Verso la decarbonizzazione dell’economia, l’Enea indica la sua strada per l’Italia

[24 ottobre 2013]

L’Enea parte da un dato di fatto: la Commissione europea ha delineato un percorso per raggiungere nel 2050 un livello di riduzione delle emissioni di CO2 dell’80% rispetto al 1990, garantendo nel contempo la sicurezza energetica e la competitività dell’economia dell’Ue.

Per quanto riguarda, le politiche messe in atto ad oggi non sono sufficienti a garantire il passaggio ad un’economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050. Per questo l’Enea ha inteso dare il proprio contributo al decisore politico, presentando, oggi a Roma, il rapporto “Verso un’Italia low carbon: sistema energetico, occupazione e investimenti” elaborato dall’Unità centrale “Studi e Strategie”. «Gli scenari elaborati dall’Enea rivelano che il passaggio ad un’economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050 è per l’Italia tecnicamente ed economicamente fattibile- ha dichiarato Giovanni Lelli, Commissario dell’Enea- Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo intraprendere azioni finalizzate a “decarbonizzare” il sistema di produzione dell’energia elettrica, incrementando l’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili e sviluppando nuove tecnologie per la mobilità elettrica e  le “smart grid”. Anche il settore civile e quello dei trasporti contribuiscono alla riduzione delle emissioni climalteranti».

Gli scenari considerati dall’Enea per l’Italia sono principalmente due: uno Scenario di Riferimento, che non prevede nuove politiche oltre quelle già in essere, e uno Scenario Roadmap, che prevede un abbattimento dell’80% delle emissioni al 2050. Gli scenari sono stati quantificati mediante l’impiego di un modello tecnico-economico del sistema energetico italiano,  e indicano che per ridurre le emissioni climalteranti dell’80% entro il 2050 occorre: ridurre del 36-40% i consumi finali di energia, rispetto ai livelli del 2010; ridurre di circa il 98% le emissioni nella produzione di energia elettrica; aumentare al 40% la quota di elettricità nei consumi finali di energia; incrementare la quota di fonti rinnovabili al 65% nel fabbisogno energetico primario; utilizzare nel settore elettrico e industriale tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2  (CCS).

Secondo lo studio, per quanto riguarda i singoli comparti, la decarbonizzazione del settore generazione elettrica contribuirebbe per il 34% all’obiettivo finale dell’abbattimento delle emissioni; sarebbe realizzabile con l’impiego di tecnologie CCS e soprattutto con un forte ricorso alle fonti rinnovabili, il cui potenziale potrebbe essere maggiormente sfruttato con l’utilizzo di smart grid. Il settore civile potrebbe fornire un contributo pari al 22% della riduzione totale, grazie all’aumento dell’efficienza energetica e alla sostituzione di fossili con fonti rinnovabili.  Il settore trasporti potrebbe contribuire al 26% della riduzione, grazie a un maggior utilizzo di auto elettriche, di biocarburanti (soprattutto quelli di seconda generazione) e shift modale.

Il settore industriale contribuirebbe per il 18% alla riduzione delle emissioni, con l’efficientamento e l’elettrificazione di alcuni processi e il ricorso a tecnologie CCS.

Un drastico abbattimento delle emissioni per l’Italia implica anche un decremento del fabbisogno primario di energia, ma il mix energetico corrispondente può essere il risultato di diverse combinazioni degli elementi chiave per la decarbonizzazione (efficienza energetica, rinnovabili, CCS, infrastrutture, ecc).

Nello Scenario Roadmap è centrale la crescita delle fonti rinnovabili, che toccano gli 85 Mtep nel 2050, sostituendo in parte le fonti fossili nel soddisfacimento della domanda energetica primaria. I prodotti petroliferi restano fondamentali per il trasporto passeggeri e merci, specie su lunga distanza, ma si riducono del 57% rispetto ai consumi dello Scenario di Riferimento. Il gas, almeno per la generazione elettrica, può permanere nel mix solo se associato alla CCS. Tuttavia, nel medio periodo il gas rimane un combustibile chiave nella transizione verso un’economia a basso tenore di carbonio.

Lo studio non tralascia un approfondimento sull’impatto economico delle detrazioni fiscali per interventi di riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, ipotizzandone il prolungamento fino al 2020. Per questa politica, l’analisi valuta anche diverse ipotesi di copertura per mantenere in pareggio il bilancio statale. L’impatto di questa politica sulle principali variabili macroeconomiche tiene conto sia degli effetti espansivi che di quelli negativi. L’effetto espansivo imputabile esclusivamente alle variazioni di spesa delle famiglie (circa 23 miliardi di euro) determina: un incremento medio annuo dei redditi da lavoro e dei profitti pari a 1,14 miliardi di euro (0,08% del Pil); un incremento della produzione settoriale di 2,5 miliardi di euro; 157 milioni di euro di maggiori entrate (in media), che compensano parzialmente i tagli al bilancio pubblico per il finanziamento delle detrazioni fiscali; un incremento medio annuo dell’occupazione pari a 20.600 unità. Gli effetti negativi, e dunque l’impatto netto, dipendono invece dalla forma di copertura ipotizzata.

Quindi tecnicamente decarbonizzare l’economia e raggiungere gli obiettivi previsti dall’Europa al 2050 pare possibile, ma ovviamente si tratta di partire da subito in un contesto in cui la politica non appare in grado di prendere decisioni coraggiose e radicali quali quelle indicate, e i settori produttivi, in uno scenario recessivo, è più che probabile che vogliano insistere su strade conosciute più che cambiare paradigma di sviluppo come dovrebbero.