Elezioni Usa, Greenpeace: «Ha vinto il fanatismo e l’odio». Legambiente: «Preoccupati per il futuro delle politiche ambientali»

L’azione climatica continua. Viene meno la leadership climatica Usa. L’Ue recuperi il suo ruolo guida

[9 novembre 2016]

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Dopo che Donald Trump, contro ogni pronostico e smentendo i sondaggi, è stato eletto presidente degli Stati Uniti d’America, interviene la direttrice esecutiva di Greenpeace Usa, Annie Leonard, e non è certo tenera con Trump: «I nostri cuori oggi sono con i milioni di persone che hanno votato contro il fanatismo e l’odio e ora devono accettare il fatto che l’uomo che le ha ridicolizzate e minacciate  per mesi è il presidente eletto degli Stati Uniti. La paura può aver vinto queste elezioni, ma il coraggio, la speranza e la perseveranza prevarranno. Greenpeace e milioni di persone in tutto il mondo hanno tutto il potere necessario per combattere il cambiamento climatico e creare un mondo giusto per tutti. Usiamo questo momento per ridare energia alla lotta per il clima e la lotta per i diritti umani in tutto il mondo».

mentre arrivano i primi auguri istituzionali, Legambiente non nasconde le sue preoccupazioni «per il futuro delle politiche ambientali e per la linea che gli Stati Uniti adotteranno durante la Cop22 a Marrakesh».  Ma sull’accordo di Parigi, l’associazione ambientalista non ha nessuno dubbio: «La spinta impressa dalla ratifica dell’Accordo di Parigi non può essere arrestata da un solo Paese seppure molto importante come gli Stati Uniti, vista la grave crisi climatica che tocchiamo con mano ogni giorno. Per altro Trump non può ritirare gli Stati Uniti dall’accordo, essendo stato ratificato sulla base della Convenzione quadro sul clima già ratificato dal Senato americano durante la presidenza di Bush padre. E gli impegni di riduzione assunti dall’Amministrazione Obama non possono essere rimessi in discussione in quanto saranno attuati attraverso norme già entrate in vigore. Vanno, infatti, tenuti presente gli impegni di molte città e stati americani, insieme ad ampi settori dell’industria, a favore dell’Accordo di Parigi».

La presidente nazionale di Legambiente, Rossella Muroni, fa sue le parole di colui che la candidatura di Hillary Clinto ha fatto diventare un grande sconfitto: «Ha ragione Obama: il sole sorgerà lo stesso domani. – anche se per la partita ambientale e climatica si apre una fase critica. Non è ancora chiaro se il neo Presidente seguirà l’approccio pro-industria fossile della campagna elettorale o piuttosto quello aperto e collaborativo dimostrato poco ore fa durante il suo discorso di accettazione e se dunque l’azione climatica contro i cambiamenti climatici continuerà con o senza l’appoggio degli Usa. La Cop 21 ha avuto il grande merito di essere stato un momento di condivisione sentito da tutti, un momento importante che speriamo si possa replicare anche a Marrakesh anche se le elezioni americane rischiano di mettere in discussione gli impegni individuati. Una leadership, quella americana, che ora sembra venir meno e che rende ancora più vitale il ruolo di guida dell’Unione Europea. L’elezione presidenziale di quest’oggi negli Usa deve spingere l’Europa ad un ruolo da leader internazionale, perché non si può più nascondere dietro Usa e Cina, rinnovando il suo impegno nella lotta ai cambiamenti climatici con azioni decisive e innovative. A Marrakech non si perda questa occasione e si realizzi davvero una conferenza dell’azione definendo impegni stringenti, concreti, globali, seri ed ambiziosi da mettere subito in pratica».