Ecoscettici, per convincerli non serve nemmeno la pedagogia delle catastrofi

La maggioranza degli evangelici Usa crede nell’apocalisse, ma non nel cambiamento climatico

[26 novembre 2014]

Che cosa ci vuole per convincere gli ecoscettici che il global warming, il riscaldamento globale, è un fenomeno reale, in atto e che dipende in gran parte dalle attività antropiche? Molti scienziati ed esperti di comunicazione pensano che la serie catastrofica di siccità, inondazioni, ondate di calore e catastrofi naturali che stanno colpendo un po’ tutto il Pianeta, Italia compresa, potrebbe iniziare a cambiare la menti degli a ecoscettici. E’ quella che si chiama “pedagogia delle catastrofi”.  Ma nuovo studio, “The impacts of temperature anomalies and political orientation on perceived winter warming”, pubblicato su Nature Climate Change da un team di ricercatori delle università del Michigan e dell’Oklahoma e dell’American University di Washington DC, dice che la teoria non funziona.

Secondo il team, guidato da Aaron M. McCright, del Department of sociology, and environmental science and policy program della Michigan State University, «solo il 35%  dei cittadini americani crede il global warming sia stata la causa principale delle temperature anormalmente alte durante l’inverno del 2012». McCright sottolinea che «sul riscaldamento globale, molte persone si sono già formate le loro mentalità e anche con questo clima estremo non hanno intenzione di cambiarle».

La National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa) ha evidenziato che quello del 2012 è stato il quarto inverno più caldo negli Usa almeno al 1895, circa l’80% dei cittadini statunitensi dice che le temperature invernali nella loro zona erano più calde del solito. I ricercatori hanno analizzato i dati di un sondaggio realizzato dalla Gallup nel marzo 2012 su di più di 1.000 persone, in particolare come le risposte degli individui corrispondessero alle temperature reali nei loro stati d’origine e dicono che «le percezioni delle temperature invernali più calde sembravano seguire le temperature osservate».

Per McCright, «questi risultati sono promettenti perché ci auguriamo che la gente percepisca con precisione la realtà che è intorno a loro, in modo che possa  adattarsi di conseguenza al clima». Ma  il problema è venuto quando si è trattato di attribuire il tempo anormalmente caldo al riscaldamento globale: gli intervistati  sono rimasti delle loro convinzioni e non sono stati influenzati dalle temperature reali.

Lo studio conferma quel che ribadiscono altre ricerche anche recenti: l’appartenenza politica e religiosa ha un ruolo significativo nel determinare le convinzioni sul global warming. «Le persone che si identificano come repubblicani tendono a dubitare dell’esistenza del riscaldamento globale, mentre i democratici in generale ci credono», sottolineano i ricercatori della Michigan State University.

Eppure l’anomalo inverno caldo statunitense è stato solo un episodio di una serie continua di eventi “eccezionali”, come la mortale ondata di calore in Russia nel  2010, l’uragano Sandy che ha colpito New York nel 2012 e il tifone del 2013 che ha devastato le Filippine, tutte catastrofi che in molti  credevano avrebbe iniziato a convincere gli eco-scettici dell’esistenza e del percolo imminente del riscaldamento globale.

McCright conclude: «Si è fatto un gran parlare tra gli scienziati del clima, i politici e i giornalisti sul fatto che gli inverni più caldi come questo avrebbero cambiato le menti delle persone. Sul fatto che se più persone sono esposte al cambiamento climatico, più ne saranno convinti. Questo studio suggerisce che non è così».

Le conclusioni alle quali è arrivato il team di McCright sono simili ai risultati di un recentissimo sondaggio (Believers, Sympathizers, and Skeptics: Why Americans are Conflicted about Climate Change, Environmental Policy, and Science) pubblicato dal  Public Religion Research Institute in partnership con l’American Academy of Religion che dimostra che per il 69% cento degli americani ci sono prove solide che le temperature della Terra sono in aumento. Una buona notizia, visto che fino a ora, nonostante l’ondata di freddo che colpisce gli Stati uniti, il 2014 è stato fino ad ora l’anno più caldo mai registrato negli Usa continentali. Ma i sondaggisti hanno chiesto anche quale sia la causa delle recenti calamità naturali, e le risposte da alcuni gruppi religiosi potrebbero avere un impatto su come gli Usa risponderanno al cambiamento climatico.

Infatti, se il 62% degli intervistati attribuisce la causa delle catastrofi naturali al cambiamento climatico, il 49% pensa che si tratti della biblica “fine dei tempi”. Tra i protestanti evangelici bianchi la cosa si ribalta: il 77% pensa che siano i segnali dell’apocalisse e solo il 49% che sia il cambiamento climatico (le percentuali superano il 100% perché si poteva dare più di una risposta).

ThinkProgress avverte che «questa visione fatalista degli impatti causati in parte dalla combustione dei combustibili fossili potrebbe influenzare le risposte politiche nazionali al problema. Più della metà degli intervistati (53%) ritiene che Dio non avrebbe intercedere se gli esseri umani stanno distruggendo la Terra, mentre il 39% ha detto che Dio dovrebbe intervenire».

Il Public Religion Research Institute evidenzia che le congregazioni religiose che discutono di cambiamenti climatici in chiesa sono più preoccupate. Tra gli intervistati che frequentano le funzioni religiose almeno una volta o due volte al mese, il 36% ha detto che il loro leader religioso parla di cambiamenti climatici spesso o qualche volta e sono questi i fedeli più preoccupati per i cambiamenti climatici.

Anche nella Chiesa cattolica la divisione etnica è netta:  il 71% degli ispanici americani sono “molto” o “abbastanza” preoccupati per l’impatto del cambiamento climatico, così come lo sono il 57% degli afroamericani, mentre solo il 43% per cento dei bianchi americani sono preoccupati.

Al di là dell’appartenenza politica, è chiaro che l’esperienza diretta in questo caso conta: le minoranze etniche subiscono in maniera sproporzionata l’effetto dell’inquinamento e molte minoranze sono immigrate negli Usa da Paesi duramente  colpiti dal cambiamento climatico. In questo caso la pedagogia della catastrofe – ma anche il retroterra culturale – sembra avere effetto ed anche la maggior parte degli americani (54%) ritiene che il cambiamento climatico avrà un forte impatto sulle persone nei Paesi in via di sviluppo, mentre solo il 33% pensa che avrà un impatto negli Usa e addirittura solo il 24% sul suo stile di vita personale.

Come fa notare ThinkProgress, «gli evangelici bianchi sono elettori entusiasti e sono stati vigorosamente presenti durante la campagna elettorale di medio termine di quest’anno per dare repubblicani la maggioranza in entrambe le camere del Congresso. I leader repubblicani di Camera e Senato si oppongono azioni intraprese dall’amministrazione Obama per affrontare il cambiamento climatico ed hanno nel mirino i limiti ai  gas serra nel prossimo congresso».

Un sondaggio di LifeWay Research del 2013 aveva rivelato che il 54% dei pastori protestanti non era d’accordo conl’affermazione «Credo che il global warming sia reale e di origine umana» e Scott McConnell, direttore di LifeWay, sottolinea che «Le opinioni dei pastori sul riscaldamento globale riflettono le loro convinzioni politiche. Il 76% dei pastori che si identificano come Democratici hanno concordato fortemente, mentre lo fanno solo il 7% dei pastori che si identificano come  repubblicani».

Fortunatamente ci sono anche comunità religiose in prima linea contro il cambiamento climatico, gruppi come Light, Interfaith Moral Action on Climate, and the Good Steward Campaign  stanno organizzando le comunità religiose per n’azione collettiva sul cambiamento climatico, spesso ecumenicamente, e un’organizzazione evangelica a marzo ha chiesto al presidente Obama di parlare del cambiamento climatico con Papa Francesco.