Democrazia e ambiente: negli Usa arrestato il presidente di Sierra Club

Il sistema politico Usa «ostaggio del denaro sporco dei grandi inquinatori dei combustibili fossili»

[20 aprile 2016]

Presidente Sierra club 1

Aaron Mair il presidente di  Sierra Club, la più grande associazione ambientalista Usa, con più di 2,5 milioni di soci, considerata vicina al Partito Democratico, il 18 aprile è stato arrestato durante la manifestazione Democracy Awakening rally davanti al Parlamento statunitense Come spiega lui stesso dopo essere stato liberato, è la seconda volta in più di 120 anni di storia di Sierra Club che dei rappresentanti dell’associazione vengno arrestati per atti di disubbedienza civile. La prima volta fu tre anni fa, quando il direttore esecutivo di Sierra Club e altri due leader dell’associazione, Allison Chin, e Jim Dougherty vennero arrestati durante le proteste contro il mega oleodotto delle sabbie bituminose Keystone XL, che poi è stato bocciato da Barack Obama.  Mair  spiega che si è fatto arrestare per un altro motivo di vitale importanza per Sierra Club: «Una democrazia in cui ogni voce venga ascoltata. Nella storia di questa organizzazione, abbiamo imparato che, al fine di proteggere la nostra aria ambiente – la nostra aria pulita, l’acqua pulita, e le aree selvagge – dobbiamo avere una democrazia pienamente funzionante. Questo significa che tutti gli americani che ne hanno diritto devono avere accesso al voto. Questo significa che i soldi dei super ricchi e delle compagnie inquinanti non devoo soffocare la voce di tutti gli altri. Questo significa anche che abbiamo bisogno di una Corte Suprema pienamente funzionante, con tutti i seggi occupati. Tutti e tre i rami del nostro governo devono essere pienamente funzionanti perché i nostri diritti siano davvero protetti. Quando la nostra democrazia non funziona, sono le nostre comunità più vulnerabili portare il peso della disfunzione».

Infatti, le comunità a basso reddito e le comunità di colore statunitensi, che già devono sopportare e l’impatto sproporzionato dell’inquinamento, stanno subendo un attacco al  loro diritto di voto e un ostruzionismo che blocca i progressi dell’assistenza sanitaria, le leggi sull’immigrazione e l’azione climatica, lasciando spesso ai margini la gente di colore. Mair sottolinea che questa emarginazione passa anche dalle enormi somme senza precedenti che gli inquinatori hanno versato per far eleggere i candidati repubblicani al Senato e per l’ostruzionismo per bloccare gli sforzi per nominare un membro della Corte Suprema. «Tutti questi ostacoli sono ostacoli per migliori politiche ambientali – dice Mair – perché quando la nostra democrazia soffre, così fa anche la nostra capacità di proteggere noi stessi e il nostro ambiente. In breve, per proteggere il nostro ambiente, dobbiamo proteggere la nostra democrazia. Non c’è un ambiente repubblicano o democratico. Siamo tutti collegati. Dobbiamo superare le barriere e tutti insieme costruire il movimento. Ecco perché non posso stare a guardare repubblicani al Congresso mentre premono per un calendario fatto di ineguaglianza, ingiustizia ed inazione e sono disposto ad essere solidale con centinaia di altri, rischiando l’arresto per dimostrare l’urgenza e la necessità di agire. Se devo rischiare l’arresto per alzare la mia voce per aiutare ogni voce essere ascoltata nella nostra democrazia, così sia. Sierra Club sta dalla parte di tutti i nostri alleati che combattono per i  diritti civili, i diritti dei lavoratori, la giustizia razziale, l’ambientale e la libertà di fede  con tutti coloro che chiedono una società giusta,  perché combattere l’ingiustizia – conoscere la differenza tra ciò che è giusto e cosa è sbagliato – deve essere nel cuore del nostro lavoro».

Il presidente di Sierra Club evidenzia che in questa battaglia non è da solo e che al suo fianco ci sono  «centinaia di attivisti appassionati che si sono lasciati arrestati per garantire che ogni voce venga  ascoltata nella nostra democrazia» e cita due tra gli attivisti che più si battono su questi temi: Lena Moffitt, direttrice della  Dirty Fuels campaign di Sierra Club, un’iniziativa che punta a mantenere i combustibili fossili inquinanti nel terreno, ma che sostiene anche le lotte per una migliore politica ambientale della sua comunità di  Washington contro le stesse compagnie dei combustibili fossili «che inquinano la nostra aria, l’acqua e il clima e stanno anche avvelenando la nostra democrazia, versando quantità tossiche di denaro per influenzare le elezioni e le decisioni politiche che proteggono i loro profitti rispetto alla salute delle comunità».

Nel 2014 le Big Oil hanno speso più di 104 milioni di dollari per influenzare le elezioni, sostenendo i negazionisti dei cambiamento climatici, nonostante lo schiacciante accordo scientifico e dell’opinione pubblica sul fatto che il cambiamento climatico sia di origine antropica. La Moffitt sa che i suoi sforzi per proteggere l’ambiente, sia che si tratti di ridurre le emissioni di metano inquinanti o della lotta per bloccare le nuove estrazioni di combustibili fossili, dipendono dal lasciare i combustibili fossili sporchi fuori dalla politica, quindi non è una sorpresa che in molti facciano disubbidienza civile e rischino l’arresto.

Matt Gravatt è invece responsabile del capitolo di Sierra Club a  Washington, deve conduce la battaglia  proteggere l’ambiente e promuovere la sostenibilità nel Distretto di Columbia, in particolar modo per l’accesso all’acqua pulita e alle energie rinnovabili, per la riduzione degli sprechi, l’aumento del riciclaggio e il compostaggio e per garantire un migliore accesso a un trasporto pubblico di qualità e alla crescita intelligente. Sierra Club organizza le comunità, favorisce istruzione pubblica e difende le comunità povere di Washington per rendere i  quartieri luoghi migliori in cui vivere, lavorare e giocare, con un’azione coraggiosa per affrontare il cambiamento climatico. Gravatt dice che «Il sistema politico statunitense è da troppo tempo  ostaggio del denaro sporco dei grandi inquinatori e la nostra democrazia è minacciata dagli attacchi al diritto di voto» per questo è stato anche lui arrestato per difendere ciò che è giusto, «sia da un punto di vista personale e in difesa della nostra casa comune».

A Mair e agli altri attivisti arrestati è arrivata subito la solidarietà di Cornell Brooks del NAACP, Tefere Gebre dell’AFL-CIO, di Chris Shelton di Communications Workers of America e di Annie Leonard di Greenpeace.