In 357 eventi colpite 124 milioni di persone

Disastri naturali, nel 2012 danni per 157 miliardi di dollari. Italia in prima linea

Riduzione fa rima con prevenzione: un investimento da 1 dollaro ne fa risparmiare 7 in assistenza umanitaria

[14 ottobre 2013]

Con il termine generico “disastri naturali” si includono le conseguenze di fenomeni atmosferici estremi (inondazioni e siccità) che a causa dei cambiamenti climatici sono sempre più ricorrenti, per i quali  l’uomo ha una buona fetta di responsabilità. Sia per quanto attiene l’innesco di questi fenomeni (modello di sviluppo, produzione di gas serra, ecc.) sia per le conseguenze ultime, visto che gli effetti al suolo dei cosiddetti eventi estremi sono sempre più drammatici in seguito ad un’urbanizzazione crescente e ad una carente gestione territoriale.

Ieri in occasione della “Giornata internazionale per la riduzione dei disastri”, che viene celebrata ogni anno con l’obiettivo di valorizzare la capacità delle persone e delle comunità di ridurre i rischi delle catastrofi naturali e diffondere conoscenze e consapevolezza riguardo all’importanza delle pratiche di prevenzione e mitigazione, l’Agenzia italiana risposta emergenze (Agire) ha fornito alcuni dati che devono fa riflettere.

Nel solo 2012, 357 disastri naturali hanno colpito oltre 124 milioni di persone e causato danni per più di 157 miliardi di dollari. Per fortuna le vittime sono diminuite (nel 2012 sono state 9655, il numero più basso dell’ultimo decennio) mentre è stata registrato un aumento del 10%  delle perdite economiche provocate dalle catastrofi naturali. Nel 2012 Italia, Stati Uniti e alla Cina, hanno subito l’86% di tutti i danni economici provocati a livello globale. Nei Paesi Ocse, hanno spiegato da Agire, dal 1981 ad oggi i danni economici provocati dai disastri sono cresciuti molto più rapidamente del Pil pro capite. «Ciò significa che il rischio di perdere la ricchezza in condizioni di disastri è ora superiore alla velocità con cui la ricchezza stessa si sta creando». A fronte di questo quadro, come sono in molti a ripetere da tempo, rimane solo che attuare serie politiche di prevenzione, al fine di mitigare i rischi, salvare vite umane e risparmiare risorse economiche.

L’Organizzazione metereologica mondiale ha evidenziato come per ogni dollaro investito nella prevenzione se ne potrebbero risparmiare circa 7 in assistenza umanitaria e ricostruzione. Ma in realtà 9 dollari su 10 vengono spesi “dopo” che il disastro ha colpito, e solo 1 dollaro è dedicato a misure per prevenire il verificarsi della catastrofe o attenuarne gli effetti più negativi.

E questo vale anche per l’Italia, come è emerso ad esempio durante la Conferenza nazionale sul rischio idrogeologico tenuta lo scorso febbraio. Il ministero dell’Ambiente ha quantificato in circa 8,4 miliardi di euro i finanziamenti statali erogati complessivamente nel ventennio 1991-2010 per interventi preventivi di mitigazione del rischio idrogeologico, e in 40 miliardi quelli necessari per la sistemazione delle situazioni di dissesto su tutto il territorio nazionale, riportate nei Pai (Piani assetto idrogeologico), di cui circa 11 miliardi sono necessari per mettere in sicurezza le aree a più elevato rischio. Nello stesso periodo si sono spesi 22 miliardi di euro per riparare i danni causati da frane ed alluvioni (mentre si stimano richieste per 60 miliardi). Fino ad oggi le risorse destinate ad interventi di prevenzione dallo Stato, pari in media a 420 milioni di euro all’anno, sono risultate insufficienti, e tra l’altro non utilizzate per un’opera di prevenzione diffusa sul territorio ma per interventi puntuali. Inoltre capita spesso che risorse per la prevenzione siano utilizzate per coprire le emergenze.

E’ necessario quindi cambiare rotta e ribadire l’importanza degli interventi di prevenzione diffusi sul territorio, cioè una “cura” continua che oltre a far risparmiare risorse economiche rispetto alle risposte in emergenza, garantisce anche buona economia ed occupazione.

 

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