Efficienza energetica e pacchetto clima-energia 2030, il Consiglio Ue al bivio

[21 ottobre 2014]

Il 23 e 24 ottobre è convocato il Consiglio europeo, sotto la presidenza di turno italiana, per discutere  il pacchetto clima-energia 2030 e gli obiettivi di efficienza energetica, che definiranno la posizione dell’Ue in vista della cruciale Conferenza delle parti Unfccc di Parigi nel 2015.

L’European Alliance to Save Energy (Eu-Ase), la coalizione che comprende multinazionali come Philips, Siemens ed Unilever,  associazioni e leader politici dei 28 Stati membri dell’Ue,  è preoccupata per il fatto che l’Ue non  sembra voler affrontare il cambiamento climatico come occasione per mettersi alla testa della competitività e della sicurezza energetica con politiche che potrebbero allo stesso tempo favorire la crescita e l’occupazione.  Per questo Eu-Ase ha scritto una lettera al presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy ed al primo ministro italiano Matteo Renzi, accompagnata da una nota che spiega che «Di fronte a queste esigenze apparentemente in competizione c’è una soluzione che si distingue: utilizzare meno energia. Un’Europa forte è un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse ed attualmente  la migliore risposta dell’Ue alle sfide climatiche, alla sicurezza economica ed energetica è quella di fare di più con meno».

Questo “club” di grandi imprese virtuose  «è fermamente convinto che un obiettivo vincolante di efficienza energetica di almeno il 40% dell’energia finale sia un elemento chiave per l’approvazione di un europeo  pacchetto clima ed energia credibile»

L’ European Alliance to Save Energy  elenca i vantaggi che deriverebbero da obiettivi europei più ambiziosi:

Riduzione delle importazioni di gas: L’Ue è il maggiore importatore di energia nel mondo. La dipendenza dall’importazione di energia è aumentata rapidamente dal 1990, quando era pari al 40% rispetto al 53,8% nel 2011. Recenti analisi della Commissione dimostrano  che per ogni aumento dell’1% dei risparmi energetici dell’Ue, le importazioni di gas dell’Unione europea caleranno del 2,6%, sottolineando i benefici molto significativi per sicurezza energetica di un obiettivo di efficienza energetica del 40%.

Crescita e occupazione: La valutazione d’impatto della Commissione per il pacchetto clima e energia 2030 ha dimostrato che un pacchetto che comprenda un ruolo forte per l’efficienza energetica ha un impatto sul PIL più positivo: il 40% di risparmio energetico nel 2030 produrrà un aumento del 4,5% del  PIL rispetto a solo l’1% dell’aumento del PIL se verrà approvato un obiettivo del 30%.

Riduzione dei costi dell’azione per il clima: Il taglio dei gas serra attraverso l’introduzione di un ambizioso obiettivo del 40% di efficienza energetica potrebbe ridurre i costi energetici dell’Ue di  ben un trilione – 2 trilioni di euro durante il periodo 2020 – 2030.

Competitività: Un obiettivo vincolante di efficienza energetica del 40% nel 2030, insieme ad una serie di riforme strutturali focalizzate sull’utilizzo di mercato, economiche, finanziarie  e di riforme istituzionali per sbloccare la crescita dell’efficienza energetica, invieranno l segnale necessario alle imprese per oncentrarsi sugli investimenti in R & S, sule catene di rifornimento sulla distribuzione di queste tecnologie.

«Le decisioni prese dai capi di Stato e di governo questa settimana determineranno il futuro della sicurezza e la prosperità dei cittadini europei per le generazioni a venire – conclude l’Eu-Ase – Speriamo che facciano le scelte giuste».

A non esser per niente convinto che i politici europei faranno le scelte giuste è Jim Skea, vice-presidente dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc) che ha detto in un’intersta alla BBC che «Il piano dell’Ue di ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2030 è troppo debole» e che  i gverni dovrebbero impegnarsi per tagli delle emissioni «straordinari e senza precedenti».

Un portavoce della commissaria uscente all’azione climatica Connie Hedegaard ha dichiarato: «Il nostro obiettivo del 40% è in linea con la scienza in quanto ci mette sulla strada giusta per raggiungere il nostro obiettivo 2050 di ridurre le emissioni dell’ 80% – 5%. Questo è ciò che, secondo l’Ipcc, i Paesi sviluppati dovranno ridurre entro il 2050,  per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 2°C».

Ma Skea, che lavora all’Imperial College London ed è vice-presidente del Working Group III mitigating of climate change dell’Ipcc ha ribattuto che «L’obiettivo dell’Ue del 40% per il 2030 non porterebbe ai tagli desiderati entro la metà del secolo». Skea sembra voler rispondere anche all’Eu-Ase: «Le semplici misure di protezione del clima – come il risparmio energetico – che sono già state “saccheggiate”, lasciano a futuri leader il compito di introdurre nuove tecnologie pulite in ogni ambito della vita. Non credo che molte persone abbiano capito quanto sia grande questo compito. E’ assolutamente straordinario e senza precedenti. La mia ipotesi è che il 40% per il 2030 sia troppo poco e troppo tardi se vogliamo veramente prendere sul serio i nostri obiettivi a lungo termine»

Il vicepresidente dell’Ipcc è convinto che alcuni politici non siano in grado di fare i conti per capire quali siano i passi per trasformare passo-passo l’economia energetica da quella degli anni ’90 alla  rivoluzione della produzione e dei consumi richiesta dagli obiettivi per il 2050. Secondo lui, «L’attuale posizione della Commissione Ue significa che i futuri leader dovranno fare un triplice taglio in soli 20 anni, il che credo sia poco credibile. I governi stanno fissando obiettivi sulla base di quello che sembra essere politicamente realizzabile, piuttosto che da ciò che è necessario per trasformare il nostro modo di produrre ed  usare l’energia».

Mentre Paesi come la Polonia frenano e cercano di mantenere le ambizioni climatiche dell’Ue al livello più basso possibile, Skea sottolinea che «Per l’Europa il modo migliore per ridurre le emissioni, è far aumentare gli standard di efficienza in tutti i prodotti che utilizzano energia» ed ai politici che recentemente si sono lamentati per il fatto che i nuovi standard di efficienza europei negano alla gente l’opportunità di acquistare i migliori aspirapolvere, Skea ribatte: «Gli standard di settore che tolgono i macchinari meno efficienti dal mercato, avvantaggiano i consumatori senza un eccessivo dolore politico».