Nel Regno Unito eliminazione di tutti i rifiuti di plastica evitabili entro il 2042

Entro il 2030 in Gran Bretagna la maggior parte delle nuove auto saranno elettriche

Il governo vara il Clean Growth Plan, Ccc: non basta per rispettare il carbon budget

[17 gennaio 2018]

Il governo conservatore britannico (appena rimpastato) di Theresa May dice che il Regno Unito sta tagliando le emissioni più velocemente di qualsiasi altra nazione del G7, ma non basta per rispettare gli impegni climatici presi da Londra e il Committee on Climate Change (Ccc), l’organismo di controllo  britannico, pur concordando, dice che bisogna fare ancora di più, a partire da standard energetici più elevati per le abitazioni.

Inoltre, il Ccc sottolinea che «Il Regno Unito non sarà all’altezza delle sue ambizioni a meno che i ministri non facciano di più per trasformare gli impegni in realtà». Un avvertimento alla politica che arriva a meno di una settimana dalla presentazione di un piano venticinquennale per proteggere l’ambiente illustrato dalla May in persona e che comprende l’eliminazione di tutti i rifiuti di plastica evitabili entro il 2042.

Il Committee on Climate Change  concorda sul fatto che il Clean Growth Plan pubblicato di recente dal governo sia un grande miglioramento e conferma che «Il Regno Unito è stato finora un leader mondiale nel ridurre le emissioni», ma a sostiene che «Il piano non offre ancora politiche dettagliate per raggiungere obiettivi legali sul carbonio» e fa notare che «Tuttavia, rimangono ancora lacune significative. Anche se attuate in modo completo, le politiche esistenti e quelle nuove, incluse quelle definite nella Clean Growth Strategy, mancano il quarto e il quinto carbon budget di circa 10 – 65 MtCO2e: un margine significativo»

Il Ccc chiede a ministri britannici impegni concreti: «Sono necessari ulteriori dettagli sui piani per eliminare gradualmente le vendite di auto e furgoni a benzina e diesel entro il 2040; aumentare l’efficienza energetica delle nostre case entro il 2035; migliorare gli standard di efficienza energetica dei nuovi edifici; eliminare progressivamente l’installazione di riscaldamento a combustibili fossili più inquinanti nelle case e nelle imprese escluse  dalla rete del gas; produrre l’85% dell’elettricità del Regno Unito da fonti low.carbon entro il 2032; migliorare l’efficienza energetica delle imprese e dell’industria del Regno Unito entro il 2030; e implementare tecnologie di carbon capture and storage  su larga scala nel Regno Unito negli anni 2030 [cosa che non piacerà sicuramente a Greenpeace, Wwf ed altre associazioni ambientaliste britanniche]. Per realizzare i risparmi di emissioni richiesti Tutte queste politiche, tra le altre azioni, dovranno essere attiateper intero e in tempo».

Per colmare il rimanente gap delle emissioni occorre attuare nuove e il CCC evidenzia che «Esiste un rischio particolare riguardo al rispetto del quarto carbon budget che inizia tra soli cinque anni. Sono necessarie misure nazionali urgenti che potrebbero includere: maggiori miglioramenti a breve termine dell’efficienza energetica degli edifici del Regno Unito (specialmente nelle famiglie in grado di pagare); misure volte a garantire che una maggiore percentuale di riscaldamento da heat networks proventi da  fonti low-carbon; azioni volte a incrementare la diffusione di veicoli ultra-low emission e a migliorare l’efficienza energetica dei veicoli convenzionali entro il 2030 [Attualmente, in Gran Bretagna meno del 5% nuove auto vendute sono elettriche o alimentate con carburanti alternativi, una cifra che comprende anche modelli ibridi, ndr]; un’estensione del divieto di smaltimento nelle discariche del Regno Unito che interessi altri rifiuti, compresi legno e plastica;  livelli più alti di piantumazione di alberi e azioni per ridurre le emissioni dall’agricoltura».

Il Ccc avverte che «Le politiche esistenti e nuove per ridurre le emissioni comportano rischi significativi di non poterle rispettare. Il completamento tempestivo della centrale nucleare di Hinkley Point C è un esempio. I rischi che non possono essere rimossi ora, devono essere gestiti attivamente. Ciò è particolarmente importante nel contesto dell’accordo di Parigi, in cui il Regno Unito, insieme a quasi tutti i Paesi del mondo, ha sottoscritto un accordo che richiederà maggiori sforzi per ridurre le emissioni in futuro».

Lord Deben, presidente della Committee on Climate Change, ha spiegato a BBC News: «Se vendi un’auto elettrica, i tuoi concessionari devono capire queste cose, quindi la formazione dei rivenditori è essenziale. Se gestisci una grande compagnia di combustibili fossili, devi iniziare a pensare alle realtà di quando, non se –  perché non è più così – useremo molto meno i combustibili fossili».

Lord Deben se l’è presa anche con le imprese di costruzione accusandole di aver fatto «solo il minimo assoluto» per costruire case ad alta efficienza energetica.

Il Ccc sottolinea che «Case meglio isolate potrebbero tagliare le bollette della popolazione e affrontare i cambiamenti climatici» e chiede maggiori incentivi per incoraggiare le famiglie «in grado di pagare» a installare tecnologie per l’efficienza energetica.

Lord Deben ha però a sua volta sottolineato che «La Clean Growth Strategy è ambiziosa nei suoi obiettivi di costruire una fiorente Gran Bretagna low-carbon, ma da sole ambizioni non sono sufficienti. Allo stato attuale, la strategia non fornisce abbastanza azioni per raggiungere gli obiettivi di emissioni del Regno Unito negli anni 2020 e 2030. Le politiche e le proposte del governo dovranno essere consolidate con urgenza – e integrate con ulteriori misure – se il Regno Unito vorrà mantenere i propri impegni giuridici e garantirsi la propria posizione come leader internazionale sui cambiamenti climatici. Ora, tutti i dipartimenti devono riconsiderare il loro contributo alla riduzione delle emissioni, incluso il Dipartimento per i trasporti«.

Michael Grubb, dell’University College di Londra, ha detto a BBC News: «In giro ci sono molte buone idee sull’energia low-carbon, sul taglio delle emissioni degli edifici, sui trasporti puliti e su altro ancora, ma come giustamente sottolinea la Commissione, devono essere messi a punto piani concreti sul territorio, e presto. Il governo sta facendo tutti i giusti annunci sul sostegno all’economia low-carbon, ma devono essere trasformati in azione: abbiamo bisogno di un anno di decisioni».

Richard Black, dell’ Energy and Climate Intelligence Unit , è d’accordo: «In termini di emissioni, non siamo sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi che scadranno tra soli cinque anni. Questo lascia ai ministri poco tempo per indagini e consultazioni:  dovranno mettere rapidamente in atto nuove politiche».

Black suggerisce di adottare alcuni incentivi, come il taglio della tassa di circolazione per veicoli elettrici; l’abrogazione dei divieti per l’energia eolica onshore (la forma più economica di produzione di energia elettrica) e il ripristino del programma Zero Carbon Homes.

Un portavoce del business department ha detto che «Il controllo del Committee on Climate Change  indipendente svolge un ruolo importante. Il Regno Unito ha ridotto le emissioni procapite  più velocemente di qualsiasi altro paese del G7, e la nostra strategia di crescita pulita è la prossima ambiziosa pietra miliare del nostro lavoro di decarbonizzazione del Regno Unito. Abbiamo sempre detto che è solo l’inizio di un processo. Le nostre proposte continueranno ad evolversi, sia in risposta ai costi delle energie rinnovabili che scendono, che alle migliori evidenze sul cambiamento climatico, ai trend tecnologici o alle opportunità economiche fornite grazie alla nostra strategia industriale».