Ma non basta: devono diminuire rapidamente, non solo smettere di crescere

Emissioni globali di CO2, terzo anno di bassa crescita consecutivo. Grazie alla Cina

Però aumentano nell’Ue (+1,4%) e in India. Mentre negli Usa arriva Trump…

[15 novembre 2016]

Troppo lento il progresso verso una società a basse emissioni

Secondo il rapporto “Global Carbon Budget 2016”, pubblicato su  Earth System Science Data un foltissimo team internazionale di ricercatori «le emissioni globali di carbonio da combustione di combustibili fossili non sono cresciute  nel 2015 e si prevede che aumenteranno solo leggermente nel 2016, segnando tre anni di quasi nessuna crescita».

Il team capeggiato dai ricercatori dell’University of East Anglia (Uea) e del Global Carbon Project spiega che «il previsto aumento di solo lo 0,2% per il 2016 segna un netto distacco dalla rapida crescita delle emissioni del 2,3% annuo nel decennio fino al 2013, con appena lo 0,7% di crescita osservato nel 2014».  Il disaccoppiamento sembra cosa fatta: la ricerca dimostra che la crescita delle emissioni è rimasta al di sotto dell’1%,  nonostante la crescita del Pil sia stata superiore al 3%. Ma la principale ragione del rallentamento della crescita delle missioni negli ultimi tre anni è soprattutto  la diminuzione del consumo di carbone in Cina.

Corinne Le Quéré, direttrice del Tyndall Centre dell’Uea che ha condotto l’analisi dei dati, evidenzia però che «questo terzo anno con quasi nessuna crescita delle emissioni è senza precedenti in un momento di forte crescita economica. Questo è un grande aiuto per affrontare il cambiamento climatico, ma non è sufficiente. Ora le emissioni globali devono diminuire rapidamente, non solo smettere di crescere».

La Cina – il più grande emettitore di CO2, che da sola arriva al  29% globale, nel 2015 ha visto diminuire le sue emissioni dello 0,7%, rispetto a una crescita di oltre il 5% all’anno del decennio precedente. Per il 2016 è prevista una ulteriore riduzione dello 0,5%, anche se con grandi incertezze.

Anche gli  Stati Uniti d’America, il secondo più grande emettitore di CO2 (15%) hanno ridotto l’uso del carbone, aumentando il consumo di petrolio e gas, e nel 2015 hanno visto le loro emissioni diminuire  del 2,6% per cento l’anno scorso. Nel 2016 gli Usa dovrebbero segnare una ulteriore diminuzione dell’1,7% delle loro emissioni di gas serra, ma dal 2017, con l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, che vuole riaprire le miniere di carbone e togliere ogni freno alle industrie energetiche inquinanti, nessuno sa cosa potrà succedere.

Presi nel loro insieme i 28 Stati membri dell’Ue (scesi a 27 con la Brexit) sono il terzo più grande emettitore con circa il 10% delle emissioni globali.  Ma nell’Ue il disaccoppiamento non sembra valere, visto che nel 2015 le emissioni di CO2 sono cresciute dell’1,4%, in contrasto con la diminuzioni di più lungo termine che avevano fatto segnare i Paesi europei.

L’India, che contribuisce per il 6,3% alle emissioni globali di gas serra, ha fatto addirittura segnare nel 2015 un aumento dl 5,2%, continuando un periodo di forte crescita nonostante tutti invochino misure per le sue metropoli super-inquinate.

I ricercatori dell’University of East Anglia  restano molto preoccupati, perché, s è vero che il calo delle emissioni globali è anche il frutto degli impegni  di ridurle entro il 2030,  come previsto dall’Accordo di Parigi,  è evidente che così non si otterranno le  riduzioni necessarie per limitare il cambiamento climatico ben al di sotto dell’aumento delle temperature globali di 2 gradi Celsius.

La Le Quéré ha detto: «Se i negoziatori sul clima a Marrakech creassero una dinamica per ridurre ulteriormente le emissioni, potrebbero rappresentare un serio inizio per affrontare il cambiamento climatico».

Il Global Carbon Project  stima le emissioni di CO2 e il loro stoccaggio nell’atmosfera, ne terreno e negli oceani e rappresenta un grande sforzo della comunità mondiale della ricerca per mettere insieme le misurazioni e le statistiche sulle attività antropiche, con l’analisi dei risultati del modello. Il “Global Carbon Budget 2016”,  dimostra anche che, «Nonostante la mancata i crescita delle emissioni, l’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera ha raggiunto un record nel 2015 e potrebbe essere di nuovo record nel 2016, a causa dell’indebolimento dei pozzi di carbonio».

La Le Quéré spiega ancora: «”Una parte delle emissioni di CO2 vengono assorbite dal mare e dagli alberi con l’impennata delle temperature nel 2015 e il 2016, meno CO2 è stata assorbita dagli alberi a causa delle condizioni calde e secche legate alla manifestazione di El Niño. I livelli di CO2 atmosferica hanno superato le 400 parti per milione (ppm) e continueranno ad aumentare e a causare il riscaldamento del pianeta fino a quando le emissioni non verranno tagliate quasi a zero. Repoting come il Global Carbon Budget sono necessario per informare le decisioni e le azioni  su come rispondere al cambiamento climatico».

Glen Peters del Center for international climate and environmental research della Norvegia, conclude: «La crescita delle emissioni nei prossimi anni dipenderà dal fatto che le politiche energetiche e climatiche possano bloccare i nuovi trend e, soprattutto, dall’aumento dell’ambizione degli impegni sulle  emissione che siano più coerenti con gli obiettivi sulle temperature dell’Accordo di Parigi».