Emissioni di gas serra: l’Ue sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi

[28 ottobre 2014]

La Commissione europea, con il contributo dell’ European Environment Agency (Eea – Agenzia europea per l’ambiente), ha pubblicato il rapporto Trends and projections in Europe 2014 sui progressi relativi all’azione per il clima e dice che «Secondo le stime più recenti, nel 2013 le emissioni di gas a effetto serra dell’Ue sono diminuite dell’1,8% rispetto al 2012 e hanno raggiunto il livello più basso dal 1990».

Secondo Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Eea, «La nostra analisi dimostra che l’Europa è sulla buona strada verso i suoi obiettivi per il 2020. Anche nel contesto di recessione economica degli ultimi anni, possiamo vedere che le politiche e le misure stanno funzionando e hanno svolto un ruolo fondamentale nel raggiungimento di questo risultato intermedio. Ma non c’è spazio per l’autocompiacimento. Le analisi che pubblichiamo oggi evidenziano anche i Paesi e settori nei quali i progressi sono stati più lenti del previsto».

Pertanto l’Ue non solo è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo fissato per il 2020, ma è anche chiaramente sulla strada giusta per superarlo».

Il rapporto sui progressi nella realizzazione degli obiettivi di Kyoto e di Europa 2020 viene presentato ogni anno dalla Commissione al Parlamento e al Consiglio europei e si basa sui dati comunicati dagli Stati membri ai sensi del regolamento sul meccanismo di monitoraggio. «La relazione – spiega la Commissione Ue – fornisce informazioni sui progressi compiuti dall’Unione europea e dai suoi Stati membri nel conseguimento dei rispettivi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. La riduzione delle emissioni dell’1,8% nel 2013 rispetto al 2012, implica che le emissioni complessive dell’UE sono inferiori di circa il 19% rispetto al livello del 1991».

Per la prima volta il rapporto Trends and projections in Europe fornisce i dati sull’utilizzo delle entrate fiscali derivanti dalle aste del sistema Ue di scambio delle quote di emissione (Eu Ets) e sottolinea che «Le entrate degli Stati membri da questa nuova fonte sono ammontate a 3,6 miliardi di euro nel 2013. Di questi, circa 3 miliardi di euro saranno utilizzati a fini connessi a clima ed energia; un valore nettamente superiore alla soglia del 50% raccomandata dalla direttiva Ue sull’Ets». Questi ricavi vanno ad integrare i fondi del programma Ner 300 (New Entrants’ Reserve), che beneficia di una dotazione di 2,1 miliardi di euro per sostenere 39 progetti pilota su vasta scala che promuovono le tecnologie low-carbon in tutta Europa.

Dal 2013 l’asta è il metodo standard di assegnazione delle quote nel quadro del sistema ETS dell’UE. I ricavi delle aste vanno agli Stati membri. La direttiva ETS prevede che almeno la metà delle entrate derivanti dalle aste delle quote di emissioni venga utilizzata per la lotta contro i cambiamenti climatici nell’UE o in altri paesi. La maggior parte dei paesi ha realizzato tali investimenti in settori come l’efficienza energetica, le energie rinnovabili o i trasporti sostenibili. Ad esempio, la Francia, la Repubblica ceca e la Lituania utilizzano tutti i ricavi delle aste per progetti volti a migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Bulgaria, Portogallo e Spagna utilizzano gran parte delle entrate per sviluppare le energie rinnovabili e la Polonia destina gran parte delle entrate dedicate alla lotta contro i cambiamenti climatici al sostegno dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili. In Germania la maggior parte delle entrate alimenta uno specifico fondo per il clima e l’energia, che finanzia un’ampia gamma di progetti, compresi la ricerca e il trasporto sostenibile. Il Regno Unito concentra le risorse in particolare sull’efficienza energetica, le energie rinnovabili, la ricerca e l’assistenza finanziaria per le famiglie a basso reddito in relazione alla spesa energetica. Gli importi indicati rappresentano solo una parte della spesa complessiva relativa a clima ed energia nei bilanci degli Stati membri.

La commissaria uscente all’azione climatica, Connie Hedegaard, ha dtto che «Il raggiungimento degli obiettivi per il 2020 dimostra che l’Europa è pronta per rafforzare il suo impegno. Ma non solo: evidenzia anche che l’UE sta effettuando tagli drastici. Le politiche funzionano. Pertanto, la scorsa settimana, i leader dell’Ue hanno deciso di continuare questo percorso ambizioso e raggiungere almeno il 40% entro il 2030. Ciò richiederà investimenti significativi. Ecco perché è incoraggiante constatare che gli Stati membri hanno deciso di utilizzare la maggior parte dei loro attuali proventi derivanti dal sistema ETS per investimenti in materia di clima ed energia e di proseguire nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio».