Coldiretti: la siccità colpisce pesantemente tutta l’agricoltura toscana

Emergenza siccità in Toscana, al via il piano straordinario di interventi

I geologi accusano, l’assessore regionale all’ambiente risponde

[27 giugno 2017]

Lo scenario emerso dalla riunione, presieduta dal presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, per individuare le azioni in grado di fronteggiare l’emergenza siccità, è preoccupante: «Da ottobre a oggi in Toscana sono piovuti almeno 200 millimetri di acqua in meno della media. Un terzo dell’acqua che piove di solito in un anno manca all’appello, in alcune zone, specie nella Toscana sud la percentuale sale anche al 50%».

L’incontro, che ha visto la partecipazione degli assessori regionali Federica Fratoni e Stefano Ciuoffo, dell’Autorità idrica, del Lamma e di rappresentanti delle associazioni agricole, è servito a mettere le basi per la predisposizione di un piano straordinario di interventi indirizzato soprattutto alle zone più colpite dalla crisi idrica e la Regione spiega che «Il piano prevede alcuni interventi in risposta all’emergenza (25 pozzi, per cui l’iter è già partito e che dovrebbero entrare in funzione nel giro di qualche settimana e un’opera irrigua per rispondere a un’esigenza immediata per l’agricoltura in Val di Cornia) e opere da realizzare nel medio e lungo periodo per garantire la risorsa idrica nelle zone con maggiori difficoltà».

Rosso ha annunciato l’invio al Governo della richiesta di stato d’emergenza nazionale e ha evidenziato che «L’accoglimento di questa richiesta permetterebbe di avere risorse per attuare i primi interventi emergenziali e anche di ottenere le deroghe necessarie per velocizzare la loro realizzazione. Queste situazioni di emergenza idrica stanno diventando sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico e dobbiamo fronteggiarle con azioni che ci garantiscano anche nel futuro. L’ultimo piano da 120 milioni di euro varato nel 2012 a seguito di un’altra crisi idrica (piano di cui l’80% delle opere sono state realizzate e il 15 sono in fase di completamento) ha permesso di attenuare i disagi di questa fase di emergenza. Così dobbiamo attrezzarci da subito per il futuro, inserendo nel piano 2017 un pacchetto di interventi per le zone dove i disagi sono oggi maggiori. La mia idea è quella di integrare la costruzione di alcune grandi opere, con un’azione capillare da attivarsi su tutto il territorio, verificando le condizioni per il recupero e l’utilizzo delle migliaia di piccoli invasi pubblici e priva ti che già esistono».

Ma la presidente dell’Ordine dei geologi della Toscana, Maria Teresa Fagioli dice che  la Regione preferisce «la ricetta proibizionista (divieto di lavare auto , irrigare giardini, ecc) rispetto a quella di una gestione attenta preceduta da una programmazione consapevole della risorsa idrica. Tutte questioni per cui noi Geologi ci battiamo da tempo. La siccità non è un problema esclusivamente meteo, ma anche di scelte politiche miopi. In materia di gestione della risorsa idrica, la Regione dimostra di avere ancora molto da imparare da quelle Provincie cui ha prima addossato e quindi sottratto le relative competenze».

La Fagioli ricorda che «L’acqua c’è, ma è “invisibile”. Della risorsa idrica dolce, potenzialmente potabile, tolta quella accumulata come ghiaccio nelle calotte polari, il 97% sta sottoterra e quindi è invisibile. Per questo, proibire è più facile che programmare e la gestione di qualcosa che non si vede richiede, non solo, non tanto, burocrazia quanto impegno, conoscenza scientifica e professionalità». Senza dimenticare il calo delle precipitazioni: «Le immagini dei fiumi in secca sono certo inquietanti, ma non tutto il problema è dovuto a cambiamenti climatici. Dovrebbero preoccuparci maggiormente le percentuali di perdite degli acquedotti che arrivano al 40%, perdite dovute non a incompetenza o negligenza, ma al mero fatto che costa di meno aumentare i pompaggi che tappare i buchi di una rete di distribuzione colabrodo. E i pompaggi maggiori, soprattutto sulla costa, minacciata dall’ingresso dell’acqua salata, sono proprio nel periodo estivo, più critico per le falde».

Per la presidente dell’ordine dei geologi della Toscana «Dovrebbe ormai essere chiaro a tutti, anche ad amministratori e politici, che la crisi idrica la si previene investendo sulla gestione consapevole basata su una conoscenza dettagliata della presenza, quantità e qualità delle risorse in quella parte di mondo che sta sotto i nostri piedi: il sottosuolo. I geologi, che il sottosuolo lo studiano professionalmente e scientificamente, questo lo dicono da tempo. Ma ciò non fa notizia. Fa invece notizia quando un rabdomante, insigne paragnosta, (nonché titolare di una impresetta di perforazione) con tanto di incarico di docenza presso una Università Esoterica suggerisce di andare a cercare acqua sottoterra dove i suoi poteri paranormali gli indicano. Sembra quasi che il senso mediatico dell’intera questione sia quello di favorire i poteri medianici rispetto alla scienza. Ecco perché mi piacerebbe capire se chi propone una confronto con pari dignità tra l’Autorità idrica Toscana e una autorità… esoterica, quando ha mal di denti vada dal dentista o dallo stregone. Non sarà forse che col vento di crociata che tira tra Occidente “civile” e pronipoti del Feroce Saladino (che non fosse altro in materia di acqua civile lo era davvero) stiamo avviandoci tutti insieme verso un novello medioevo?»

All’Ordine dei geologi arriva subito la risposta dell’assessore regionale all’ambiente Fratoni: «La siccità è un fenomeno che si gestisce e non si affronta dettando divieti. La Regione su questo è in perfetta linea con quanto sostiene l’Ordine dei geologi. Sta di fatto che non ha previsto alcun veto, in particolare per quanto riguarda l’uso di acqua, ma ha programmato interventi e continua a farlo. L’ultimo piano da 120 milioni di euro è stato varato nel 2012 e ad oggi l’80% delle opere sono state realizzate, mentre il 15 % sono in fase di completamento: è stato questo che ha permesso di attenuare i disagi della fase di emergenza attuale. Grazie all’applicazione della nostra legge 24 del 2012 che disciplina le emergenze idrica e idropotabile, abbiamo poi programmato nuove opere che ci aiuteranno a mitigare gli effetti della riduzione delle piogge avvenuta nell’ultimo semestre. Tutto questo mi sembra ben lontano dalla scelta proibizionista e improntato nell’ottica della programmazione».

Alessandro Mazzei, direttore dell’Autorità Idrica Toscana, conferma che «Grazie ad alcuni importanti interventi del settore, effettuati nel 2012, abbiamo già dato soluzione a molte aree della regione, dove oggi la situazione è sotto controllo. Adesso, insieme agli interventi emergenziali che abbiamo già messo in opera per i prossimi due mesi estivi, servirà dare il via ad alcuni investimenti strutturali a medio termine che diano una maggiore sicurezza futura per la captazione di acqua sia all’Isola d’Elba sia nella zona sud del fiume Merse».

Per alleviare la situazione servirebbe la pioggia «Ma La situazione non muterà di molto nei prossimi giorni – ha spiegato Bernardo Gozzini del Lamma – Una perturbazione che dovrebbe apportare pioggia dovrebbe invece arrivare tra poco meno di una settimana, intorno a giovedì prossimo. Troppo poco, almeno per ora, per attenuare i disagi».

Syulla questione interviene anche Coldiretti  che evidenzia: «Se sul versante idro-potabile non sembrano presenti particolari allarmi sul versante del rifornimento idrico per l’irrigazione la situazione desta forte preoccupazione. I cambiamenti climatici ripropongono in modo ciclico il problema della risorsa acque che deve essere affrontato in modo strutturale».

I numeri presentati al tavolo dalla Coldiretti Toscana sono impietosi: «Crollata la produzione di cereali del 40%, con punte del 70% per il mais; foraggi, ortaggi, pomodoro da industria  e frutta segnano perdite intorno al 50%, come anche l’apicoltura, non stanno meglio vite ed olivo con danni dal 20 al 40% e pure l’allevamento sia bovino che ovino segna un -10%. La grande sete si è portata via anche fiori e piante in vaso per un 20%. La situazione si presenta di estrema complessità in tutta la regione, dalla piana di Grosseto e la fascia costiera dove non piove da tre mesi con i livelli di falda inferiori al livello della fascia di riferimento.  Anche il livello termico registra uno scarto relativo di +1,1 °C rispetto alla temperatura media nel confronto con il periodo climatico precedente e tale surplus termico registrato è stato in prevalenza determinato dal maggior aumento delle temperature massime, passate dai 21,9 °C ai 22,9 °C. Il deficit di pioggia del maggio 2017, rispetto ai valori del precedente trentennio medio analizzato sulla quasi totalità del territorio regionale, con valori piuttosto marcati in corrispondenza dei principali bacini idrografici, dell’ordine del 50%, corrispondenti a 50-60 mm di pioggia in meno rispetto al periodo medio di riferimento per il periodo».

Tulio Marcelli presidente di Coldiretti Toscana, aggiunge: «La siccità colpisce pesantemente tutta l’agricoltura toscana. Gli agricoltori devono ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni, sono a rischio ortaggi e frutta, cereali e pomodoro, ma anche girasoli, i vigneti e il fieno per l’alimentazione degli animali per la produzione di latte. Ed anche gli olivi in piena fioritura sono sotto stress. La situazione difficile e colpisce a macchia di leopardo tutto il territorio regionale. Con punte più acute in maremma, nella val di Cornia e in val di Chiana ed alla Regione Toscana abbiamo indicato  i settori in emergenza».

Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Toscana, ha ricordato che «In Toscana esistono dai 4 ai 5 mila piccoli invasi spesso in stato di abbandono e che potrebbero rappresentare invece un importante volano per gestire le emergenze idriche. Occorrono investimenti per la loro manutenzione e per garantirne un uso efficiente. Per questo accogliamo con soddisfazione la proposta della Regione di dare vita ad un tavolo di approfondimento per verificare lo stato dell’arte, mettendo a disposizione investimenti per realizzare un reticolo di salvaguardia per la nostra agricoltura. Intanto è necessario continuare l’iter per il riconoscimento dello stato di calamità e garantire in tempi brevissimi alle imprese agricole un minimo di ristoro per quanto riguarda la dilazione dei contributi previdenziali ed i prestiti bancari».