Crescita e clima, il divorzio che non ti aspetti (soprattutto in Commissione Ue)

[31 ottobre 2013]

La Commissione europea (e non solo) sta dicendo da tempo che la crisi economica, azzoppando la crescita, ha giocato un fortissimo ruolo nel calo delle emissioni di CO2. Ma potrebbe essere un’esagerazione: il contributo nettamente maggiore proverrebbe invece dal boom delle rinnovabili.

Tutto è cominciato da una frase contenuta in un rapporto della Commissione Ue pubblicato nel novembre 2012 sul bilancio del funzionamento di scambio delle quote di emissioni (Eu.Ets): «La crisi economica è chiaramente la causa maggiore di una forte riduzione delle emissioni di CO2».

Un’idea che ha preso piede rapidamente e che anche noi di greenreport.it abbiamo più volte riferito, ma che lo studio “La politique climat-énergie de l’UE : un rôle majeur dans la réduction des émissions de CO2 des secteurs de l’énergie et de l’industrie” sembra smentire. Il report è stato pubblicato su Tendances Carbone, il bollettino mensile del mercato europeo di CO2 edito da Cdc Climat, la filiale della Caisse des Dépôts dedicata alla transizione energetica ed ecologica dell’economia.

Il bollettino Cdc ricorda che «All’inizio di ottobre 2013, l’Agenzia europea dell’ambiente aveva indicato che l’Unione europea aveva già ridotto le sue emissioni di CO2 del 18% del 2012 in rapporto al 1990. A maggio, la Commissione europea annunciava già una tendenza al ribasso per le emissioni di CO2 degli impianti coperti dall’Eu Ets: 1 867 Mt CO2 nel 2012, cioè un calo del 2% in rapporto al 2011 e del 12% dal 2008. In totale, escludendo l’aviazione e in un perimetro costante (escludendo la Bulgaria, la Romania, l’Islanda e la Norvegia che si sono unite all’Ets dopo il 2005), le emissioni di CO2 dell’Eu Ets sono calate da del 12,3% dal 2005 al 2012».

La domanda che ci si pone, anche di fronte alle prese di posizione Ue, è se si tratti di cali dovuti a politiche strutturali, oppure del momentaneo effetto di una crisi economica. Quello che si vede è che, tra il 2005 e il 2012, le emissioni di CO2 sono calate in tutti i Paesi ed in tutti i settori economici dell’Ue, ad eccezione delle piccole Malta ed Estonia dove sono rimaste stabili. La Danimarca (–31,3 %), la Romania (–31,2 %) ed il Portogallo (–30,8 %) sono i Paesi con le maggiori riduzioni di emissioni, mentre in Francia le emissioni sono calate del 21,8 %, in Germania del4,7% e in Gran Bretagna del 4,4 %. Anche nei diversi settori economici il trend delle emissioni di CO2 è lo stesso: –6,1% per la produzione/cogenerazione di elettricità, fino al –46% per l’industria della ceramica.

Per rispondere alla domanda su quali siano i fattori di questo calo, il Cdc Climat  ha realizzato uno scenario alternativo di riferimento  per il periodo 2005–2011, immaginando che non ci sia stata una crisi economica. In questo scenario comunque lo sviluppo e la diffusione delle energie rinnovabili ed il miglioramento dell’efficienza energetica hanno gli stessi trend dei decenni precedenti, il prezzo del carbonio sarebbe nullo ed i prezzi del carbone e del gas costanti ai livelli del 2005. «In totale – dicono Émilie Alberola ed Olivier Gloaguen I due ricercatori che hanno realizzato lo studio – stimiamo che circa 1,2 Giga tonnellate di CO2 sono state evitate dagli impianti Eu Ets tra il 2005 ed il 2011. Le riduzioni accumulate nella Fae 1 (2005-07) sono relativamente modeste, dell’ordine da 200 a 220 Mt, mentre quelle della Fase 2 (2008-11) sono stimate tra 950 e 1.000 Mt, con una riduzione eccezionale nel 2009 dell’ordine di 300 Mt».

Secondo questo scenario di riferimento, sembra che dal 50 al 60% della riduzione delle emissioni di CO2 provenga dalla realizzazione di impianti di energie rinnovabili e dal miglioramento dell’intensità energetica, che contano rispettivamente per il 40 – 50% e per il 10 – 20%. Il rapporto sottolinea che «La crisi economica ha svolto un ruolo significativo ma non preponderante nel calo delle emissioni di CO2 degli impianti Eu Ets, ruolo stimato in 300 Mt, cioè tra il 20 e il 30%. La sostituzione dei combustibili dal carbone al gas, sotto l’impulso dei prezzi della CO2, sembra aver ridotto circa 200 Mt, cioè dal 10 al 20% del calo delle emissioni di CO2»

Alberola, a capo dell’unità di ricerca Marché du carbone et énergie di Cdc Climat, spiega: «La buona notizia è che pensiamo che le emissioni di CO2 in Europa siano arretrate di circa 1,1  giga-tonnellata di CO2 dal 2005. Ma le politiche energetiche condotte in Europa sono entrate in conflitto: la comparsa massiccia delle energie rinnovabili ha minato il mercato del carbonio», mettendo in causa lo stesso pacchetto energia clima t 2020 che punta a ridurre le emissioni di CO2 de 20% tra il 1990 ed 2020, facendo crescere sia la quota delle energie rinnovabili al 20% che aumentando l’efficienza energetica del 20%. Una roadmap che procede abbastanza bene, ma ora si scopre che nessuno aveva previsto uno sviluppo cos’ massiccio delle rinnovabili: secondo Eurostat, l’elettricità prodotta dalle rinnovabili è già passata da meno del 14% a più del 20% tra il 2005 e il 2011. Nel sud dell’Ue il fotovoltaico e in quelli del nord l’eolico hanno terremotato il mix energetico europeo.  Secondo i calcoli dio Cdc Climat, da sole queste energie rinnovabili rappresentano la metà dei tagli di CO2 dal 2005 in poui, con 500 milioni di tonnellate in meno di CO2 evitate.

Di fronte a queste cifre il rallentamento delle emissioni attribuito alla crisi economica e modesto  e il boom delle rinnovabili rischia di neutralizzare il mercato del carbonio appesantito da una sovrabbondanza di quote in circolazione. Alla fine lo studio, che difende comunque la validità del sistema Eu Ets,  mette davvero in dubbio l’efficacia delle politiche energetiche/climatiche europee superate dal successo delle rinnovabili.

Alcune associazioni ambientaliste hanno però fatto notare che lo studio mostra una lacuna: la bassa correlazione tra i livelli di CO2 e la crescita e sottolinea che «La relazione non è lineare, dato che la crescita potrebbe ristagnare senza causare cambiamenti drastici nelle emissioni di gas serra».

Leggendo lo studio di Cdc Climat però è evidente che la riduzione del 30% delle emissioni di CO2, attualmente in discussione a livello europeo, non solo ha un senso, ma è a portata di mano, anche perché l’obiettivo del 2020 era già stato quasi raggiunto 7 anni fa, dal momento che le emissioni di CO2 dell’Ue sono diminuite del 18% rispetto al 1990. Ma soprattutto, l’argomento della crescita economica, il principale argomento politico contro una politica climatica più radicale, non sembra più tenere.