Emissioni dei trasporti marittimi, le Isole Marshall: «Per l’Imo è il momento della verità»

Gli armatori e i Paesi esportatori non vogliono prendere impegni vincolati. Ma le tecnologie per decarbonizzare lo shipping ci sono già

[10 aprile 2018]

L’adozione di una strategia iniziale per la riduzioni di gas serra provenienti dalle navi è il principale punto all’ordine del giorno della 72esima sessione del Marine environment protection committee (Mepc 72) dell’International maritime organization (Imo) iniziata ieri a Londra e che si concluderà il 13 aprile. All’Imo spiegano che «Questa strategia iniziale, che farà da quadro per tutti gli Stati membri dell’Imo, deve mostrare la visione per il futuro del settore dei trasporti marittimi internazionali, fissare livelli ambiziosi per la riduzione delle emissioni di gas serra e definire delle linee guida in materia».

Il Mepc 72  discute anche dell’applicazione di un limite per il tenore di zolfo dell’olio pesante utilizzato a bordo delle navi. Infatti, a partire dal primo gennaio 2010,  questo limite al di fuori delle zone di controllo delle emissioni (Emission control areas) designate sarà abbassato allo 0,50% m/m (massa per massa) e secondo l’Imo, «Questo permetterà di ridurre in maniera significativa le emissioni di ossidi di zolfo (SOX) provenienti dalle navi de manière se dovrebbe avere un’incidenza estremamente positiva sull’ambiente e la salute umana». Inoltre, il Comitato Imo dovrebbe approvare emendamenti che puntano a vietare il trasporto di olio pesante non conforme, salvo per le navi che utilizzano sistemi di abbattimento dei gas di scarico  o gli “scrubbers”.

Tra i numerosi punti all’ordine del giorno del Mepc 72  figura anche la Convention sulla gestione delle acque di zavorra (Convention BWM) entrata in vigore l’8 settembre 2017, secondo la quale «Le navi sono tenute a gestire le loro acque di zavorra per impedire la propagazione di specie acquatiche invasive e potenzialmente pericolose«. Il Comitato dovrebbe anche approvare emendamenti alla Convention BWM per definire il calendario per l’installazione dei sistemi di gestione delle acque di zavorra.

Il Mepc 72 è stata aperto dal segretario generale dell’Imo Kitack Lim ed è presieduta dal giapponese Hideaki Saito, ma  l’intervento che ha più impressionato i delegati il primo giorno è stato quello del ministro alla presidenza e all’ambiente delle Isole Marshall, David Paul, che ha lanciato da Londra un drammatico appello alla comunità internazionale.

Le Marshall sono sede del secondo registri navale del mondo, ma Pau ha annunciato che il suo Paese è disposto a collaborare con altre nazioni sul testo della Strategia Iniziale presentata all’Imo, «ma le Isole Marshall si dissoceranno da qualsiasi risultato se questo non sarà all’altezza della possibilità di raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi».

Rivolto agli oltre 1.000 delegati di oltre 100 Paesi e agli armatori, Paul ha ricordato che «Nei prossimi giorni l’Imo determinerà se i bambini marshallesi nati oggi avranno la possibilità di una vita sicura e prospera o dovranno lasciare la terra dei loro antenati e salpare per gli oceani verso un futuro incerto».  Il suo piccolo Paese insulare disseminato nell’Oceano Pacifico ha un’altezza media sul livello del mare di  2,1 metri e se il riscaldamento globale causerà l’innalzamento degli oceani, le Marshall si troveranno ad affrontare un potenziale disastro.

Dato che nelle Marshall sono registrate molte navi, i traffici marittimi costituiscono anche una parte molto importante dell’economia di questa piccola Nazione che “vende” bandiere agli armatori e Paul ha sottolineato: «Dubito che in questa stanza ci siano molti Paesi che hanno un maggiore interesse economico per i risultati di questo Mepc rispetto alle Isole Marshall, se si considera l’importanza del settore marittimo come percentuale del nostro Pil e la nostra quasi totale dipendenza dallo shipping per il commercio», ma ha aggiunto che «Mentre il testo della Strategia Iniziale sui gas serra rappresenta compromessi significativi per le Isole Marshall e tutte le altre nazioni presenti nell’incontro, dobbiamo riconoscere che non abbiamo fatto un buon lavoro con il testo attuale e richiamo di non trovare l’accordo di tutti».

Ma Paesi molto più grandi e influenti delle Isole Marshall, come, Brasile, Panama e Argentina. stanno facendo resistenza e non vogliono approvare obiettivi dettagliati e vincolanti che temono possano mettere a rischio le loro economie. Per esempio, il Brasile non vuole fissare un obiettivo vincolante perché il 90% del suo commercio internazionale avviene via mare, dato che è molto distante dai principali mercati, «quindi un limite alle emissioni sarebbe ingiusto». Scordandosi che Paesi come le Marshall sono molto più isolati e remoti del Brasile, l’ambasciatore brasiliano all’Imo, Hermano Telles Ribeiro, ha detto a BBC News: «Siamo molto consapevoli del fatto che nessuna misura dovrebbe discriminare i Paesi esportatori e nessuna misura dovrebbe eventualmente favorire altri Paesi esportatori perché sono vicini ai loro mercati e alle loro destinazioni».

Ma gli altri Paesi favorevoli all’accordo fanno notare che ci sono già le  innovazioni necessaria a rendere i motori più puliti e per progettare navi che consumino meno e/o operino a velocità più basse per risparmiare carburante, per non parlare delle vele hi-tech o delle navi elettriche come i traghetti già in funzione in Scozia e Norvegia.

Lars Robert Pedersem, del Baltic and International Maritime Council, una grossa associazione di  compagnie marittime, ribatte che la de carbonizzazione resta un obiettivo «a lunghissimo termine» e sottolinea che le navi attualmente in servizio hanno un’età media di 20 anni, «pertanto apportare modifiche potrebbe essere un processo lento. Un obiettivo di decarbonizzazione del settore navale entro il 2035 o entro il 2050 non è realistico, soprattutto considerando che gli armatori sono cauti riguardo alle nuove tecnologie. Lo shipping è un business molto pratico: non è necessario stabilire un obiettivo che sappiamo già che è impossibile da soddisfare».

Gli armatori si fanno forti del fatto che i trasporti marittimi sono stati esclusi dall’Accordo di Parigi, ma da allora l’Imo ha accettato di stabilire una road map per la decarbonizzazione e Lim, ha detto che l’organizzazione ora si trova «In uno dei momenti più storici negli sforzi globali per combattere il cambiamento climatico» e, consapevole delle profonde divisioni tra i delegati al Mepc 72, ha rivolto loro un appello ad «aprire nuove strade e dimostrare il miglior spirito cooperativo».

A riportare tutti alla drammatica realtà climatica del nostro pianeta è stato ancora una volta Paul, che ha illustrato chiaramente la posizione delle Isole Marshall: ««I guadagni economici  derivanti dalla protezione di un settore sarebbero di gran lunga superati dai costi derivanti dal mancato raggiungimento dei limiti  dell’aumento della temperatura stabiliti nell’Accordo di Parigi. Non ci sarà nulla di più devastante per il commercio globale del costo di dover cercare di adattarsi a un mondo che sarà in media due, tre o quattro gradi più caldo. L’argomento secondo cui l’azione per il clima potrebbe minare la crescita economica è completamente falso. Siamo disposti a lavorare con tutti i Paesi presenti in questa sala per migliorare il testo. Allo stesso tempo devo essere chiaro che le Isole Marshall, che ospitano il secondo più grande registro di bandiere del mondo, si dissoceranno pubblicamente da un risultato del Mepc che non contenga un esplicito livello di ambizione quantificato e coerente con la possibilità di raggiungere gli obiettivi per le temperature dell’Accordo di Parigi. Non tornerò a casa dai miei figli e dai figli del mio Paese, appoggiando un risultato dell’Imo che non riesca ad affrontare la più grande minaccia del secolo. Per l’Imo è arrivato il momento della verità. Il problema non può essere rinviato».