Crescono gli sbarchi di migranti in Italia, e con i cambiamenti climatici aumenteranno ancora

Dall’inizio del 2017 sono 73.380. Ma nell’ultimo anno gli sfollati del mondo sono 66 milioni: molti a causa di siccità e calamità naturali

[27 giugno 2017]

È arrivato oggi a quota 73.380 il numero di migranti sbarcato dal 1 gennaio 2017 in Italia, secondo i dati appena aggiornati dal Viminale, segnando un +14,42% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un flusso in cerca di rifugio che rischia ogni giorno di sconfinare nella tragedia: grazie all’intervento di Ong e Guardia costiera italiana solo ieri sono stati salvati 5mila migranti al largo delle coste libiche, mentre «sono complessivamente 8.500 quelli che si trovano a bordo delle navi dei soccorritori – documenta l’Ansa – che stanno ora facendo rotta ora verso porti italiani».

Sebbene questi numeri siano ancora ben lontani da chi paventa per il nostro Paese un’invasione di migranti, il caldo “africano”, che in questi giorni sta colpendo l’Italia con crisi idriche e siccità, aiuta meglio a comprendere uno dei perché che spingono decine di migliaia di persone ad affrontare un viaggio costoso quanto pericoloso: non sono in fuga solo da guerre, fame e povertà ma anche dalle cause prime di questi fenomeni, in parte sempre più riconducibili anche a fattori ambientali.

«Non solo in Italia questa estate è particolarmente rovente – spiega al proposito l’ASviS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile –Temperature record sono state infatti registrate anche in Medio Oriente, nel Nord Africa e negli Stati Uniti, come riportato il 19 giugno dalla World meteorological organization, che ha sottolineato anche come tali ondate di calore siano sopraggiunte inaspettatamente in anticipo. E non si tratta solo del calore percepito dagli abitanti della Terra», quanto di fenomeni globali che stanno portando in loco a «maggiore siccità, da cui scaturiscono insicurezza alimentare, carestie e migrazioni». La temperature negli Emirati Arabi, porta ad esempio l’ASviS, hanno «superato i 50 gradi il 17 maggio, così come nel centro della provincia iraniana di Kuzestan nel sud-est del Paese, vicino all’Iraq. In Marocco il record è stato registrato nello stesso giorno, con un picco di 42,9 gradi a Larach Station, nel nord del Paese. Alla fine di maggio la città di Turbat, nel Pakistan sud-occidentale ha visto la colonnina di mercurio salire a 54 gradi».

Non è facile determinare le dirette ripercussioni di questi fenomeni sulle popolazioni e società, ma i fatti – documentati dall’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) mostrano già migrazioni da record: «Nel mondo circa 66 milioni di abitanti sono stati sfollati forzatamente dalle proprie case lo scorso anno, sarebbe a dire uno ogni tre secondi. Per l’Unhcr questi flussi umani senza precedenti non sono solo conseguenza dei conflitti: siccità e desertificazione determinano queste migrazioni ed è la Convenzione dell’Onu per combattere la desertificazione (Unccd) che nella Giornata mondiale per combattere il fenomeno, il 17 giugno, ha ribadito che entro il 2025, 1,8 miliardi di persone soffrirà a causa della preoccupante scarsità di acqua e due terzi della popolazione globale dovrà rapportarsi con lo stress idrico».

Fenomeni che colpiscono duro in Italia, ma ancor di più in quei Paesi (per larga parte poveri, con scarse responsabilità nell’avanzamento del cambiamento climatico rispetto all’Occidente) dove la popolazione si trova così costretta a scegliere tra morte certa o probabile, e dunque a migrare. In questo drammatico contesto che coinvolge tutti, lo sforzo profuso dall’Italia nell’evitare una tragica morte ai migranti colti in salvo nel Mediterraneo è forse maggiore rispetto a quello che sarebbe lecito domandare da parte dell’Europa e della comunità internazionale, mentre l’impegno posto a contrasto dei cambiamenti climatici è certamente inferiore: al primo, timido accenno di ripresa economica infatti, anche le emissioni di gas serra nazionali sono tornate a crescere (e assai più rapidamente del Pil). Nonostante siccità, crisi idrica e migranti.