Enorme moria di mangrovie in Australia, colpa del cambiamento climatico (FOTOGALLERY)

Evento senza precedenti. A rischio coste, tartarughe e dugonghi

[13 luglio 2016]

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and Saltmarsh Network, ha confermato che  gli scienziati ormai hanno le immagini satellitari ed aeree che confermano l’estesa moria di mangrovie avvenuta nei primi mesi di quest’anno nel nord dell’Australia.  Un fenomeno preoccupante, visto che le mangrovie e le zone umide costiere stoccano 5 volte più carbonio delle foreste tropicali e che l’Australia ospita il 7% delle mangrovie del mondo.

Duke ha spiegato che sono stati colpiti circa 7000 ettari di mangrovie, più del 9%  delle mangrovie presenti nell’area che si  estende 700 chilometri ad ovest da Normanton, e ha detto che «E’ il primo caso del genere  registrato attribuita a condizioni di siccità e alle temperature elevate ed è probabilmente associato al cambiamento climatico globale. Prima avevamo visto episodi minori di questo tipo di stress dell’umidità, ma quel che ora è così insolito è la sua estensione e che si sia  verificato in un solo mese in tutto il tutto il golfo meridionale. Quello che stiamo vedendo è un processo naturale, ma la natura di solito lo fa in modo incrementale. Non con tale severità. Non lo avevamo mai visto prima. Le attuali evidenze sostengono l’ipotesi  che la moria di mangrovie sia probabilmente causata dal prolungato periodo di siccità piuttosto che solo dalle alte temperature. La normale stagione delle piogge nella regione è lunga  4 – 5 mesi, con circa 100 mm di precipitazioni in un mese. Ma sembra che ci siano stati 10 o 11 mesi di fila con precipitazioni al di sotto dei 50 mm. A detta di tutti, il clima diventerà più irregolare, quindi possiamo aspettarci che questo tipo di eventi diventino più comuni».

Duke ha sottolineato che «Alcune mangrovie si riprenderanno, altre no. Ma ci sono già rapporti aneddotici sulla vita marina morente e su mucchi di fanerogame morti spiaggiate sulla riva. Se questo è vero, allora tartarughe e dugonghi saranno alla fame in pochi mesi. L’estensione di questo impatto, che copre la distanza da Sydney a Melbourne, richiede una valutazione più approfondita per capire meglio quale sia la causa e l’impatto e le ricadute notevolmente più ampi».

L’entità del danno è stata presentata durante l’Australian Mangrove and Saltmarsh Network Conference a Darwin, ospitata dalla Research Institute for the Environment and Livelihoods (RIEL) della Charles Darwin University, e le fotografie mostrano centinaia di ettari di mangrovie che muoiono in due siti: sulla costa del Golfo di Carpentaria, nel Limmen Bight River, nel Northern Territory, e a Karumba, nel Queensland. Duke aggiunge che questo mette in pericolo anche la stabilità della linea di costa e la pesca e che «Il fenomeno è particolarmente allarmante alla luce della grande estensione dello sbiancamento dei coralli della Grande Barriera Corallina, dato che appare anche in correlazione con gli eventi di riscaldamento climatico estremo di quest’anno nella regione. La comprensione della portata della perdita di mangrovie è attualmente ostacolata dalla mancanza di un essenziale monitoraggio dettagliato del litorale, in particolare nelle aree remote dell’Australia settentrionale». Per questo dal convegno di Darwin è partita la richiesta  che il monitoraggio delle mangrovie diventi una questione prioritaria, visto che consentirebbe di stabilire le condizioni di base delle coste australiane e di  isolare e gestire rapidamente gli eventi di moria come quelli visti nel Golfo di Carpentaria e nel Queensland.

Duke conclude: «Il prossimo passo nella ricerca sulla moria nel Golfo di Carpentaria sarebbe quello di effettuare una valutazione della mappatura, insieme ad indagini sul campo per determinare la causa e avviare misure di gestione appropriate».