Entro il 2050 potremmo bloccare e invertire il riscaldamento globale, ma dobbiamo farlo immediatamente

Frischmann: «Siamo stati sommersi per 25 anni dall'approccio basato sulla paura e non ha funzionato»

[8 agosto 2018]

Secondo Chad Frischmann, vicepresidente e direttore ricerca di Project Drawdown, «potremmo arrivare al punto in cui i gas serra atmosferici sono in declino – un punto noto come drawdown – e iniziare a invertire il riscaldamento globale prima del 2050, ma questo richiederà di adottare soluzioni ad un livello aggressivo»,

Project Drawdown è un’iniziativa di ricerca e comunicazione globale che ha un piano per invertire il riscaldamento globale che si basa su 100 soluzioni già esistenti ed emergenti. Ora il progetto ha anche una sezione europea indipendente, Drawdown Europe (DE), che punta a incrementare l’azione climatica nel nostro continente. Anche per questo Frischmann è stato intervistato da Horizon l’Innovation Magazine dell’Unione europea e ha spiegato che «Queste tecnologie esistenti, una volta adottate come un insieme di soluzioni, ci consentiranno di stoccare i gas serra e di invertire il riscaldamento globale entro il 2050  e questo punto di inversione è noto come drawdown. Il drawdown potrebbe avvenire anche prima se adottiamo queste soluzioni a un tasso più aggressivo. Dobbiamo immaginare il futuro che vogliamo. Il riscaldamento globale stabilizzato o limitato è la direzione sbagliata, quindi stiamo comunicando queste soluzioni sostanziali a molti pubblici diversi».

Ma quali di queste 100 soluzioni sono le più importanti? Frischmann avverte che «Non esistono la pallottola d’argento  un proiettile argentato o soluzioni top 10, 20 o 50. Abbiamo bisogno che vengano adottate tutte parallelamente e dobbiamo investire in innovazioni dirompenti, oltre all’efficienza per le tecnologie esistenti, come i pannelli solari di prossima generazione. Tutte le soluzioni hanno molteplici vantaggi a cascata. Ad esempio, l’agricoltura rigenerativa porta alla rigenerazione del suolo, a una migliore ritenzione idrica e così via, ma anche a stoccare il carbonio come ulteriore vantaggio».

Comunque, Horizon tra le 100 soluzioni ne cita 5 “particolari”:  cibare le alghe rosse per ridurre la produzione di metano; rottamare i climatizzatori a idrofluorocarburi e smaltirli in modo sicuro; Progettare città percorribili con marciapiedi larghi e ben illuminati e migliorare le soluzioni di trasporto pubblico; dotare gli edifici commerciali con vetro automaticamente ombreggiato per mantenere il caldo fuori; adottare una dieta vegetariana.

Horizon chiede se sia solo una questione di implementazione o se devono ancora essere sviluppate nuove tecnologie e Frischmann risponde che b nel libro “Drawdown  – The most comprehensive plan ever proposed to reverse global warming” il team di cui fa parte descrive 80 soluzioni esistenti e già attuate in tutto il mondo che «Se implementate come un sistema di soluzioni, hanno il potenziale per raggiungere il drawdown. Abbiamo bisogno di tutte loro. Evidenziamo anche le 20 attrazioni in arrivo: soluzioni innovative che sono in cantiere e che consentiranno di accelerare i progressi verso il drawdown quando saranno in attività»,

Riguardo alle soluzioni più promettenti, il vicepresidente di Project Drawdown dice di eesere rimasto sorpreso dall’impatto del sistema alimentare globale: «Quanto e come consumiamo, quanto cibo viene sprecato e come viene prodotto il cibo ha un effetto drammatico sul riscaldamento globale. Delle prime 20 soluzioni , otto sono legate al cibo. In confronto, la produzione di energia elettrica ne ha solo cinque, e le soluzioni dei trasporti non sono nemmeno tra le  prime 20. Tanto per ribadirlo, abbiamo bisogno di tutte le 80. Tuttavia, il contributo delle decisioni che tutti prendiamo ogni giorno sui prodotti alimentari che acquistiamo e consumiamo è forse il contributo più importante che ogni individuo può dare».

E gli europei possono fare la differenza? Frischmann fa notare che  «L’Europa eccelle ampiamente in molte di queste soluzioni, dall’adozione di più energie rinnovabili, alla messa in atto di scelte di mobilità più efficienti, all’espansione del riciclaggio e del compostaggio, al sostegno della conservazione e delle pratiche agricole rigenerative. Certamente, all’interno dell’Europa c’è una differenza in termini di implementazione a livello nazionale e subnazionale. Tuttavia, sebbene la regione sia in molti modi all’avanguardia delle soluzioni climatiche, l’Europa, insieme al resto del mondo, deve accelerare l’implementazione di queste tecnologie e pratiche, nonché continuare a investire nelle innovazioni».

Ma cosa farà lhub europeo DE? «Lavoriamo a stretto contatto con organizzazioni come Climate-KIC , l’ Agenzia tedesca per l’energia e la European Climate Foundation  – spiega ancora Frischmann- con l’idea che il DE, il nostro primo hub regionale, possa diventare un punto di convergenza per le numerose iniziative esistenti e per la leadership sul clima mostrata dall’Europa. Nello specifico, l’hub porterà più istituti di ricerca a collaborare alle soluzioni Drawdown, creando soluzioni localizzate. Un grande passo avanti è la creazione della piattaforma di ricerca drawdown, che speriamo di lanciare nel 2020. DE sarà uno dei principali partner che co-realizzerà  questa piattaforma a livello globale per condividere conoscenze e strumenti  e saremo in grado di presentare all’Europa soluzioni localizzate come esempio di ciò che possiamo ottenere con questa piattaforma. DE e Climate-KIC costruiranno programmi scolastici (educativi) attorno a queste soluzioni, che potrebbero quindi essere applicabili in tutta Europa. Qui (in Europa), abbiamo la possibilità di essere un leader del pensiero, in una regione che combina l’eccellenza scientifica, la capacità economica e, in diversi modi, la volontà politica».

Secondo Frischmann le politiche europee che incoraggiano l’innovazione sono molto in linea con le 100 soluzioni drawdown: «Non siamo qui per sostituire o reinventare, ma per costruire e interconnetterci con le brillanti piattaforme open innovation e le politiche che sono state sviluppate s fino a questo punto. Il processo di open innovation in Europa incoraggia il (nostro) modello».

E a chi pensa che ormai sia troppo tardi per fermare il riscaldamento globale, Frischmann risponde: «Non abbiamo intenzione di diffondere paura, confusione, rovina e tristezza. Invece, ci stiamo approcciando con la prospettiva di esporre i benefici tangibili di tecnologie e pratiche in modo che i decision-makers possano adottarle. Siamo stati sommersi per 25 anni dall’approccio basato sulla paura e non ha funzionato. Dobbiamo cambiare il paradigma trasformandolo in quello delle possibilità e delle opportunità».