È il black carbon il principale pezzo mancante nel puzzle del ciclo globale del carbonio

E’ trasportato dai fiumi negli oceani, ma può rimanere per migliaia di anni in “depositi” intermedi

[10 luglio 2018]

La maggior parte del carbonio prodotto dagli incendi e dalla combustione di combustibili fossili viene rilasciata rapidamente nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica. Ora lo studio lo studio “Global scale evidence for the refractory nature of riverine black carbon”, pubblicato su  Nature Geoscience da un team di ricercatori svizzeri, statunitensi, tedeschi e cinesi ha dimostrato che il cosiddetto black carbon, il residuo della combustione incompleta di prodotti petroliferi pesanti  e legname, può rimanere per millenni nel terreno e nei fiumi per poi raggiungere l’oceano «e costituisce quindi un importante serbatoio a lungo termine di carbonio organico».

All’università di Zurigo (UZH) sottolineano che «Lo studio aggiunge un tassello mancante al puzzle della comprensione del ciclo globale del carbonio». A causa della sua diffusione e della sua tendenza a permanere nell’ambiente, «Il black carbon potrebbe essere una delle chiavi per la previsione e la mitigazione dei cambiamenti climatici globali».

Generalmente, dopo gli incendi boschivi un terzo del carbonio organico bruciato resta come residuo di black carbon, anziché venire emesso come gas serra. Inizialmente, il black carbon resta immagazzinato nel terreno e nei laghi, ma poi viene eroso dai corsi d’acqua e trasportato verso l’oceano. Ma i ricercatori fanno notare che «Tuttavia, il v non viene preso in considerazione nel budget globale del carbonio per le simulazioni del riscaldamento perché il suo ruolo nel ciclo globale del carbonio non è ben compreso a causa della mancanza di conoscenza dei deflussi, degli stock e dei tempi di permanenza nell’ambiente».

La principale autrice dello studio, la geografa dell’UZH Alysha Coppola, sottolinea che «Il nostro studio è il primo a analizzare il deflusso del black carbon nei sedimenti dei fiumi a livello globale: abbiamo scoperto che una quantità sorprendentemente ampia di black carbon viene trasportata dai fiumi». Infatti, lo studio riguarda anche alcuni dei più grandi fiumi in tutto il mondo, come il Rio delle Amazzoni, il Congo, il Brahmaputra e i principali fiumi artici. I ricercatori svizzeri dicono che «E’ la prima valutazione globale c del black carbon nei fiumi e che valuta l’età al radiocarbonio e la quantità trasportata come particelle». I ricercatori hanno scoperto che più sedimenti vengono trasportati da un fiume fino alla costa, più il black carbon arriva in mare e alla fine viene sepolto nei sedimenti oceanici, «formando un importante serbatoio a lungo termine per il biossido di carbonio atmosferico».

Per ottenere una panoramica dei processi che si verificano nei fiumi del mondo, i ricercatori dell’UZH hanno collaborato con i loro collegi dell’ETH di Zurigo e con gli statunitensi del Global rivers observatory della Woods hole oceanographic institution e del Woods Hole Research Center. so l’Istituto oceanografico Woods Hole e il Woods Hole research center, scoprendo così che il percorso del black carbon dalla terra all’oceano è determinato dall’erosione dei bacini fluviali ma hanno anche scoperto che «Sorprendentemente, un po’ di black carbon può essere immagazzinato per migliaia di anni prima di venire esportato nell’oceano attraverso i fiumi». Si tratta di qualcosa di nuovo, visto che finora si pensava che dopo un incendio il black carbon rimanente venisse rapidamente eroso dal vento e dall’acqua. Ma gli autori dello studio che il black carbon non sempre ha origine da incendi recenti, ma può essersi addirittura sedimentato fino a 17.000 anni, in particolare nell’Artico. La Coppola conclude: «Questo spiega il mistero per cui il black carbon è continuamente presente nelle acque dei fiumi, indipendentemente dalla storia degli incendi. Abbiamo scoperto che. prima di essere trasportato nell’oceano, il black carbon può invecchiare in   bacini intermedi che fungono da depositi».