Riceviamo e pubblichiamo

Disinvestire dalle fonti fossili: i Verdi europei mettono nel mirino l’italiana Eni

Lettera ai vertici aziendali: «Abbandonare progressivamente carbone, petrolio e gas e iniziare la transizione verso le rinnovabili, o continuare come sempre fino all’autodistruzione»

[3 luglio 2017]

Il cambiamento climatico non è un pericolo futuro, perché è assolutamente un fenomeno in atto: 16 dei 17 anni più caldi della storia sono stati registrati dopo il 2000 e il 2016 è stato l’anno più caldo registrato, segnando un nuovo record per il terzo anno consecutivo.

Occorrono azioni concrete per contrastare i cambiamenti climatici.

Per questo l’European Green  Party sta portando avanti a livello continentale la campagna “Fossil Fuel Divestment”, coadiuvato a livello italiano anche da Green Italia.

Lo scopo è mettere alla berlina i grandi inquinatori europei, ovvero le grandi aziende europee di combustibili fossili, che emettendo una grande parte della CO2 sono responsabili della distruzione del nostro clima. La campagna è un appello a disinvestire dai grandi inquinatori europei e a liberarsi dall’industria devastante del combustibile fossile. Istituzioni che valgono circa  5,5 trilioni di dollari hanno già ceduto le proprie attività, aumentando la pressione sulle società di combustibili fossili.

In Italia il grande inquinatore è l’Eni, cui i co-presidenti del Partito Verde Europeo Monica Frassoni e Reinhard Bütikofer si rivolgono con la lettera che è possibile leggere in allegato.

Di seguito una panoramica sulla campagna “Fossil Fuel Divestment”, con video e brochure per approfondire.

Perché disinvestire… dall’ENI: l’espansione di un vecchio e sporco modello di business con l’intenso sostegno del Governo

Nello stesso giorno in cui il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva annunciato il ritiro del proprio Paese dall’Accordo sul clima di Parigi, tre capi di governo europei rilasciarono una dichiarazione criticando pesantemente Trump ed esprimendo il loro sostegno all’Accordo di Parigi: Angela Merkel, Emmanuel Macron e Paolo Gentiloni.

Mentre è ovviamente giusto criticare la decisione di Trump, si cela tuttavia una certa ipocrisia dietro ilfatto che questi tre leader hanno assunto le vesti di campioni della lotta ai cambiamenti climatici.

Tra di loro il Primo Ministro italiano Paolo Gentiloni: lo Stato italiano possiede un terzo dell’ENI, la più grande azienda italiana e uno dei più grandi produttori di CO2 al mondo, essendo la quarta compagnia petrolifera europea più grande in termini di riserve di petrolio e di gas.

Così, mentre critica duramente Trump per le sue politiche climatiche, il Governo italiano è al contempo responsabile di una delle più grandi aziende di idrocarburi del mondo – e non pare che abbia utilizzato la propriainfluenza per traghettare l’azienda verso un futuro a basse emissioni.

Piuttosto è veroil contrario: per via del continuo basso costo del petrolio nell’ultimo biennio, molte compagniepetrolifere hanno ridotto al minimo le loro ricerche di petrolio.

Ma non l’ENI: mentre nel periodo 2008 – 2015 le compagnie petrolifere europee hanno scoperto in media riserve  pari allo 0,3 volte la propria produzione, l’ENI ne ha scopertedi pari allo 2.4!

Questa azienda di proprietà statale non solo sta espandendo con rapidità un modello di business che danneggia il clima, ma rischia anche di rovinare i suoi stessi investitori, in quanto il tempo di bruciare e vendere petrolio senza alcun ostacolo scadrà non appena l’Accordo sul clima di Parigi sarà completamente attuato.

I dati economici sono già piuttosto negativi: nel 2016 la compagnia ha chiuso con una perdita netta di 1,46 miliardi di euro, nel 2015 la perdita addirittura è stata di 8,77 miliardi di euro.

E il prezzo di una singola azione è caduto dai 20 euro nel 2014 ai soli 15 euro odierni – una perdita del 25% in appena 3 anni.

Èdifficile capire perché si investi ancora nella compagnia.E questo vale anche per lo Stato italiano: quando la bolla della CO2 esploderà, saranno i cittadini italiani con le loro tasse a dover compensare le perdite azionarie della compagnia di stato.

Fornire capitali all’ENI, perciò,è una scelta sbagliata non solo dal punto di vista finanziario, ma anche dal punto di vista morale: proprio qualche giorno fa, il 21 giugno 2017, si è avuta notizia di un accordo siglato con la Compagnia petrolifera nazionale iraniana suricerche per verificare la fattibilità di aprire campi di gas e petrolio nel sud del paese.

ENI sarà il principale stakeholder in tre nuove aree di esplorazione in Messico.

Inoltre, all’inizio di aprile 2017, la compagnia ha firmato contratti di esplorazione con il governo di Cipro per l’estrazione di idrocarburi al largo della costa meridionale dell’isola.

Nel marzo del 2016 la compagnia ha aperto una nuova, enormepiattaforma petrolifera nel Mare di Barents al largo della Norvegia.

Nel settembre del 2015 si è aggiudicata l’offerta per l’esplorazioneal largo delle coste del Messico.

Per questi motivinoi Verdi Europei facciamo parte del movimento per il disinvestimento che chiede a investitori e istituzioni di non investire più in compagnie petrolifere come l’ENI.

Con questo vogliamo inviare un forte segnale che la società non appoggia più un modello di business che rovina il nostro futuro.

Il movimento per il disinvestimento sta riscuotendo un grande successo: al momento più di 700 istituzioni di grandi dimensioni – del valore di circa 5,5 miliardi di dollari – hanno disinvestito dalle fonti fossili.

E il movimento è in crescita.

È il modo perfetto per fare una campagna concreta contro i principali responsabili del catastrofico cambiamento climatico in atto.

Dunque, se intendiamo inviare ilforte messaggio che il modello di business dell’ENI non è sostenibile – né moralmente né finanziariamente – controlla il tuo portafoglio finanziario per vedere se direttamente o indirettamente possiedi azioni di questa compagnia.

E, ancor più importante, individua un’istituzione che investe o potrebbe investire denaro in ENI e convincila a disinvestire.

Come fare? Guarda il nostro video esplicativo sulla necessità di disinvestire e il nostro appello per capirecome puoi unirti attivamente a noi.

Maggiori informazioni sono disponibili nella brochure “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”, in cui ti diciamo di più in merito ai grandi inquinatori europei e a come disinvestire da loro. Contiamo su di te!

di Francesco Ferrante, Green Italia