Il disgelo dei terreni agricoli provoca molte più emissioni di gas serra di quanto si credesse

Le emissioni mondiali di N2O provenienti dall’agricoltura sono sottostimate del 28%

[11 aprile 2017]

«Il disgelo primaverile delle terre coltivate è un grande e trascurato contributore alle emissioni globali di gas serra», a rivelarlo è lo  studio “Globally important nitrous oxide emissions from croplands induced by freeze–thaw cycles”, il primo di questo genere mai realizzato e pubblicato su Nature Geoscience  da un team di ricercatori canadesi e olandesi guidato da  Claudia Wagner-Riddle, della School of environmental science dell’università di Guelph

Questa innovativa ricerca rivela un dato molto preoccupante: le emissioni mondiali di protossido di azoto (N2O) provenienti dall’agricoltura sono sottostimate di ben il 28%. Eppure lo studio era passato praticamente sotto silenzio fino a che, a un mese dalla sua pubblicazione su Nature Geoscience,  non se ne è occupato il giornale canadese National Post presto seguito da altri giornali che hanno capito finalmente l’importanza – e il rischio – della scoperta.

La Wagner-Riddle  spiega che «Fino a questo punto, nessuno aveva calcolato con precisione quanto ossido di azoto viene rilasciato dallo scongelamento delle terre coltivate. Il nostro studio dimostra che una grossa fetta delle  emissioni agricole non viene presa in considerazione, il che rende ancora più urgente trovare un modo per gestire e ridurre queste emissioni».

Lo studio ha comportato il monitoraggio delle emissioni  per oltre 14 anni in alcuni siti nell’ Ontario e per 9 anni in altri siti in Manitoba, ma i ricercatori hanno anche raccolto dati sulle emissioni in 11 siti con clima freddo n tutto il mondo.

Il congelamento stagionale o del terreno si verifica su 8,5 milioni di chilometri quadrati di terreni agricoli in tutto il mondo, una superficie grande quasi quanto del Canada. Nell’emisfero settentrionale, il congelamento annuale colpisce aree di Stati Uniti, Canada, Cina e Nord Europa dove ci sono grandi coltivazioni intensive di  mais. grano e soia negli. Le terre agricole sono  una delle principali fonti di N2 O perché i fertilizzanti inorganici, il concime e i legumi forniscono ai microrganismi del suolo i nutrienti necessari per produrre l’N2O.

La Wagner-Riddle spiega ancora: «Quando il suolo si disgela, i nutrienti che erano a riposo dormienti vengono rilasciati per cui c’è un aumento dell’attività microbica, che provoca la produzione di ossido di azoto». Il problema è che, dopo l’anidride carbonica e il metano, l’N2O è il più potente gas serra: intrappola il caldo e contribuire al riscaldamento globale, ma distrugge anche l’ozono stratosferico, che protegge il pianeta dai raggi ultravioletti nocivi.

In precedenza, le emissioni di N2O dei terreni coltivati  erano state monitorate manualmente e sporadicamente, un metodo che ha prodotto misurazioni imprecise. La Wagner-Riddle sottolinea che «Le emissioni da congelamento e scongelamento non sono costanti, ma piuttosto vengono rilasciati durante impulsi. Non si sa mai quando si verificheranno questi impulsi».

Utilizzando un  sistema di monitoraggio automatizzato sviluppato dall’università di Guelph, nel corso dello studio   il team di ricercatori canadese-olandese  ha prelevato campioni di aria ogni 30 minuti ed è così che ha scoperto che  durante il disgelo viene rilasciato più ossido di azoto, quando le temperature del suolo sono stati più a lungo sotto lo zero, quindi, «inverni più freddi significano emissioni superiori» e paradossalmente finiscono per aumentano il riscaldamento globale.

Wagner-Riddle conclude: «Pratiche agricole che mantengono il suolo più caldo – come piantare colture perenni che lasciano della biomassa e non le lavorazioni del terreno – ci aiuterebbero a ridurre le emissioni».