Direttiva Ue sulle alluvioni: nel complesso, ha avuto effetti positivi

Ma la Corte dei conti europea avverte: «Ora è necessario migliorare la pianificazione e l’attuazione»

[20 novembre 2018]

Secondo la nuova relazione speciale “Direttiva Alluvioni: progressi nella valutazione dei rischi, ma occorre migliorare la pianificazione e l’attuazione” della Corte xdei conti europea, «La direttiva UE del 2007 ha determinato progressi nella valutazione del rischio di alluvioni, ma ora la pianificazione e l’attuazione della protezione dalle alluvioni dovrebbero essere migliorate. Importanti sfide restano da affrontare, avverte la Corte, per integrare maggiormente aspetti relativi ai cambiamenti climatici, all’assicurazione contro le alluvioni e alla pianificazione territoriale nella gestione del rischio di alluvioni».

Secondo la Relazione speciale, «Dal 1985 gli eventi alluvionali sono divenuti più frequenti in Europa. Negli ultimi anni, la tendenza mostra che il numero di piene repentine di entità da media a elevata è stato oltre il doppio di quello rilevato alla fine degli anni ‘80. A causa dei cambiamenti climatici, l’Ue è colpita da precipitazioni più intense, tempeste più violente e un innalzamento del livello del mare. Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente, la maggior intensità e frequenza delle alluvioni a livello locale e regionale aggraveranno, complessivamente, le conseguenze delle alluvioni fluviali, pluviali e costiere in Europa. In base a ricerche del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc) ed altri lavori, è probabile che i fenomeni di precipitazione in tutta Europa diventino più intensi, mentre il livello del mare continuerà ad aumentare. Le ricerche mostrano che i danni causati dalle alluvioni potrebbero aumentare fino a raggiungere 20 miliardi di euro all’anno negli anni 2020, 46 miliardi di euro negli anni 2050 e 98 miliardi di euro negli anni 2080».

La Corte dei cinti europea ha voluto verificare «se la prevenzione, la protezione e la preparazione in materia di alluvioni attuate nel quadro della direttiva Alluvioni si basassero su analisi valide e se l’approccio adottato avesse probabilità di essere efficace» e i suoi auditor hanno controllato i progetti nei bacini idrografici di Italia, Slovenia, Spagna, Portogallo, Romania, Bulgaria, Austria, Repubblica Ceca e Olanda. Dall’audit sono state escluse le azioni di emergenza e di recupero perché non rientrano nell’ambito della direttiva Alluvioni.

Phil Wynn Owen, il membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione, ha evidenziato che «Per il futuro, permane la necessità di fronteggiare sfide importanti, ad esempio di integrare maggiormente gli interventi relativi ai cambiamenti climatici, all’assicurazione contro le alluvioni e alla pianificazione territoriale nella gestione del rischio di alluvioni. Le alluvioni possono provocare feriti, vittime, ingenti costi economici, danni all’ambiente e al patrimonio culturale “La Corte ha riscontrato che la direttiva UE del 2007 sulle Alluvioni ha avuto nel complesso effetti positivi, ma la pianificazione dell’attuazione ha risentito di debolezze nell’assegnazione dei finanziamenti».

Secondo la Corte, «La direttiva ha migliorato il coordinamento tra gli Stati membri e la Commissione, in particolare grazie al ruolo di supervisione e monitoraggio svolto da quest’ultima, nonché alla condivisione di conoscenze e migliori pratiche. La Corte osserva che tutti gli Stati membri visitati hanno iniziato ad attuare i piani di gestione del rischio di alluvioni, ma che sono necessari miglioramenti. Le azioni per far fronte alle alluvioni presentano debolezze per quanto riguarda l’assegnazione dei finanziamenti: le fonti di finanziamento sono state individuate e assicurate solo in parte nei piani di gestione del rischio di alluvioni degli Stati membri, i fondi per gli investimenti transfrontalieri sono stati limitati e le risorse non sono state in genere assegnate in base alle priorità». In un distretto idrografico, la Corte ha stimato un divario di oltre 1,1 miliardi di euro tra spesa pianificata e finanziamenti disponibili.

Ma dal rapporto emerge che «La maggior parte degli Stati membri ha svolto analisi costi-benefici per ottenere, dai progetti in materia di alluvioni, i risultati migliori in rapporto ai costi«. Però, la Corte ha riscontrato «alcune debolezze nell’utilizzo di tali analisi. I piani di due terzi degli Stati membri visitati non si concentravano su progetti di infrastrutture verdi, che costituiscono un mezzo efficiente in termini di costi per ridurre i rischi di alluvioni. Uno Stato membro ha programmato di utilizzare infrastrutture grigie in calcestruzzo per rafforzare sei chilometri di argini fluviali, senza prendere in considerazione soluzioni con infrastrutture verdi».

La Corte avverte che, «Per il futuro, restano da affrontare sfide impegnative riguardanti la necessità di integrare maggiormente nella gestione del rischio di alluvioni aspetti relativi ai cambiamenti climatici, all’assicurazione contro le alluvioni e alla pianificazione territoriale. Ad esempio, gli Stati membri visitati non hanno potuto considerare l’impatto dei cambiamenti climatici su entità, frequenza e localizzazione delle alluvioni. Inoltre, essi hanno utilizzato, di norma, dati storici, con il rischio di non tener conto delle condizioni meteorologiche future o dei cambiamenti potenziali in termini di frequenza e gravità delle alluvioni».

Corte dei conti europea conclude formulando una serie di raccomandazioni rivolte alla Commissione Ue: «Controllare che gli Stati membri assolvano meglio all’obbligo di rendere conto stabilendo obiettivi quantificabili e temporalmente definiti per le azioni in materia di alluvioni nei rispettivi piani per la gestione del rischio di alluvioni; Valutare se gli Stati membri individuino le risorse finanziarie per coprire il fabbisogno risultante dai piani di gestione del rischio di alluvioni, definendo la relativa tempistica, incluse le risorse per le misure trasfrontaliere relative a bacini idrografici internazionali; Cofinanziare solo le misure considerate prioritarie in base a criteri oggettivi e pertinenti, quali un’analisi costi-benefici e, ove applicabile, una valutazione dell’impatto transfrontaliero; Garantire la conformità alla direttiva quadro sulle acque per le nuove infrastrutture per la protezione dalle alluvioni incluse nei piani di gestione del rischio di alluvione degli Stati membri; Ogniqualvolta gli Stati membri richiedano finanziamenti dell’UE per nuove infrastrutture proposte in materia di alluvione, verificare se abbiano analizzato la fattibilità dell’attuazione di misure verdi significative; Controllare che i piani di gestione del rischio di alluvione degli Stati membri comprendano misure per migliorare la conoscenza e gli strumenti necessari per capire l’impatto dei cambiamenti climatici, tra cui le piene repentine e l’innalzamento del livello del mare, e che integrino meglio gli effetti dei cambiamenti climatici nella gestione del rischio di alluvioni; Verificare se gli Stati membri abbiano pianificato interventi per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito ai benefici di una copertura assicurativa contro i rischi di alluvioni e per aumentare la copertura; Verificare che gli Stati membri abbiano utilizzato i piani di gestione del rischio di alluvioni per valutare in che misura le norme sulla pianificazione territoriale siano state adeguatamente elaborate ed attuate in zone a rischio di alluvione».