Eolico italiano, con le nuove aste risparmi per 2 miliardi in 6 anni

Costi e i benefici in termini di gettito fiscale, ricadute territoriali e PUN

[26 febbraio 2015]

Secondo lo studio commissionato da Anev ad eLeMeNS,  sui “Costi e benefici” degli effetti dell’incentivazione dell’eolico sul sistema italiano, «con la realizzazione di nuove aste e registri per l’eolico che consentano di raggiungere gli obiettivi assunti dall’Italia in sede europea al 2020, il sistema vedrebbe nei prossimi 6 anni ridursi la componente A3 della bolletta elettrica di 2 miliardi di euro».

L’Associazione nazionale energia del vento (Anev) sottolinea che «Si è concluso il primo triennio dei nuovi meccanismi delle aste e dei registri (disciplinati dal DM 6 luglio 2012 e facente riferimento al periodo 2013-2015) all’interno del quale hanno avuto luogo le prime procedure competitive per l’assegnazione di incentivi. Tale prima fase ha evidenziato alcune criticità, e gli operatori sono in attesa dell’approvazione del previsto provvedimento Ministeriale che disciplini l’adozione dei nuovi meccanismi per il restante periodo 2016-2020, definisca contingenti annuali e le relative procedure di selezione dei progetti. L’adozione dei nuovi contingenti per l’eolico risulta oltremodo opportuna in quanto i benefici connessi alla realizzazione dei nuovi impianti (riduzione del prezzo elettrico, gettito fiscale, benefici territoriali) risultano significativamente superiori rispetto ai costi di incentivazione previsti»

Lo studio Anev-eLeMeNS evidenzia che  «Le nuove aste, a partire proprio dall’anno 2015, costerebbero al sistema solo una percentuale degli incentivi che vanno a terminare per fine vita incentivata e pertanto si avrebbe contemporaneamente una crescita del settore e una riduzione dei costi in bolletta».

Infatti l studi stima che «L’effetto sull’andamento dei costi delle 5 nuove aste per l’incentivazione complessiva di 2.500 MW eolici nel periodo 2015-2019 (contingenti annuali di 500 MW, aste 2015-2016-2017 con base d’asta pari a 115 €/MWh, aste 2018-2019 con base d’asta pari a 110 €/MWh,), vedrebbe comunque una diminuzione del costo degli incentivi».

Secondo lo scenario low, sostanzialmente in linea con quanto avvenuto nel passato, i maggiori costi sarebbero molto inferiori rispetto al risparmio dovuto ai Certificati verdi (CV) uscenti, «coprendo una misura compresa tra il 6% e il 21% del risparmio ottenuto con la fine degli incentivi dei  “primi CV”.  Pertanto, nell’anno di maggior costo (il 2022), la spesa aggiuntiva sarebbe pari a un massimo di 83 milioni di euro contro i 391 milioni di minor costo liberati dagli impianti in phasing out».

L’Anev ha recentemente pubblicato i dati sull’installato eolico del 2014 che mostrano crollo drastico del settore, «con conseguenze drammatiche sull’occupazione e sullo sviluppo», dicono all’Associazione dell’eolico che ha  chiesto di emanare al più presto il provvedimento, previsto dal DM 6 Luglio 2012, per la disciplina dei nuovi incentivi post 2014.

Anev conclude: «Un tale declino è ingiustificabile se paragonato ai risultati dello studio eLeMeNS, che mostrano chiaramente come con un impegno minino il settore potrebbe dare al Paese una spinta significativa per uscire dalla crisi. È necessario quindi che il Governo tenga conto di questi risultati se vuole favorire il consolidamento di un’industria matura come quella eolica, creare nuovi posti di lavoro e prestare fede agli impegni presi in sede comunitaria in tema di clima e ambiente».