Cucinare il pianeta. Accesso privilegiato per le lobby Big Energy alla Commissione Ue

10 anni per evitare la catastrofe climatica: «La Commissione Ue va nella direzione opposta»

[10 novembre 2015]

cooking the planet

Ad un anno dalla nomina dello spagnolo Arias Cañete, commissario Ue per il clima e l’energia, e dello slovacco Maroš Šefčovič, vicepresidente per l’Unione Energia, il rapporto “Cooking the planet –  Big Energy’s year of privileged access to Europe’s climate cmmissioners” di Corporate Europe Observatory (CEO) – Capturing COP21 fa il punto sulle attività e gli incontri dei due Commissari Ue che si occupano di clima ed energia e conferma le peggiori preoccupazioni che emersero non appena vennero fatti i nomi di Cañete e Šefčovič: l’agenda dei due Commissari Ue, accusati di essere troppo vicini all’industria energetica fossile e nucleare, è dominata dagli incontri con le Big Energy.

Secondo i dati provenienti dalla stessa Commissione europea: «L’80 per cento dei meetings dei commissari europei Miguel Arias Cañete, commissario per il clima e l’energia, e Maroš Šefčovič, vicepresidente per l’Unione Energia, sono stati con il settore privato – spiegano CEO e Capturing COP21 – La Big Energy  domina, comprese molte delle companies più responsabili della cottura il clima: nell’ultimo anno, i tre quarti degli incontri con l’industria energetica per discutere le politiche climatiche ed energetiche sono stati con le compagnie  dei combustibili fossili».

Secondo il rapporto Cooking the planet, «Questo accesso privilegiato si riflette nelle politiche della Commissione, dalla direzione  dell’Unione Energia e nel suo guardare alle infrastrutture dei combustibili fossili e nell’annacquamento delle ambizioni climatiche dell’Ue. Eppure la scienza del clima conferma che abbiamo dobbiamo  lasciare almeno l’80% dei combustibili fossili  sotto terra, al fine di evitare cambiamenti climatici fuori controllo. La finestra di opportunità per prevenire la catastrofe climatica è nei prossimi dieci anni, e può essere evitata solo riducendo drasticamente le emissioni, aumentando le vere fonti e migliorando notevolmente l’efficienza energetica.  Con un anno di questa Commissione, stiamo andando nella direzione opposta».

Sotto accusa sono ancora una volta i forti legami di Arias Cañete con l’industria petrolifera, che portarono oltre mezzo milione di persone a firmare una petizione contro la sua nomina a commissario per il clima e l’energia. La nomina del meno controverso Šefčovič a vicepresidente per l’Unione Energia, una specie di controllore di  Cañete, era servita a facilitare la nomina dell’ex ministro spagnolo, ma a quanto pare non hanno tenuto fuori dalla stanza dei bottoni la lobby dei combustibili fossili.

Durante il loro primo anno di attività Cañete, Šefčovič e i loro staff sono stati impegnati  a progettare e redigere proposte di vasta portata: dall’Unione Energia, alla riforma dell’Emissions Trading Scheme (EU ETS), alle norme per le emissioni delle auto, fino alla posizione dell’Ue alla Conferenza delle Parti dell’Unfccc che inizierà tra 20 giorni a Parigi. Ma a quanto pare Cañete e Šefčovič, durante la definizione di queste politiche, hanno preferito dare ascolto agli interessi delle multinazionali rispetto agli interessi pubblici. Il rapporto dimostra che «Circa il 30 per cento degli incontri con le lobby avuti dal Commissario Cañete e dal vicepresidente Šefčovič e dai loro gabinetti sono stati con  compagnie energetiche dei combustibili fossili».

Quelli di CEO dicono che «Il preoccupante livello di accesso ai decision-makers climatici  di cui gode l’industria dei combustibili fossili contribuisce a spiegare il motivo per cui, di fronte ai pericolosi cambiamenti climatici,  l’Ue stia portando avanti politiche timide e insufficienti delle quali beneficiano principalmente gli stessi colpevoli della distruzione climatica. Uno sciame di lobbisti delle Big Energy  e di altre grandi industrie che contribuiscono al  cambiamento climatico hanno fatto molta lobbying nel corso dell’anno passato». E non si tratta solo di pressioni per condizionare le scelte dell’Ue alla COP21 Unfccc di Parigi: «Il lobbying sull’Emissions Trading Scheme  con il quale ‘industria può scambiarsi permessi ad inquinare, continua a ritmo sostenuto – denuncia il rapporto – Sono in cantiere nuove norme per le emissioni delle auto, proprio mente è scoppiato un enorme scandalo sugli standard dei diesel. E la preoccupazione per la vulnerabilità della UE in materia di importazioni di energia, alimentata dal conflitto Ucraina, ha spinto la proposta dell’Unione Energia – una politica energetica europea globale – come priorità fondamentale. La lobby dell’industria inquinante, temendo politiche che potrebbero danneggiare il suo modello di business, si è comportata come un vero e proprio sciame. I numeri sono scioccanti». Su 516 incontri avuti da Cañete, Šefčovič  e dai loro uffici, 4513 sono stati con imprenditori, 79 con portatori di pubblico interesse e 24 con altri soggetti.  Su 371 entità incontrate, 270 erano esponenti del business, 43 ONG, 14 sindacati e 24 altri soggetti.

Per quanto riguarda i 78 incontri diretti di Cañete con le industrie energetiche, il commissario Ue ha in contrato ben 66 volte le industrie dei combustibili fossili, forse Šefčovič è riuscito a far peggio, dei suoi 34 incontri diretti con le industrie energetiche, ben 29 sono stati con quelli delle energie fossili.  Lo stesso rapporto vale per i loro gabietti che vedono una prevalenza spropositata di meetings con l’industria fossile rispetto a quella rinnovabile: 129 su 180 per lo staff di Cañete e 58 su 91 per quello di Šefčovič.

I lobbysti più ascoltati incontrati da Cañete, Šefčovič  e i loro staff sono BP e E.On, con 15 incontri ciascuno in un anno

Conclusioni

Nonostante Cañete dica di incontrare molto spesso  le ONG, i dati parlano chiaro: «Cañete e Šefčovič, così come i loro rispettivi gabinetti, stanno privilegiando l’accesso delle Big Energy, in particolare l’industria dei combustibili fossili, i maggiori responsabili del cambiamento climatico – si legge nelle conclusioni di “Cooking the planet” -. E questo accesso privilegiato si riflette nelle politiche che questi commissari stanno attuando».

CEO si chiede: «Se le attuali politiche stanno avendo un impatto distruttivo su tutti noi, perché la Commissione le adotta?» e risponde: «In parte è perché Bruxelles ha permesso che le corporations si impadronissero del processo decisionale nei modi descritti in questo rapporto» .

Il rapporto sottolinea che, se si prendesse davvero sul serio l’azione per il clima, il primo passo dovrebbe essere quello che i decision makers non facilitino la vita a chi è responsabile del cambiamento climatico di origine antropica e ricorda che lo stesso presidente  della Commissione Ue Jean Claude Juncker ha detto: «I membri della Commissione dovrebbero cercare di garantire un adeguato equilibrio e rappresentatività nei soggetti interessati che  incontrano». CEO evidenzia: «E’ chiaro che né Cañete né Šefčovič attuano a questo impegno», ma invece incontrano e industrie energetiche inquinanti per discutere  di temi chiave come il cambiamento climatico e lo  scambio delle emissioni.

La conclusione è che «Ora è il momento di un’azione radicale. E ‘il momento di vietare semplicemente l’influenza di dell’energia sporca in materia di politica climatica ed energetica. Questo è stato fatto prima, con il tabacco. L’Organizzazione Mondiale dell’ONU ha sancito nel diritto internazionale il principio che l’industria del tabacco non debba avere alcun ruolo nella politiche della sanità pubblica, a causa del “conflitto fondamentale e inconciliabile tra gli interessi dell’industria del tabacco e gli interessi delle politiche della salute pubblica”, e afferma che: “le parti agiscono per proteggere queste politiche dagli interessi commerciali ed altri dell’industria del tabacco”».  Secondo Corporate Europe Observatory  lo stesso principio dovrebbe essere applicato alla lobby fossile della Big Energy.