Dopo l’uragano in Toscana, Rossi: «Danni per 400 milioni. E’ la nostra Katrina»

Gli agricoltori: 300 milioni di danno solo per il florovivaismo pistoiese

[6 marzo 2015]

Il giorno dopo l’uragano in Toscana, la tempesta di vento che si è abbattuta sulla regione con raffiche e punte massime fino a 160 chilometri all’ora (e addirittura 200 Km in Lunigiana), si contano i danni e, secondo il presidente della Regione, Enrico Rossi, «La Toscana ha patito un colpo da quattrocento milioni. Quattrocento milioni come i tagli che la Regione ha subito quest’anno nel proprio bilancio da parte dello Stato.

Rossi, che ieri era nella zona dei vivai a Pistoia nelle aree più colpite della Versilia – Camaiore, Pietrasanta, Forte dei Marmi e Querceta – nel Mugello a Scarperia, durante una conferenza stampa nel pomeriggio ha detto che «Ci vorrà tempo. I sindaci stanno facendo le prime stime: qualcuno ci ha informato che non ha ancora gli elementi».

Ma Confagricoltura, Coldiretti e Cia sottolineano  che sono «Oltre 300 milioni di danni, con il 30% delle aziende florovivaistiche del territorio pistoiese, della provincia di Prato e della Versilia che rischia di non riaprire dopo i danni di ieri. I dati sono allarmanti oltre ogni misura. Facendo una stima che ancora non può dirsi definitiva, possiamo affermare che siamo oltre i 300 milioni di danni che mettono a rischio un indotto che si aggira intorno ai 6 mila lavoratori. Molte aziende del territorio hanno subito danni superiori all’80%».

In un comunicato congiunto, Francesco Miari Fulcis presidente di Confagricoltura Toscana, Tullio Marcelli presidente Coldiretti Toscana e Luca Brunelli presidente CIA Toscana, scrivono: «Apprezziamo la vicinanza dimostrata dal governatore della Toscana Enrico Rossi che ieri ha visitato il luogo del disastro, e la dichiarazione da parte della Giunta dello stato di calamità ma auspichiamo che in un momento come questo non venga meno l’aiuto concreto delle istituzioni che comprendano la reale situazione di emergenza per tutte le aree colpite dal maltempo, a partire da Pistoia e dalla Versilia». Rossi conferma il disastro provocato dall’uragano nei vivai di Pistoia: «Stime che abbiamo verificato e che riteniamo coerenti. Altri 100 milioni è il conto che potrebbe arrivare dai Comuni: in novanta hanno già risposto. E quattrocento milioni potrebbe così essere uno scenario alquanto probabile, anche se il dato certo arriverà solo con le certificazioni inviate dalle amministrazioni comunali. Quel che è certo è che l’uragano che abbiamo avuto non ha solo spettinato i capelli e buttato già qualche pino. Ha avuto un impatto forte sull’economia».

Le tre grandi organizzazioni agricole ricordano che «Nella provincia di Pistoia sono 1.300 le aziende di florovivasimo attive che occupano una superficie di oltre 6 mila ettari con un indotto di circa 12 mila lavoratori a significare che il vivaismo in Toscana, leader nel mondo, non è una criticità per la nostra regione ma una indispensabile risorsa che va esaltata e promossa perché continui a dar lavoro. Colpito duramente anche la floricoltura in Versilia: oltre l’80% delle serre sono state danneggiate o completamente distrutte dal forte vento che nei casi migliori ha scoperchiato solamente le strutture, negli altri ha divelto i pali che le sorreggevano. Situazione simile per le serre a Prato».

Rossi  conferma che molte aziende florovivaistiche «Sono in sono in ginocchio», ma è convinto che la  Toscana si sta rimboccando le maniche: «Ho visto una grande reazione e tanta solidarietà. Certo rimangono i chilometri e chilometri di devastazione e serre sfondate e scoperchiate che sfilano lungo l’autostrada passando tra Prato e Pistoia. Rimangono le colline pelate dagli alberi a ridosso della Versilia, le pinete lungo il mare devastate o i giardini di Scarperia in Mugello che si sono fatti d’un tratto brulli. Immagini che il presidente si porta dentro dopo il primo giorno e mezzo di sopralluoghi. Abbiamo avuto il nostro “Katrina” italiano, un vero uragano. Per ripartire ce la metteremo tutta, ma questa volta da soli non ce la faremo. Per questo speriamo che il Governo ci dia una mano».

Mentre molti degli alberi caduti già si stanno avviando agli impianti e le aziende che le trasformeranno in pellet e biomassa,  la Regione ha dichiarato lo stato di emergenza, che permette ai sindaci di procedere ai lavori di somma urgenza con iter abbreviati e raccogliere la stima dei danni. Le risorse le stanzia però lo Stato. E può non avvenire subito. Così la Regione anticipa e già oggi ha raccolto la disponibilità della Bei, la Banca europea per gli investimenti, pronta ad assicurare alle banche uno stock di finanziamenti a tassi bassi. «L’idea – spiega Rossi – è quella di un’intesa con una serie di istituti per ridurre ulteriormente gli interessi e garantire agli imprenditori prestiti quasi a tasso zero. La Regione ci metterà un po’ di risorse. Stiamo studiando come fare. Ho parlato personalmente con Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei. Stiamo anche pensando al possibile utilizzo di parte dei fondi europei per l’agricoltura».

Rossi con i giornalisti ha parlato anche del cambiamento climatico di origine antropica e del «Protocollo di Kyoto  che a mio parere andrebbe applicato ma in Italia ci s’occupa poco di questi temi» ma anche  delle «Previsioni e i codici e linguaggio usato per le allerte, da addetti ai lavori, che a volte può trarre in inganno la gente comune. Andrebbe trovato un linguaggio comprensibile al cittadino, oppure fare due allerte e raccomandazioni: una per i tecnici e gli addetti ai lavori e l’altra per la gente con un elenco di consigli pratici. Io potrei occuparmi della seconda. L’altra compete invece al Lamma, il consorzio Regione- Cnr che fa le previsioni, agli ingegneri regionali del Centro funzionale di Pisa che traducono le previsioni meteo in possibili rischi attesi, e alla Protezione civile che informa i sindaci sul territorio».