Cop24 Unfccc, quando non li aiutiamo in casa loro: i Paesi poveri vogliono impegni e regole certi

A nome di un miliardo di persone in prima linea sulla frontiera del cambiamento climatico: responsabilità dei Paesi ricchi che inquinano di più

[3 dicembre 2018]

Dalle coste delle Isole Salomone alle foreste della California, non c’è posto nel mondo immune dagli impatti dei cambiamenti climatici. Vediamo già i danni che il cambiamento climatico sta causando quotidianamente. Sappiamo delle difficoltà che verranno. Sappiamo che alcuni ne risentiranno più di altri.

Sono presidente del gruppo dei 47 least developed countries (LDCs – Paesi meno sviluppati) ai negoziati sul clima dell’Onu. Le vulnerabilità dei nostri Paesi ai cambiamenti climatici significano che siamo maggiormente danneggiati dai loro effetti: inondazioni, siccità e tempeste bloccano il nostro sviluppo. La scienza è chiara sul fatto che questi impatti – e altri – aumenteranno solo di intensità e di frequenza. Siamo tra coloro che soffrono maggiormente per i cambiamenti climatici, nonostante contribuiscano meno alle loro cause.

A tre anni dall’adozione dell’Accordo di Parigi, i paesi si incontreranno a Katowice, in Polonia, per due settimane di negoziati per finalizzare e fornire una serie di regole che faranno vivere l’Accordo di Parigi.

Un insieme efficace di regole garantirà la responsabilità tra i Paesi, spingendo ciascuno a fare la sua giusta parte. Incoraggeranno azioni più ambiziose per ridurre le emissioni, rafforzare la resilienza e affrontare perdite e danni. E faranno in modo che gli strumenti e le risorse delle quali Paesi in via di sviluppo hanno bisogno per agire siano rese disponibili. Come afferma l’ambasciatore Ian Fry di Tuvalu: «Accettare un buon insieme di regole a Katowice consentirà una maggiore azione per il clima da parte di tutti. E abbiamo bisogno di azione».

Siamo di fronte a un’emergenza globale; il rapporto dell’Ipcc sugli 1.5° C lo ha reso più chiaro che mai.

Il rapporto ha dimostrato che gli impatti dei cambiamenti climatici e le perdite e i danni che causano si intensificheranno enormemente se il riscaldamento supererà gli 1,5° C e  che specificatamente i Paesi meno sviluppati hanno un rischio sproporzionatamente più elevato di essere colpiti. La differenza tra un  riscaldamento limitato a 1,5° C rispetto al 2° C del riscaldamento è netta: con quest’ultimo, entro il 2050 diverse centinaia di milioni di persone saranno esposte ai rischi legati al clima e rese vulnerabili alla povertà, oltre ai milioni che già lo sono.

Il rapporto dell’Ipcc fornisce qualche speranza. Ci dice che limitare il riscaldamento a 1,5° C è ancora possibile, ma ci vorranno cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società. Il coordinatore capo sulla mitigazione, Selamawit Desta dell’Etiopia, lo dice ancora meglio: «Il rapporto dell’Ipcc è stato chiaro sulla portata dell’azione necessaria e non siamo neanche lontanamente vicini. Anche se i Paesi attuassero pienamente i loro attuali piani per l’azione per il clima, entro la fine del secolo saremo in grado di riscaldare di oltre 3° C. Il momento di rispondere è ora. Abbiamo bisogno che tutti i Paesi si impegnino in una maggiore azione contro il cambiamento climatico, che sia coerente con la loro responsabilità per questa crisi e la loro capacità di reagire».

Ma per consentire una risposta coraggiosa da parte di tutti, i Paesi ricchi devono impegnarsi a rendere disponibili maggiori finanziamenti per i Paesi poveri. I fondi sono disperatamente necessari per aiutare le comunità ad adattarsi a un clima in mutamento per il quale hanno poche responsabilità, affrontare le perdite e i danni che provoca ed evitare gli sporchi percorsi dello sviluppo del passato.

Il finanziamento del clima è un problema critico per il gruppo LDCs. Per i Paesi in via di sviluppo il costo per perseguire i loro piani per affrontare i cambiamenti climatici – gli stessi piani che, nella loro forma attuale, porterebbero ancora a più di 3° C di riscaldamento – è nell’ambito dei trilioni di dollari. Su questo, il capo negoziatore della finanza, Evans Njewa del Malawi, sottolinea che: «I nostri Paesi hanno piani ambiziosi per affrontare i cambiamenti climatici, ma mancano le risorse per renderli realtà. C’è un bisogno urgente di aumentare i finanziamenti per soddisfare le reali esigenze dei Paesi poveri».

Per affrontare il cambiamento climatico, non possiamo agire da soli: dobbiamo andare avanti tutti insieme o non ci andremo affatto. Dobbiamo vedere i governi che si impegnano ad agire immediatamente per implementare il cambiamento trasformativo in tutti i settori. Dobbiamo vedere la consegna delle promesse fatte.

Questo è ciò per cui il gruppo LDCs andrà a Katowice e il miliardo di persone che rappresentiamo in prima linea sul cambiamento climatico contano su di noi perché ci riusciamo.

Il gruppo dei Paesi meno sviluppati è pronto a collaborare con chiunque condivida il nostro obiettivo per un futuro sicuro e resiliente dal punto di vista climatico che soddisfi i bisogni e le aspirazioni di tutte le persone. Le decisioni che prenderemo a Katowice avranno effetti di vasta portata per gli anni a venire, speriamo in meglio … ma tocca a noi. Il nostro pianeta e la nostra gente affrontano un momento critico. È tempo di riunirsi per costruire un mondo più giusto e più prospero per tutti.

di Gebru Jember Endalew

negoziatore dell’Etiopia e presidente del least developed countries group alla Cop24 Unfccc

 

Questo intervento è stato pubblicato originariamente su Climate Home News il 29/11/2018 con il titolo “The world’s poorest countries know the Paris Agreement needs strong rules”