Degrado delle terre, compromessi 2 miliardi di ettari al mondo: Italia a rischio

[6 agosto 2013]

Non solo desertificazione ma, più precisamente, degrado delle terre. La land degradation è ormai  catalogata come una delle maggiori emergenze socio-ambientali del XXI secolo, con implicazioni dirette e indirette sulla sicurezza alimentare, il cambiamento climatico, le guerre legate allo sfruttamento delle risorse naturali e la conseguente presenza di eco rifugiati. E il nostro Paese non sfugge all’occhio del ciclone, anzi. Anche per questo i nuovi studi sul tema che verranno illustrati proprio in Italia (a Pisa, dal 16 al 18 settembre) durante Geoitalia 2013 – convention internazionale organizzata dalla Federazione Italiana di Scienze della Terra – assumono una rilevanza particolare.

«L’Italia è un Paese a rischio di degrado delle terre. Nel nostro Paese – spiega Maria Luigia Giannossi, ricercatrice dell’Istituto di metodologie per l’analisi ambientale del Cnr (Imaa Cnr) – la land degradation è evidente in maniera significativa nelle regioni meridionali ed insulari (Basilicata, Puglia, Calabria, Sardegna e Sicilia) dove, oltre allo stress di natura climatica, la pressione spesso non sostenibile delle attività umane sull’ambiente sta determinando una riduzione della produttività biologica ed agricola ed una progressiva perdita di biodiversità degli ecosistemi naturali».

Ma il degrado delle terre non è un fenomeno che riguarda soltanto il sud Italia: «Anche le regioni del centro nord, in particolare Toscana, Emilia Romagna, e la Pianura Padana in generale – ha proseguito Giannossi – manifestano un peggioramento della situazione idrometeorologica e sono sempre più vulnerabili all’irregolarità delle precipitazioni, alla siccità ed all’inaridimento».

Ormai, circa 2 miliardi di ettari delle terre emerse sono interessati a diversi livelli da processi di degrado, compromettendo ben l’84% delle aree agricole a livello mondiale e coinvolgendo 1/4 della popolazione umana mondiale. Si tratta di numeri monstre, che nella nostra piccola Italia trovano triste protagonista l’ancor più piccola Basilicata. La nient’affatto ambita palma d’oro è stata assegnata alla regione meridionale in seguito a vari studi promossi dall’Imaa Cnr, di cui uno ancora in corso.

«Dai risultati osservabili – commenta Giannossi –  risulta che la Basilicata è particolarmente interessata dal rischio land degradation», tra i cui processi spiccano il fenomeno dell’erosione del suolo con sviluppo delle tipiche forme morfologiche (i calanchi), nonché il fenomeno di degrado di origine chimica, la salinizzazione.

Si tratta di una dinamica comune a molti paesi economicamente avanzati, dove i fattori antropici rappresentano la causa principale della diffusione del fenomeno: sviluppo urbano e industriale, turismo selvaggio, attività agricole insostenibili, sono tutti protagonisti dell’accentuarsi del degrado delle terre nel mondo. Una tendenza che ha messo in allarme gli scienziati della terra.

«La necessità di fermare o prevenire i processi di degrado – chiosa Giannossi, aprendo uno spiraglio – ha sollecitato la comunità scientifica internazionale a fornire strumenti interpretativi dei fenomeni di degrado, per comprenderne meglio i fattori predisponenti e le loro mutue interazioni e supportare, infine, i decisori nella scelta delle più adeguate soluzioni di mitigazione e/o recupero. L’elaborazione di mappe, oltre ad essere uno strumento di collaborazione scientifica tra i paesi affetti nelle regioni del nord mediterraneo è dunque diventato parte integrante delle politiche ambientali adottate dai diversi paesi».