuita fra le città e gli stati e non ci possiamo permettere il lusso di poter aspettare centinaia di anni per cambiare la nostra società, dobbiamo farlo in qualche anno e decennio, non possiamo attendere i nostri leader nazionali» Brown ha ricordato che anche la Virginia, dove è stato da poco eletto governatore il democratico Ralph Northam, ha annunciato che rispetterà gli accordi di Parigi e che avvierà politiche anti-carbone e pro-clima che sono l’opposto di quelle di Trump.

Per dimostrare quanto sia ampio e trasversale il fronte anti-Trump, a chiudere i lavori del summit dei leader locali e regionali è stato l’ex governatore frepubblicano della California, Arnold Schwarzenegger, che ha fatto notare che «Il fatto che Trump si è ritirato dall’Accordo di Parigi non significa niente, grazie ai governi subnazionali, perché continueremo a lavorare sull’efficienza energetica, a costruire centrali per energia eolica e pannelli solari, a riciclare, a ridurre l’inquinamento, come abbiamo sempre fatto. Quando si comincia qualcosa bisogna finirla, ecco perché è essenziale che i leader del mondo continuino a lavorare per renderlo realtà. L’inquinamento uccide le persone e io non aspetterò mai il governo federale o qualsiasi tipo di accordo internazionale per combattere questo»,

Alla Cop23 Unfccc è intervenuto anche il presidente della Regione Sardegna Francesco Pigliaru,  in rappresentanza del Comitato europeo delle Regioni, che è l’ispiratore del documento di Parere che ha delineato la strategia per l’attuazione dell’Accordo di Parigi delle  amministrazioni regionali e locali. «Il punto non è solo la quantità di risorse disponibili, ma come vengono indirizzate e la possibilità di accesso da parte di tutti – ha detto Pigliaru incontrando insieme a  Lambertz, il vicepresidente della Banca Europea di Investimenti (Bei) Jonathan Taylor – Chiediamo alla Bei l’impegno di diffondere al massimo la conoscenza delle opportunità a disposizione e  di fornire ai Comuni più piccoli un’assistenza tecnica dedicata per facilitare  l’uso dei meccanismi che regolano i finanziamenti, o il divario tra le aree sviluppate e quelle svantaggiate non potrà che aumentare. È inutile e dannoso concentrare gli aiuti su chi non ha bisogno di essere aiutato, come le grandi città e le zone ricche del nord, lasciando indietro gli altri. Questa battaglia si vince solo crescendo tutti insieme. Bisogna ricordarsi sempre che destinare energie e risorse ad azioni di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, e farlo nel modo giusto, significa puntare su investimenti intelligenti, che contribuiscono allo sviluppo economico e sociale a lungo termine. Stiamo parlando di cose estremamente concrete, con implicazioni importanti non solo sul presente ma sul futuro dei nostri figli, nei confronti dei quali abbiamo dei doveri molto precisi. E gli amministratori dei territori sono i primi a dover affrontare il problema, a gestire i danni sempre più gravi causati dai cambiamenti climatici. Sono i più vicini ai cittadini e conoscono bene la necessità e i vantaggi della prevenzione sia in termini di sicurezza che di costi evitati, Per questo è sempre più necessario e urgente tenere conto, sotto tutti gli aspetti, delle priorità dei governi locali e regionali e delle loro comunità».

A Bonn è intervenuto anche il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, che ha evidenziato che «Senza la decarbonizzazione dell’Ilva, la strategia energetica nazionale che è stata presentata dal Governo giorni fa non ha alcun senso. È bene che tutti sappiano che l’Ilva di Taranto e la centrale Enel di Cerano, entrambe localizzate in Puglia, rappresentano il 90% della produzione a carbone italiana. Ed è per questo che la Regione Puglia incalzerà senza sosta il Governo nazionale per essere coerente tra ciò che dice e ciò che fa. Non è un caso che la Regione Puglia sia per il terzo anno consecutivo invitata alla Conferenza sul Clima. Non è un caso che il nostro progetto di decarbonizzazione susciti l’attenzione del mondo scientifico internazionale e dei massimi esperti del settore. L’Italia, con la firma dell’accordo Cop21 a Parigi, si è impegnata ad abbandonare il carbone. Noi chiediamo che si cominci dall’Ilva di Taranto, perché adesso devono essere realizzati i lavori di ristrutturazione della fabbrica e quindi la decarbonizzazione dello stabilimento avrebbe un senso anche economico, oltre che ambientale. Investire miliardi di euro nell’Ilva per farla funzionare a carbone è invece una follia anacronistica, contradditoria rispetto a ciò che il Governo dice di voler fare. L’Unione europea ha avviato l’indagine per valutare se l’acquisizione di Ilva da parte di Acelor Mittal possa ridurre la concorrenza sul mercato dei prodotti di acciaio al carbonio, e mantiene alta l’attenzione sulle procedure di infrazione relative alle emissioni industriali prodotte dall’Ilva, come sottolineato dal commissario UE all’ambiente Karmenu. La decarbonizzazione dell’Ilva è la migliore tecnica disponibile per la produzione dell’acciaio. La nostra legislazione impone l’utilizzo di tali tecniche, ovvero quelle che possono ridurre i fattori di emissione e quindi garantire migliori condizioni ambientali e della salute. Il processo di decarbonizzazione dell’Ilva di Taranto e della centrale Enel di Cerano è concreto e realizzabile, grazie all’arrivo in Puglia di enormi quantitativi di gas. Di fronte a queste evidenze adesso bisogna agire».