Donald Trump vs Hillary Clinton, o della scomparsa del cambiamento climatico

Gli ambientalisti: criminalmente irresponsabile che i media evitino di fare domande sul clima

[20 ottobre 2016]

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Quello di ieri notte tra Hillary Clinton (che sembra avviata a una facile vittoria) e uno stanco Donald Trump  è stato il secondo confronto di fila in cui i moderatori hanno completamente ignorato quella che la maggioranza degli statunitensi considera la più grande minaccia per la loro salute e il loro benessere: il cambiamento climatico.

Come spiega  Joe Romm, fondatore di Climate Progress, il silenzio sul clima ha vinto e  «Nonostante gli appelli di editorialisti, giornalisti e scienziati, Chris Wallace, il moderatore del terzo e ultimo dibattito presidenziale, ha ignorato senza dubbio la questione più importante di fronte il prossimo presidente:  il cambiamento climatico. Così l’elezione 2016 continua l’inspiegabile tradizione iniziata nelle elezioni nelle quali i moderatori dei dibattiti presidenziali e vice-presidenziali  sono rimasti in silenzio sulla grave minaccia evitabile per la salute e il benessere di tutti gli americani».

Eppure alla vigilia del dibattito l’editorial board di Bloomberg aveva titolato con grande evidenza “The Missing Climate Change Debate” e scritto che questo silenzio «su uno dei temi più epocali e difficili di fronte alla loro nazione e il mondo (…) è difficile da comprendere e difficile da giustificare».

Ma forse era troppo chiedere proprio al conduttore di Fox News, il grande network iperconsevatore, dichiaratamente ecoscettico e filo-repubblicano, di mettere in difficoltà Donald Trump facendogli scomode domande su una materia sulla quale finora ha espresso opinioni da bar dopo una notte alcoolica.

D’altronde anche nel primo ed unico dibattito nel quale si è parlato davvero di temi climatici (con un evidente imbarazzo di Trump) e di energia pulita la cosa è stata possibile perché è stata la Clinton, non il moderatore,  a farne un elemento di discussione. Sencaso non si capisce perché Hillary non abbia tentato di farlo anche in questo ultimo dibattito per dare il colpo di grazia a Trump.

Alla vigilia del dibattito, alcuni dei più noti scienziati statunitensi avevano chiesto che nel confronto finale Trump – Clinton ci fosse un focus sul clima e due settimane il premio Nobel per l’economia Paul Krugman aveva scritto sul New York Times  l’editoriale “What About the Planet?” nel quale sottolineava che continuare ad ignorare uno dei più importanti problemi «sarebbe quasi criminalmente irresponsabile». Invece, subito dopo il dibattito i commentatori si sono detti (giustamente) scioccati perché Trump ha affermato che non accetterà i risultati delle elezioni, convinto che perderà non per le sue dichiarazioni fascistoidi o per il disprezzo mostrato per le donne o le minoranze, ma per un complotto per impedirgli di diventare il nuovo presidente Usa e che porterà alla fine a truccare le elezioni alle elezioni.

Sierra Club, la più grande e diffusa associazione ambientalista Usa, non ha dubbi: «Questa sera, Donald Trump ha dimostrato la sua incapacità totale per la carica di Presidente, mentre Hillary Clinton ha chiarito che è pronto a essere presidente degli Stati Uniti e ad affrontare la crisi climatica». Ma e lo stesso direttore esecutivo di Sierra Club, Mochael Brune, ad aggiungere: «Si tratta di un tragico fallimento perché non è mai stata fatta una domanda sulla crisi più urgente che affrontiamo su questo pianeta. Tuttavia, il fatto che Hillary Clinton abbia riconosciuto in modo proattivo la crisi climatica e la necessità di far crescere l’economia dell’energia pulita in ogni dibattito sottolinea esattamente come sia chiara la scelta è questa elezione. Solo Hillary Clinton ha un piano per affrontare la crisi climatica e solo Hillary Clinton difenderà e rafforzerà la nostra aria pulita, l’acqua pulita e la salvaguardia del clima. Nel frattempo, abbiamo appreso che l’opinione di Donald Trump riguardo all’integrità delle nostre elezioni è la stessa della sua opinione sulla scienza climatica: negare la realtà, che venga pure l’inferno o l’acqua alta. Ecco perché Sierra Club è orgogliosa di aver appoggiato Hillary Clinton e perché faremo tutto il possibile per garantire che sia il prossimo presidente degli Stati Uniti».

In molti non sono convinti che la cosa più importante per l’America siano le paranoie di Trump o la necessità dei media di fare audience con le sue buffonate che vivacizzano una competizione elettorale il cui risultato è probabilmente già scritto da tempo. In molti pensano che si sia persa l’occasione per discutere dei reali problemi del più potente Paese del mondo e che questo abbia dato modo di non infierire su Trump e di non far prendere impegni precisi a quella che sembra essere destinata a diventare la prima presidente donna degli Stati Uniti d’America.  «Ma – conclude Romm – se non riusciamo ad evitare più irreversibili catastrofici impatti climatici  - dalla Dust-bowlification (la siccità estrema che ha colpito la California e il West Usa, ndr) all’innalzamento del livello del mare , dall’acidificazione degli oceani al tempo sempre più estremo, le future generazioni dovranno curarsi di poco altro che di questo nei prossimi decenni, se non secoli. E saranno giustamente scioccati dal fatto che le grandi figure dei media americani non sono riuscite a sollevare il problema nei dibattiti presidenziali, quando contava di più».