«Abbiamo una grande opportunità. Quella davanti a noi non è una sfida da giocare stando sulla difensiva»

Due gradi: la sfida del riscaldamento globale vista dal Parlamento italiano

Stella Bianchi: «Non si tratta di una scelta nelle nostre disponibilità, ma di una necessità assoluta»

[18 febbraio 2015]

Rimanere al di sotto dei due gradi di aumento della temperatura media globale rispetto ai livelli precedenti alla rivoluzione industriale non è una scelta che è nelle nostre disponibilità, è una necessità assoluta se vogliamo evitare gli impatti catastrofici, neppure pienamente stimabili dagli scienziati, che il cambiamento climatico determinerà sulle nostre condizioni di vita sulla terra. Non abbiamo scelta e non abbiamo un minuto da perdere ma, come è emerso anche dall’incontro promosso in Campidoglio dal Kyoto club lo scorso 16 febbraio, la sfida è alla nostra portata ed è una sfida appassionante.

È una sfida alla nostra portata a partire dal prossimo vertice delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico previsto a Parigi alla fine di quest’anno. Lì i 196 paesi riuniti nelle annuali Cop (Conferenza delle parti) dovranno raggiungere un accordo efficace, valido globalmente, in grado di ridurre le emissioni in modo significativo per rimanere al di sotto di un aumento di due gradi della temperatura media globale, compito niente affatto banale se consideriamo che al ritmo attuale di emissioni potremmo raggiungere un disastroso aumento tra i 3,8 e i 4,5 gradi centigradi per la fine di questo secolo. Per restare all’interno della soglia prudenziale, dobbiamo arrivare ad azzerare le emissioni climalteranti per la fine del secolo e abbatterle di un 40-70% al 2050.

Come europea so che un passo avanti importante è stato fatto con l’adozione del pacchetto clima energia al 2030, avvenuta proprio sotto il semestre di presidenza italiana del consiglio europeo, una misura che poteva certamente essere più ambiziosa ma che ha superato i possibili veti di paesi fortemente legati addirittura all’uso del carbone come la Polonia e che ci porta comunque nella traiettoria giusta di riduzione delle emissioni. Insieme al protagonismo dell’Europa che deve continuare, è decisivo l’impegno assunto con grande determinazione dal presidente Obama nel promuovere misure efficaci di contrasto al cambiamento climatico negli Stati Uniti e soprattutto nel coinvolgere in questo impegno giganti come la Cina e da ultimo l’India. Stati Uniti e Cina insieme rispondono per il 47% delle emissioni, basta questo numero per capire qual è il peso delle loro decisioni.

Non voglio nascondermi le difficoltà. So bene quanto siano forti le resistenze, quanto sono bene organizzati alcuni gruppi di interesse, quali difficoltà anche inerziali ci siano in ogni processo di cambiamento e come la crisi economica sia da alcuni addotta a motivo per rallentare la trasformazione. Ma non possiamo permetterci di non guardare la realtà. Il cambiamento climatico è in atto, determinato dall’attività umana e in particolare dall’uso di combustibili fossili e quindi di carbone, petrolio e gas, ne stiamo già pagando le prime conseguenze. Ogni paese è vulnerabile agli effetti dello scioglimento dei ghiacciai, dell’innalzamento del livello dei mari, della maggiore desertificazione, degli eventi atmosferici eccezionali; l’area del Mediterraneo è particolarmente vulnerabile e dovremo comunque adottare le misure di adattamento necessarie per attenuare i danni e rendere i territori e le comunità più resilienti.

Abbiamo una grande opportunità. Quella davanti a noi non è una sfida da giocare stando sulla difensiva. Al contrario, dobbiamo cogliere la grande occasione di sviluppo sostenibile, di innovazione e nuove tecnologie, di creazione di posti di lavoro e di benessere che ci arriva proprio dalla riconversione dei nostri sistemi di produzione e di consumo. Solo investendo nella nuova economia centrata sul rispetto dell’ambiente e del clima potremo riuscire davvero a uscire dalla crisi economica e farlo conservando per noi stessi e per le future generazioni le condizioni di vita sulla terra che conosciamo.

di Stella Bianchi – Deputata Pd, presidente di Globe Italia, intergruppo Camera-Senato contro i cambiamenti climatici