Cop23 Unfccc, Sannino (Enea): «Importanti le misure concrete di Cina e Stati Uniti»

Patricia Espinosa (Unfccc) : «Non abbiamo più il lusso del tempo»

[8 novembre 2017]

Aprendo la Conferenza delle parti di Bonn la segretaria esecutiva dell’United Nations framework convention on climate change, Patricia Espinosa,  ha ricordato che «Come ha riportato la World Meteorological Organization qualche giorno fa, il 2017 sarà verosimilmente uno dei tre anni più caldi mai registrati. E gli indicatori del controllo e della valurtazione a lungo termine delle concentrazioni di anidride carbonica , dell’innalzamento del livello del mare e dell’acidificazione degli oceani tra gli altri fenomani perturbatori, proseguono se non agiamo. L’ONU Environnement ha avvertito che siamo di fronte alle stesse sfide per quel che riguarda i livelli delle emissioni mondiali: gli impegni nazionali contribuiranno solo a un terzo della riduzione delle emissioni delle quali abbiamo bisogno entro il 2030 per rispettare gli obiettivi climatici. Il messaggio non potrebbe essere più chiaro. Non abbiamo più il lusso del tempo. Dobbiamo agire subito. Allora cominciamo a partire da questo: qui e subito. Dobbiamo raggiungere degli obiettivi davvero specifici, qui a Bonn».

E l’Ena ricorda a sua volta che alla Cop23 Unfccc di Bonn, «L’obiettivo è quello di concordare le regole per l’applicazione dell’accordo di Parigi (Cop21), entrato formalmente in vigore il 4 novembre 2016, che mira a mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C rispetto al periodo preindustriale».

Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio Modellistica climatica e impatti dell’Enea, spiega che «La tendenza a lungo termine della temperatura media superficiale del pianeta va nella direzione sbagliata. Gli ultimi tre anni, infatti, sono stati gli anni più caldi mai registrati finora, con una temperatura media globale superiore di 1,1° C rispetto al periodo preindustriale. Nonostante negli ultimi tre anni la quantità di CO2 immessa nell’atmosfera dalla combustione di combustibili fossili sia rimasta pressoché stabile la concentrazione in atmosfera ha raggiunto valori eccezionali, con livelli medi atmosferici di CO2 che hanno raggiunto nel 2016 le 403 parti per milione (ppm), il 44% in più rispetto ai livelli preindustriali. Ma c’è una ragione abbastanza semplice per cui la recente stabilizzazione delle emissioni globali non si è tradotta in una stabilizzazione della concentrazione dei livelli di CO2 in atmosfera. Un pianeta più caldo rende sia la biosfera che l’oceano meno efficienti nell’assorbire CO2 dall’atmosfera. L’oceano e la biosfera terrestre assorbono attualmente solo il 50 per cento delle emissioni di CO2, mentre il restante 50 per cento delle emissioni continua quindi ad accrescere la concentrazione presente in atmosfera».

Sannino aggiunge: «E le cose non vanno meglio quest’anno, visto che ad aprile si è raggiunto un picco “storico” nella concentrazione di CO2 con 410 ppm, il valore più elevato degli ultimi 800mila anni. La soluzione è una sola: bisogna tagliare drasticamente le emissioni di CO2 in atmosfera».

La Commissione europea si è data come obiettivo la riduzione delle emissioni di CO2 del 40% al 2030 e dell’80% al 2050 rispetto ai valori del 1990, quando è stato raggiunto il picco delle emissioni nell’Ue. Ma Sonnino  è  con vinto che «L’Europa da sola non basta, se consideriamo che dei 36 miliardi di tonnellate di CO2 a livello globale ogni anno, il 30% è emesso dalla Cina, il 15% dagli Stati Uniti e solo il 10% dall’Europa»» e conclude: «Sarà quindi importante seguire a Bonn le misure concrete che Cina e Stati Uniti vorranno mettere in campo per ridurre in maniera drastica le emissioni».