Entro il 2100 scomparirà il più grande ghiacciaio vallivo italiano

I cambiamenti climatici lo scioglieranno per più dell'80%

[21 agosto 2014]

Lo studio “Evoluzione del Ghiacciaio dei Forni – La possibile evoluzione del più grande ghiacciaio vallivo italiano attraverso approcci modellistici monodimensionali”, pubblicato sulla rivista dell’Associazione interregionale neve e valanghe, analizza la dinamica del Ghiacciaio dei Forni, il più grande ghiacciaio vallivo italiano, che si estende nel Gruppo Ortles-Cevedale, Alta Valtellina, nel Parco Nazionale dello Stelvio.

Il team di  ricercatori del Politecnico di Milano, Servizio Glaciologico Lombardo, Fondazione Lombardia per l’Ambiente e Università degli Studi di Milano che ha realizzato lo studio spiega che La dinamica del ghiacciaio dei Forni, che si estende attualmente su  11,36 Km2, viene simulata con «Un modello di flusso monodimensionale tempo dipendente, che descrive le variazioni di spessore del ghiaccio lungo una linea di flusso centrale. Il modello riproduce con passo temporale annuale l’evoluzione del ghiacciaio in funzione delle variazioni annue di massa, che costituiscono il dato input principale insieme alla geometria del bedrock e alla topografia superficiale (note grazie a campagne geofisiche e topografiche del passato e agli archivi cartografici regionali)».

Il bilancio di massa glaciale netto annuale è stato stimato con un approccio Equilibrium Line Altitude (Ela) dipendente e le variazioni di spessore e di lunghezza del ghiacciaio ottenute applicando il modello di flusso monodimensionale sono state confrontate con le precedenti variazioni geometriche, note grazie a misure di campo eseguite nel XX secolo dal Comitato Glaciologico Italiano.

«Il confronto – dicono i ricercatori – ha mostrato un buon accordo e ha suggerito di applicare il modello per proiettare l’evoluzione futura del ghiacciaio. Si è quindi simulata la risposta del ghiacciaio a diversi scenari potenziali di precipitazione e temperatura fino a fine secolo, utilizzando i dati forniti da due modelli di circolazione globale, GCMs (EC-Earth, ECHAM6), sviluppati nell’ambito del 5° Assessment Report(AR5) dell’IPCC, secondo tre scenari di bilancio radiativo (Representative Concentration Pathways, RCP 2.6, 4.5, 8.5). I risultati mostrano una accettabile capacità del modello di riprodurre i bilanci di massa del ghiacciaio per gli anni di osservazione».

Ma i potenziali scenari di evoluzione, anche se lievemente differenti tra loro, «Sono concordi nel prefigurare una cospicua variazione (diminuzione) della massa glaciale entro metà secolo, con riduzione degli spessori di ghiaccio e rilevante variazione frontale. Tali scenari forniscono una prima valutazione della sensitività del ghiacciaio a potenziali cambiamenti climatici futuri, e consentono una prima valutazione della potenziale evoluzione futura della coltre glaciale e della disponibilità di risorsa idrica nell’area, utile per scopi di programmazione turistica, idrica ed energetica».

Lo studio evidenzia che «In particolar modo lo scenario RCP 8.5, con i valori di temperatura proiettata piu elevati, provoca la perdita del 100% del volume già a partire dal 2080, secondo entrambi i modelli. Dai risultati mostrati si osserva come le simulazioni ottenute per i due GCM abbiano alcune differenze non trascurabili (>15% in termini di volumi glaciali) soprattutto nei primi decenni, ma alla fine del secolo la situazione raggiunta pare essere in sostanza concorde».

La conclusione è che lo studio «Sebbene passibile di ulteriori implementazioni e miglioramenti, suggerisce una rapida involuzione della risorsa glaciale alpina che potrebbe portare alla fine di questo secolo alla quasi

totale scomparsa di molti apparati glaciali. In particolare la potenziale evoluzione del ghiacciaio dei Forni porta a stimare per il 2100 ad una riduzione di oltre l’80% del volume glaciale stimato nel 2007. Questa riduzione impatterà sicuramente sulla disponibilità idrica estiva derivante dalla fusione glaciale e se ne dovrà

tenere conto nei diversi scenari evolutivi,non solo ambientali, ma anche socio economici che vedono nel più grande ghiacciaio vallivo italiano una risorsa importante, non solo dal punto di vista idrico ed energetico ma anche paesaggistico, turistico e ambientale».