Entro il 2100 le catastrofi climatiche potrebbero uccidere fino a 152.000 europei all’anno

L’Italia (soprattutto il centro-nord) tra i Paesi più a rischio

[7 agosto 2017]

Entro la fine di questo secolo, i disastri legati alle condizioni atmosferiche potrebbero interessare ogni anno circa i due terzi della popolazione europea e, se non vengono adottate subito misure adeguate, questo potrebbe portare ad un aumento di 50 volte dei casi di decessi rispetto a oggi: potrebbero salire dai 3.000 all’anno tra il 1981 e il 2010 a 152.000 tra il 2071 e il 2100. Questa preoccupante previsione emerge dallo studio “Increasing risk over time of weather-related hazards to the European population: a data-driven prognostic study” pubblicato su  The Lancet Planetary Health da Giovanni Forzieri del Joint Research Centre (Jrc), Filipe Batista e Silva, Directorate for growth and innovation Jrc, e Luc Feyen Directorate for Space, security and migration dell’Jrc, il servizio scientifico e conoscitivo della Commissione europea. Lo studio mette insieme informazioni sulle calamità naturali documentate e proiezioni dei rischi e demografiche fino al 2100 nei 28 paesi dell’Ue, in Svizzera, Norvegia e Islanda.

Al Jrc spiegano che «le calamità legate alle condizioni atmosferiche sono considerate quelle con gli impatti maggiori: ondate di caldo e di freddo, incendi, siccità, inondazioni fluviali e costiere e tempeste di vento. Se non contenute, le temperature crescenti e il cambiamento climatico potrebbero esporre ogni anno 350 milioni di europei agli estremi climatici. Questo sostanziale aumento del rischio di pericoli legati al clima è dovuto principalmente ad un aumento della frequenza delle ondate di caldo. Altri fattori dietro l’aumento previsto dei rischi legati al clima sono la crescita della popolazione e l’urbanizzazione». A causare il 99% di tutte le morti sarebbero le ondate di caldo. Le inondazioni fluviali e costiere, che causavano 6  vittime l’anno all’inizio del secolo, potrebbero salire a 233 all’anno entro la fine.

Secondo lo studio ad essere più colpita sarà l’Europa meridionale, con l’Italia che risulta tra i Paesi più a rischio, in particolare quella centrale e settentrionale, con un alto  numero di persone esposte in Veneto ed Emilia Romagna. Al Jrc sottolineano che «gli estremi climatici potrebbero diventare il maggior rischio ambientale per le persone della regione, causando più morti precoci da inquinamento atmosferico».

I ricercatori portano a esempio delle potenziali condizioni meteorologiche future le  recenti ondate di caldo, con temperature record, in Spagna, «dato che entro la fine del secolo eventi di questa intensità potrebbero verificarsi ogni anno».

Lo studio Jrc ha valutato le variazioni durante il tempo, di luogo, intensità e frequenza di questi rischi legati al riscaldamento globale all’interno di uno scenario business-as-usual delle emissioni di gas serra, utilizzando modelli climatici e biofisici. Le dinamiche demografiche a lungo termine sono state modellate utilizzando una piattaforma di modellazione territoriale per rappresentare l’evoluzione dell’esposizione della popolazione umana. La vulnerabilità delle popolazioni agli estremi meteo è stata analizzata sulla base di più di 2.300 dati raccolti dal database delle catastrofi naturali avvenute tra il 1981 e il 2010 che è stato ipotizzato come statico (all’interno di uno scenario di non adattamento).

I ricercatori concludono: «Questo studio contribuisce al dibattito in corso sul bisogno di fermare i cambiamenti climatici e di adattarsi alle sue inevitabili conseguenze, come sottolineato dall’accordo di Parigi approvato dall’United Nations framework convention on climate change. I risultati evidenziano il costo previsto del cambiamento climatico sulle società in diverse regioni d’Europa».

Gli esperti hanno detto che i risultati sono stati preoccupanti, ma secondo alcuni le proiezioni potrebbero essere sovrastimate. Infatti, lo scenario di ricercatori Jrc prevede un livello di emissioni di gas serra che entro la fine del secolo porterebbero il riscaldamento globale a 3 gradi centigradi in più rispetto ai livelli del 1990, una previsione pessimistica ben al di sopra degli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi.

Ma Forzieri, intervistato da BBC News, ribatte: «Il cambiamento climatico è una delle più grandi minacce globali per la salute umana del XXI secolo, e il suo pericolo per la società sarà sempre più collegato ai rischi legati alle intemperie. A meno che il riscaldamento globale non venga urgentemente contenuto e che siano adottate misure adeguate, entro la fine del secolo circa 350 milioni di europei potrebbero essere esposti annualmente ad stremi climatici dannosi».