El Niño sta tornando: 75 – 80% di probabilità che ci sia un nuovo episodio nei prossimi 3 mesi

L’allarme lanciato dalla World meteorogical organization: maggiore probabilità di alluvioni e siccità

[28 novembre 2018]

Secondo il bollettino “El Niño/La Niiña Update” pubblicato dalla World meteorological organization (Wmo) «La probabilità che un episodio di El Niño si sviluppi entro febbraio 2019 è dal 75 al  80%, ma non dovrebbe essere di forte intensità».

Alla Wmo spiegano che «In alcune regioni del Pacifico Tropicale le temperature di superficie del mare corrispondono già a  à un episodio El Niño di debole intensità, ma non sono state ancora osservate le condizioni atmosferiche corrispondenti.

La El Niño/Southern Oscillation (Enso) è un fenomeno naturale caratterizzato da fluttuazioni delle temperature sulla superficie dell’Oceano Pacifico equatoriale e da variazioni della circolazione atmosferica e l’Enso esercita una grande influenza sulle condizioni climatiche in numerose regioni del mondo e sulle temperature globali. I progressi in termini di comprensione e di modellizzazione dell’Enso, resi possibili da vasti programmi di osservazione e di lavori di ricerca coordinati, hanno permesso di migliorare le capacità operative, di sorveglianza e previsione e, conseguentemente, di aiutare la comunità globale a prepararsi ai rischi – forti piogge, inondazioni e siccità – di El Niño.

Il bollettino Wmo sottolinea che «Da ottobre 2018, le temperature di superficie del mare nel Pacifico centro-orientale corrispondono a un’anomalia El Niño di debole intensità. Ma l’atmosfera non ha ancora reagito a questo aumento della temperatura e i venti ad alta quota, la nuvolosità e la pressione al livello del mare non sono ancora caratteristici di un episodio El Niño. Secondo la previsione dei modelli, la situazione potrebbe cambiare nel corso dei due o tre prossimi mesi. La probabilità che un episodio El Niño avvenga per il periodo dicembre 2018–febbraio 2019 è stimata intorno al 75 –  80 %; quanto a quella che prosegua da febbraio ad aprile 2019, è di circa il 60%». Sempre secondo le previsioni dei modelli: «L’anomalia sarà compresa tra delle condizioni neutre e calde e con un’intensità moderata e la temperatura di superficie del mare raggiungerà, al suo massimo, dei valori posti tra gli 0,8 e gli 1,2 gradi Celsius circa al di sopra della norma».

Secondo la Wmo, le possibilità di un episodio di El Niño di forte intensità, cioè con un aumento delle temperature di superficie nell’Oceano Pacifico tropicale di almeno 1,5° C al di sopra della norma, «E’ attualmente debole».

Maxx Dilley, direttore dell’ufficio Climate prediction and adaptation della Wmo, conferma e conclude che «L’episodio El Niño previsto non dovrebbe essere così forte come quello del 2015-2016, che ha innescato delle siccità, delle inondazioni e degli sbiancamenti dei coralli in diverse regioni del mondo. Ma, anche così.  può avere degli effetti considerevoli sui regimi delle precipitazioni e le temperature in numerose regioni, il che avrebbe conseguenze non trascurabili sul settore agricolo e la sicurezza alimentare, così come per la gestione delle risorse idriche e la salute pubblica. Inoltre, insieme al cambiamento climatico a lungo termine, questo episodio nel 2019 potrebbe spingere ancora di più le temperature verso l’alto a livello planetario».

L’El Niño/La Niiña Update è accompagnato dal Global seasonal climate update, un bollettino stagionale sul clima secondo il quale «I regimi delle precipitazioni previsti per il periodo che va da dicembre a febbraio somigliano a quelli generalmente associati al fenomeno El Niño. Ma in alcune regioni  le precipitazioni sono state deboli o non corrispondono ai livelli di un episodio El Niño».

Il Global seasonal climate update per il periodo dicembre 2018 – febbraio 2019 è stato realizzato grazie ai modelli di previsione globali dei Wmo Regional Climate Centres, dei Regional Climate Outlook Forums e dei National Meteorological and Hydrological Services e,  secondo le sue previsioni,  nella maggior parte delle regioni di Asia, Europa, America del Nord e del Sud, Caraibi, Africa, Australia e Indonesia, la bilancia pende verso temperature dell’aria in superficie superiori alla media. Farebbero eccezione alcune aree del Sud America – soprattutto la parte meridionale –, una gran parte del sud-est dell’America del Nord e alcune regioni dell’Europa nord-occidentale e dell’asia centro-meridionale. Ma il bollettino stagionale Wmo avverte che «La maggioranza delle regioni dove il trend è verso una temperatura superiore al normale avevano già raggiunto, tra agosto e ottobre 2018, delle anomalie positive della temperatura».

La Wmo prevede «Una probabilità accresciuta di precipitazioni inferiori alla norma nei Caraibi, in America centrale, in alcune regioni del nord dell’America del Sud, nelle isole dell’Asia del sud-est, nella frangia meridionale dell’arcipelago indonesiano, in alcune isole del Pacifico del Sud, in alcune regioni dell’Africa del sud-ovest e dell’Africa equatoriale, nel sud-ovest della costa tropicale dell’America del Sud e nella parte meridionale dell’America del Sud».

Al contrario, le precipitazioni dovrebbero essere superiori al normale in alcune aree dell’America del Nord, nel sud-est dell’America del Sud, nel nord-est dell’America del Nord, nell’Asia centrale e settentrionale, nel sud-est asiatico, in alcune parti dell’Oceania e dell’Europa. Delle precipitazioni vicine alla norma sono previste in alcune regioni interne del nord dell’Africa tropicale».