Diminuisce l’ossigeno negli oceani, colpa del riscaldamento globale

Geomar: «Questi cambiamenti possono avere conseguenze biologiche di vasta portata»

[21 febbraio 2017]

Tre ricercatori del Geomar Helmholtz-Zentrum für Ozeanforschung di Kiel, Sunke Schmidtko, Lothar. Stramma e Martin Visbeck, hanno pubblicato su Nature “Decline in global oxygen content during the past five decades”, il primo  studio approfondito, l’analisi più completa sulla perdita di ossigeno negli oceani del mondo e la loro causa  fatta finora,  e le notizie non sono per niente buone.

Secondo gli oceanografi tedeschi, «Il cambiamento globale in atto fa sì che le temperature oceaniche aumentino e cambia la circolazione oceanica. Quindi meno ossigeno si scioglie nelle acque superficiali e meno ossigeno viene trasportato nell’oceano profondo. Questa riduzione di apporto di ossigeno oceanico  ha importanti conseguenze per gli organismi nell’oceano».

Lo studio è stato sostenuto dal progetto Mittelfristige Klima Prognosen (Miklip, Modul 3), che è finanziato dal ministero dell’Istruzione e della Ricerca federale tedesco e dal Collaborative Research Center 754/Sonderforschungsbereich 754 (Sfb), finanziato dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft dell’università di Kiel e da Geomar. Lo scopo dell’Sfb 754 è quello di comprendere meglio l’interazione tra clima e biogeochimica del mare tropicale.

L’ossigeno è essenziale per la vita sulla terra e per quasi tutti gli organismi che vivono nell’oceano. «Tuttavia – sottolineano i tre scienziati del Geomar – l’apporto di ossigeno negli oceani è minacciato in due modi dal riscaldamento globale: le acque superficiali più calde assorbono meno ossigeno rispetto alle acque più fredde. Inoltre, l’acqua più calda stabilizza la stratificazione del mare. Questo indebolisce la circolazione che collega la superficie con l’oceano profondo e viene trasportato meno ossigeno nel mare profondo. Pertanto, molti modelli prevedono una diminuzione delle scorte globali oceaniche di ossigeno a causa del riscaldamento globale. La prima valutazione globale di milioni di misurazioni dell’ossigeno sembra confermare questo trend e i punti per primi impatti del cambiamento globale».

Schmidtko, il principale autore dello studio pubblicato su Nature, dice che «Questo dimostra che il contenuto di ossigeno degli oceani è minuito di oltre il 2% negli ultimi 50 anni. Dal momento che in particolare i grandi pesci evitano le aree a basso contenuto di ossigeno o non ci sopravvivono, questi cambiamenti possono avere conseguenze biologiche di vasta portata».

Per realizzare il loro studio, i ricercatori tedeschi hanno utilizzato tutti i dati storici dell’ossigeno disponibili in tutto il mondo e li hanno integrati con le attuali misurazioni, affinando così  procedure di interpolazione per ricostruire con maggiore precisione lo sviluppo del bilancio dell’ossigeno nel corso degli ultimi 50 anni. Ricerche precedenti avevano già mostrato una diminuzione dell’ossigeno in alcune aree. Schmidtko spiega ancora: «Tuttavia, quantificare le tendenze per l’intero oceano era più difficile, in quanto i dati sull’ossigeno nelle regioni remote e nell’oceano profondo sono scarsi. Per la prima volta, siamo stati in grado di documentare la distribuzione dell’ossigeno e le sue modifiche per tutto l’oceano».

Un altro degli autori dello studio, Stramma, sottolinea che «Queste cifre sono una condizione essenziale per migliorare le previsioni per l’oceano del futuro.  Lo studio dimostra anche che, con l’eccezione di alcune regioni, il contenuto di ossigeno è diminuito  in tutto il mare durante il periodo considerato. La più grande perdita è stata scoperta nel Pacifico settentrionale. Sebbene la lieve diminuzione di ossigeno nell’atmosfera sia attualmente considerato non critico, a causa della distribuzione non uniforme, le perdite di ossigeno nell’oceano possono avere conseguenze di vasta portata. Per la pesca e le economie costiere questo processo può avere conseguenze dannose».

L’atro autore della ricerca, Visbeck, aggiunge: «Tuttavia, con le sole misurazioni, non possiamo spiegare tutte le cause. I processi naturali, che avvengono su scale temporali di qualche decennio, possono aver contribuito alla diminuzione osservata. Tuttavia, i risultati della ricerca sono coerenti con la maggior parte dei modelli di calcolo che prevedono un’ulteriore diminuzione di ossigeno negli oceani a causa delle maggiori concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica e, di conseguenza, di più elevate temperature globali».

Stramma, che coordina le spedizioni scientifiche dell’Sfb, annuncia nuove ricerche: «Dall’inizio di marzo in poi, quattro spedizioni a bordo della nave da ricerca tedesca Meteor studieranno la tropical oxygen minimum zone nel Pacifico orientale, al largo del Perù. Speriamo di ottenere ulteriori dati sullo sviluppo regionale, che ci aiutino a capire meglio le tendenze globali»