Per i climate skeptical investe troppi soldi nelle rinnovabili

In Usa c’è chi se la prende con Apple perché investe troppo in…rinnovabili

Ma persino il 53% degli elettori repubblicani appoggia le iniziative contro le emissioni di CO2

[4 marzo 2014]

L’amministratore delegato della Apple, Tim Cook, intervenendo al meeting annuale degli azionisti della multinazionale dell’elettronica, è stato decisissimo: «Se si vuole investire nel futuro di Apple, è meglio avere un interesse per il futuro del pianeta». Cook ha rintuzzato così l’attacco di un think tank conservatore, il National center for public policy research (Ncppr), che aveva pesantemente attaccato la Apple per aver assunto Lisa Jackson, l’ex direttrice dell’Environmental protection agency (Epa) e per la decisione di concentrarsi sulla sostenibilità della produzione di gadget elettronici.

Prima dell’assemblea Apple, il Ncppr in un comunicato stampa aveva avvertito gli azionisti che «Le norme ambientali imposte dal governo potrebbero essere un male per il business ed  Apple dovrebbe fare di più per combatterle».

Cook non si è fatto intimidire dallo sgangherato attacco dei climate skeptical ed ha risposto «Facciamo già un sacco di cose per motivi che vanno oltre profitto. Vogliamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato». Poi, rivolgendosi agli azionisti che sostenevano le posizioni del Ncppr, ha detto: «Se volete che faccia le cose solo per ragioni di ritorno degli investimenti, dovreste uscire da questi stock», insomma, potete anche andare ad investire i vostri soldi da un’altra parte.

Quelli dell’Ncppr non l’hanno presa bene ed hanno cercato di rilanciare: «Dopo il meeting di oggi, gli investitori possono essere certi che Apple sta sprecando una quantità incalcolabile di denaro degli azionisti per combattere il cosiddetto cambiamento climatico. L’unica domanda che rimane è: quanto?»

Mentre alcuni amministratori delegati delle multinazionali Usa non sfidano gli eco-scettici e dicono più o meno che la risoluzione del global warming spetta a Dio, non alle companies, la Apple (anche dopo le figuracce cinesi su tutela del lavoro e dell’ambiente) ha preso diverse iniziative. Con la leadership di Cook, ha incrementato massicciamente l’utilizzo di energie rinnovabili rispetto ai combustibili fossili, portandolo dal 35 al 75% e punta al 100%. Per questo nel 2013 la multinazionale di Cupertino ha annunciato di voler costruire a Mesa, in Arizona , uno dei più grandi impianti solari del mondo. E mentre il Ncppr  urla per far credere che si tratti di una catastrofe per gli azionisti, i numeri dicono il contrario: il progetto produrrà circa 11 milioni di dollari di fatturato annuo ed aggiungerà 7.400 posti di lavoro a Cupertino.

Ma per i climate skeptical arrivano brutte notizie anche dalla politica e soprattutto dall’elettorato che credono di rappresentare: quello repubblicano.  Infatti il sondaggio “Survey on EPA Carbon Regulations in 9 Senate Battleground States”, commissionato dal Natural Resources Defense Council (Nrdc) dimostra che gli americani appoggiano i limiti all’inquinamento da carbone proposti dall’Epa.

Nonostante i candidati “ambientalisti” vengano praticamente tutti eletti quando hanno contro eco-scettici dichiarati, anche se gli americani ogni giorno hanno davanti agli occhi i segni di imponenti cambiamenti climatici, mentre si avvicinano le elezioni di medio termine, gli strateghi del Partito Repubblicano, sostenuti da think tank come il Ncppr, sono ancora convinti che i candidati conservatori trarranno vantaggio elettorale se si opporranno alle politiche contro l’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico e se continueranno nell’opera di denigrazione delle proposte dell’Epa per tagliare del 40% le missioni delle centrali elettriche più inquinanti.

Ma i repubblicani, se continuano a dar retta ai loro finanziatori delle Big Oil e dei King Carbon, rischiano di avere altre brutte sorprese: «Il fatto è che gli elettori vogliono che questi impianti ripuliscano il  loro inquinamento da anidride carbonica – dice Heather Taylor, direttrice dal Ndrc Action Fund –  I senatori devono prenderne atto. Più di due terzi degli elettori in diversi stati contesi dicono che l’Epa dovrebbe limitare l’inquinamento da anidride carbonica dalle centrali elettriche». Il nuovo sondaggio condotto dall’ Harstad Strategic Research, dice che la pensano così il  53% dei repubblicani, il 63% degli Indipendenti e l’ 87% dei democratici.

Quando l’Ndrc ha commissionato il sondaggio in molti credevano che si trattasse di un’iniziativa autolesionista degli ambientalisti, ma la Taylor spiega: «Noi non la vedevamo come una mossa rischiosa perché sappiamo che gli elettori hanno sempre sostenuto l’energia pulita e l’azione per il clima in innumerevoli indagini, e nelle elezioni del 2012». L’associazione ambientalista ha fatto anche di più: ha chiesto che il sondaggio si concentrasse sugli elettori di Stati Usa considerati tra quelli meno interessati ai temi ambientali:  Arkansas, Louisiana, Alaska, North Carolina, Iowa, Michigan, Virginia, Colorado e New Hampshire, la maggior parte dei quali sono considerati “purple” cioè incerti se non addirittura “red” cioè sicuramente repubblicani.  «Eppure – aggiunge la Taylor – anche all’interno delle comunità più conservatrici, le persone sostengono  con un ampio margine la riduzione del pericoloso inquinamento da carbonio».

L’altra cosa che dovrebbe preoccupare molto i repubblicani è che le donne sono molto più “ambientaliste” degli uomini, anche perché molti scontri elettorali più incerti tra repubblicani e democratici si giocheranno proprio sul voto femminile  che i conservatori stanno disperatamente cercando di recuperare. Ora sanno che tra i problemi che preoccupano di più le donne americane ci sono le emissioni inquinanti dalle centrali elettriche e dalle industrie. Il 72% delle donne statunitensi (contro solo  il 19% di eco-scettiche)   è convinta che «Abbiamo un obbligo morale nei confronti delle generazioni future per rendere l’aria più sicuro da respirare  e il clima più stabile . conclude la Taylor –  il che inizia con il ritenere le holding delle centrali responsabili per il carbonio che pompano nei nostri cieli».

Ma anche dagli elettori maschi non vengono buone notizie per repubblicani ed i climate skeptical: il 61% contro il 35% vuole ridurre l’inquinamento atmosferico, tra questi c’è il 53% degli elettori repubblicani dei quali solo il 39% è d’accordo con la linea filo-industriale del partito. Tra i maschi democratici l’87% è favorevole alle misure dell’Epa e l’8% contrario. E i dati non cambiamo se si guarda alle aree geografiche: negli Stati del nord sono favorevoli all’Epa il 69% degli elettori e contrari il  25%, al sud  è a favore il 64% e si oppone il 28%.

Quindi ha ragione Tim Cook  a  sbertucciare i suoi azionisti eco-scettici: il cambiamento climatico ribalta le convinzioni politiche e gli elettori/azionisti chiedono di fare la cosa giusta sul clima. Anche i candidati alle elezioni farebbero bene a prestarci maggiore attenzione.