Dal governo «subito 50 milioni di euro» contro il dissesto idrogeologico, ma servono 40 miliardi

In compenso in Parlamento approdano due condoni, per Ischia e per il centro Italia. Muroni: «L'effetto sarà di premiare gli illeciti e l'illegalità e di compromettere la sicurezza dei cittadini. Un bel capolavoro del cambiamento»

[30 ottobre 2018]

Sono circa 6mila i Vigili del fuoco mobilitati lungo tutta Italia per tamponare come possibile l’urto del maltempo che si è abbattuto sul Paese, l’ennesima dimostrazione degli effetti che un clima ormai tropicalizzato a causa dei cambiamenti climatici può portare quando si abbatte su un territorio bello quanto e fragile e lasciato in balia del dissesto idrogeologico. Un disastro che anche stavolta ha mietuto le sue vittime: finora sono dieci le morti accertate.

A emergenza ancora in corso si torna dunque a parlare di prevenzione, prima che il tema scompaia di nuovo dall’agenda mediatica e politica. Al proposito il ministro dell’Ambiente Sergio Costa «il drammatico bollettino di questi giorni a causa del maltempo, purtroppo ancora una volta, e l’evidente fragilità del territorio italiano, ribadiscono l’urgenza di intervenire con una programmazione di breve-medio-lungo periodo per la prevenzione del dissesto idrogeologico, una delle mie priorità sin dall’insediamento. Proprio per questo abbiamo voluto approntare – e ciò è avvenuto per la prima volta – un programma finanziato e definito per la manutenzione del territorio, che prevede subito 50 milioni per progetti strutturali, oltre a una road map ferrea e articolata che porterà in tutta Italia, a partire dalle zone più a rischio, 900 milioni di euro a triennio contro il dissesto. I fondi per la manutenzione in particolare sono una prima risposta significativa alle richieste degli enti locali, e si aggiungono a quelli regionali e vanno inquadrati nell’ambito di una programmazione complessiva di lungo periodo di oltre 6 miliardi di euro destinati a interventi contro il dissesto idrogeologico».

Peccato solo che lo stanziamento da 50 milioni di euro previsto «subito» dal ministero dell’Ambiente debba confrontarsi con le esigenze complessive del territorio. Lo stesso ministero dell’Ambiente, nel 2013, ha stimato infatti 40 miliardi di euro il fabbisogno per rimettere in ragionevole sicurezza l’Italia sul fronte del dissesto idrogeologico. Mentre cambiano i governi, la risposta a quest’esigenza rimane dunque ampiamente insufficiente, come notammo su queste pagine già nel 2015 (a proposito di «prima volta»), durante la presentazione del Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico voluto dal governo Renzi. Allora il Piano venne presentato dalla Struttura di missione #Italiasicura: a maggio 2017 erano 1.108 gli interventi programmati dal governo contro il dissesto idrogeologico, ma quella data  speso dei 29 miliardi di euro in ballo era stato speso appena il 4,86% del totale. È bastato attendere ancora un anno, e con l’arrivo del governo M5S-Lega la struttura di missione è stata addirittura abbandonata. Adesso la giostra ricomincia, e con una marcia in più: quella dei condoni.

«Nell’Italia che crolla ed esonda, dove si continua a morire di maltempo e dove sono ben 7.275 (ossia il 91% del totale) i comuni a rischio di frana e/o alluvioni, con il decreto Genova il governo oggi porta in Aula due condoni. Quello per Ischia e quello per il centro Italia», argomenta la deputata LeU ed ex presidente di Legambiente Rossella Muroni.

«Anziché preoccuparsi della manutenzione del territorio, che è la grande opera pubblica più urgente per il nostro Paese, e di contrasto e adattamento ai mutamenti climatici che rendono l’Italia più fragile, il governo del cambiamento in peggio approverà due condoni edilizi e boccerà tutte le proposte correttive delle opposizioni – continua Muroni –  Su Ischia il decreto prevede sanatoria e contributo pieno per la ricostruzione degli abusi danneggiati o crollati nel sisma dell’agosto 2017, anche in aree a rilevante rischio frane e a rischio sismico. E gli illeciti verranno sanati con i criteri del condono del 1985: il più permissivo. Sul Centro Italia, dove le maglie sono ancora più larghe, si potranno chiedere sanatoria e contributi per la ricostruzione anche per gli abusi compiuti di recente, per i quali non si è in possesso di alcun titolo edilizio e mai dichiarati. L’effetto sarà di premiare gli illeciti e l’illegalità e di compromettere la sicurezza dei cittadini. Un bel capolavoro del cambiamento».

«Ma davvero – conclude la deputata LeU – il M5S è andato al governo per fare questo? Uno scambio di convenienze con la Lega: a loro il condono fiscale ai 5Stelle quello edilizio. Un condono che ha la firma di Di Maio. Dov’è la coerenza? Pensavo che voi del M5S foste andati al governo per cambiare le cose, non per cambiare idea. Se il ministro Costa ha mal di pancia come dice, rinnovo l’invito: venga in Aula a fermare questo scempio».