Cronache dal mare profondo, ricco di vita e di risorse ma già in pericolo

I ricercatori: «Gestirle bene per il benessere dell’umanità e del Pianeta»

[31 luglio 2014]

Lo studio “Ecosystem function and services provided by the deep sea” pubblicato su Biogeosciences da un team di ricercatori britannici, austriaci, norvegesi e statunistensi sottolinea che «mentre la pesca e l’estrazione di metalli, gas e petrolio si stanno ampliato sempre più nelle profondità dell’oceano, gli scienziati stanno attirando l’attenzione sui servizi forniti dal mare profondo, l’ambiente più grande del mondo».

Per il principale autore della ricerca, Andrew Thurber. delCollege of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences dell’Oregon State University «è il momento di discutere della gestione del mare aperto prima che lo sfruttamento in corso vada troppo lontano». Thurber ed i suoi colleghi nello studio riassumono quel che rappresenta per il pianeta e gli esseri umani questo habitat e sottolineano la necessità di proteggerlo.

Il britannico Jeroen Ingels, del Plymouth Marine Laboratory, sottolinea che «il regno del mare profondo è così lontano, ma ci tocca in tanti modi. E’ bisogna dire appassionatamente a tutti che è laggiù abbiamo ancora molto da esplorare». Per Thuber le profondità oceaniche sono  dice Thurber, ricercatore presso il vitali per le società umane ma «il mare profondo si trova ad affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e, dato che le risorse altrove sono esaurite, è sempre più sfruttato dagli esseri umani per il cibo, energia e metalli come l’oro e l’argento».

Ma il contributo delle profondità marine al benessere dell’umanità e del pianeta è poco o per nulla conosciuto, per questo il team internazionale ha deciso di farne capire l’importanza non solo all’opinione pubblica, ma anche agli altri scienziati e soprattutto ai responsabili politici. Per questo hanno fatto la revisione di oltre 200 pubblicazioni scientifiche ed ora il team internazionale di ricercatori sottolinea quanto sia vitale il mare profondo per sostenere il nostro attuale modo di vivere: «Nutre gli stock ittici, serve come una discarica per i nostri rifiuti, ed è una enorme riserva di petrolio, gas, metalli preziosi e minerali rari che usiamo nella moderna elettronica, come i telefoni cellulari e le batterie per le auto ibride. Inoltre, camini idrotermali ed altri ambienti di acque profonde ospitano forme di vita, dai batteri alle spugne, che sono una fonte di nuovi antibiotici e sostanze chimiche anti-cancerogene. Ha anche un valore culturale, con le sue strane specie e gli habitat incontaminati che ispirano libri e film, da 20.000 leghe sotto i mari, a La ricerca di Nemo».

Per Thurber, «Dai gioielli al petrolio e al gas ed alle future  potenziali riserve di energia, così come nuovi prodotti farmaceutici, varrebbe la pena capire come dobbiamo utilizzare in futuro le acque profonde, per non inibire o perdere i servizi che già di forniscono».

Il mare profondo (aree oceaniche più profonde di 200 metri) rappresenta il 98,5% dell’estensione del nostro pianeta che può ospitare la vita animale, eppure ha ricevuto meno attenzione rispetto ad altri ambienti, perché è enorme, buio e remoto ed in gran parte inaccessibile agli esseri umani. Ma svolge importanti funzioni globali. Nello studio pubblicato su Biogeoscience, il team scientifico dimostra che nelle profondità marine la vita marina svolge un ruolo essenziale nell’assorbimento della CO2 dall’atmosfera, così come del metano che fuoriesce dal fondale fondo marino. E’ così che l’oceano profondo ha limitato in gran parte gli effetti dei cambiamenti climatici. Un processo che si svolge su una scala molto piccola ma su un’area grandissima e molto lentamente, tanto da passare inosservato alle veloci e frenetiche vite degli esseri umani.

Thurber fa altri esempi dei tesori che ci forniscono le profondità marine. «Noduli di manganese, nichel, rame, cobalto e minerali delle terre rare, ci vogliono secoli o ancora di più perché si formino e non sono rinnovabili. Allo stesso modo, le specie di pesci e coralli delle acque profonde, a crescita lenta ed a lunga vita, sono più sensibili alla pesca eccessiva. Questo significa che deve essere attuato un approccio differente se, al suo interno,  si avvia l’estrazione di risorse»

Mettendo in evidenza l’importanza del mare profondo ed individuando le caratteristiche che lo differenziano dagli altri ambienti, i ricercatori sperano di fornire gli strumenti per una gestione efficace e sostenibile di questo habitat.

Thurber conclude: «Questo studio è uno dei passi per fare in modo che i benefici del mare profondo siano compresi da coloro che stanno cercando di, o cominciando a, regolamentare le sue risorse. In definitiva, speriamo che sarà un utile strumento per i decisori politici».