L’appello internazionale perché dalla Cop 21 esca un accordo credibile e ambizioso

Clima, a Parigi il giorno della marmotta o l’alba di un nuovo giorno?

Dubbi e speranze da Helsinki all’indomani della conferenza degli economisti ambientali europei

[27 agosto 2015]

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Sarà capitato anche a voi di svegliarvi una mattina con la sensazione d’aver già vissuto quel giorno. Ebbene a me è successo all’ultima conferenza Eaere (l’Associazione europea degli economisti ambientali), recentemente tenutasi a Helsinki. Nonostante l’enorme distanza culturale oltre che geografica tra Helsinki e Istanbul – dove si era tenuto l’anno prima il congresso mondiale degli economisti ambientali -, mi sono svegliato con la sensazione di essere ancora in Turchia. C’è infatti qualcosa che accomuna da qualche anno tutte le ultime edizioni: l’attesa di Parigi.

Ormai da (troppo) tempo si attende la Conferenza sul clima di Parigi come l’occasione di rilancio degli accordi internazionali, e tutti ci auguriamo che lo sia. La ricerca va avanti, nuovi risultati emergono in vari campi dell’economia ambientale, l’edizione Eaere di quest’anno ad esempio è stata largamente caratterizzata dall’interesse per gli sviluppi e le prospettive dell’Emission Trading (oggetto anche della plenary session tenuta da Chevallier). Ma sul piano delle policy si finisce per rinviare sempre tutto a ciò che sarà deciso a Parigi.

All’indomani della conferenza Eaere, un gruppo di economisti ambientali (compreso il sottoscritto) ha firmato l’appello dei colleghi francesi (i futuri padroni di casa della Cop-21 di Parigi) perché dalla prossima Conference of the parties esca un accordo internazionale credibile ed ambizioso.

Il testo è perfettibile, i dettagli discutibili, ma il senso è quello di richiamare i governi alla responsabilità delle scelte. Appelli simili sono già stati fatti in passato (anche da qui nasce la sensazione di déjà-vu), ma diventano sempre più rilevanti man mano che si avvicina l’ora X di Parigi. Per questo è cruciale combattere quel senso di scoramento che deriva dalla sensazione di aver già sentito o scritto quelle parole.

E quale posto migliore di Helsinki per pensare che il momento che stiamo vivendo non è la replica del passato ma l’alba di un nuovo giorno? Da queste parti, com’è noto, d’estate il sole non tramonta mai, ma l’esperienza diretta è impressionante. L’ultima sera della conferenza rientro in hotel verso la mezzanotte che ancora non ha fatto buio. Fuori la luce è quella delle 8 di sera in Italia. Quella notte ho dell’arretrato da finire e vado avanti a lavorare fino alle 2. Quando guardo fuori dalla finestra il sole è già alto.

Nonostante i suoi palazzi in stile sovietico (nella capitale finlandese si sente ancora l’influenza della passata dominazione di Mosca), Helsinki sembra sorridere nella luce del mattino. Andando a letto col sole già alto mi rendo conto che davvero nessun giorno è uguale all’altro. Anche quando sembra di vivere “il giorno della marmotta” come nel celeberrimo film di successo negli anni ’90, in realtà è sempre l’alba di un nuovo giorno, con nuove possibilità davanti a noi. Ma il sole d’estate ad Helsinki dura poco. Bisogna affrettarsi a cogliere queste opportunità prima che torni il buio del lungo inverno, che caratterizza queste terre. Speriamo che i semi gettati nell’estate di Helsinki germoglino a Parigi a dicembre.