Eritrea, la dittatura vuole la poligamia obbligatoria e nega la crisi alimentare

Galera per chi non ha almeno due mogli, mentre El Niño non è un problema

[28 gennaio 2016]

Eritrea

Rispondendo alle preoccupazioni delle agenzie umanitarie dell’Onu, della Fao e dell’Unione europea, il dittatore dell’Eritrea, Isaias Afwerki, ha assicurato che, malgrado la grave siccità che colpisce milioni di persone nel Corno d’Africa «Nessuna crisi alimentare minaccia l’Eritrea».

All’impenetrabile regime eritreo, esportatore di rifugiati e grande alleato delle monarchie assolute del Golfo e dei loro amici occidentali, non sembra far paura El Niño che sta colpendo l’intero Corno d’Africa con un alternarsi di inondazioni e siccità che stanno facendo aumentare il numero degli affamati. Se non si tratta di armi e petrolio, il regime dittatoriale ed isolazionista di Afwerki rifiuta per principio l’aiuto internazionale, vietando l’accesso al Paese anche alle organizzazioni umanitarie e limitando fortemente quello dell’Onu,  e preferisce una politica autarchia di autosufficienza che in realtà costringe la popolazione a sopportare una carenza di cibo che, insieme alla violazione dei diritti umani ed al lunghissimo servizio militare obbligatorio, è una delle cause della fuga dei giovani eritrei verso l’Europa.   Dopo siriani e afghani gli eritrei sono la terza etnia di rifugiati che cercano di arrivare nell’Ue e molti di loro, ricordandosi che l’Eritrea è stata colonia italiana, passano per il nostro Paese.

Ma il ministero dell’informazione di Asmara assicura che «Riguardo all’insufficienza dei raccolti che colpisce tutta la regione del Corno d’Africa, il presidente Isaias ha dichiarato che il Paese non sarà vittima di una crisi nonostante una diminuzione della produzione agricola. Il Presidente Isaias ha reso omaggio alla politica giudiziosa ed all’approccio consistente nell’aumentare le riserve alimentari strategiche».

Nel novembre 2015 l’Onu aveva avvertito che l’Eritrea era tra i Paesi più a rischio tra quelli del Corno d’Africa e che la siccità provocata dal super El Niño nel Corno d’Africa farà crollare la resa dei raccolti dal 50 al 90% e che in alcune zone i raccolti andranno completamente persi. L’Onu stima che in Eritrea avranno bisogno di aiuto alimentare almeno 10 milioni di persone.

Ma la dittatura Eritrea sembra esere preoccupata molto di più da un altro problema: secondo diversi giornali africani, il governo di Asmara ha chiesto agli uomini di sposarsi con più donne, altrimenti finiranno in una delle terribili galere del regime. Quindi in Eritrea la poligamia diventerebbe obbligatoria.

Sulla stampa Africana circola un testo di legge nel quale si dice che «Basandosi sul giudizio di Dio a proposito della poligamia e delle circostanze attuali del Paese (molte più donne che uomini), il dipartimento eritreo degli affari religiosi ha preso le decisioni seguenti. Da subito, tutti gli uomini devono sposarsi con almeno due donne l’uomo che si oppone potrebbe scontare una pena di prigione a vita con lavori forzati».

Ma le minacce non riguardano solo gli uomini rimasti che non sono riusciti a scappare all’estero, sono rivolte anche alle donne, perché il testo di legge precisa: «La donna che cerca di dissuadere suo marito dallo sposare un’altra donna, incorre nella pena di imprigionamento a vita».

La rivoluzione democratica e progressista eritrea è prima finita nelle feroci fauci di Afwerki e della sua famelica cricca militare e oi si è progressivamente “islamizzata”, fino ad arrivare a negare i diritti delle donne che pure sono state una parte importantissima di una guerra di liberazione dall’Etiopia, che avrebbe dovuto portare ad una società più giusta, nella quale uno dei pilastri avrebbe dovuto essere l’emancipazione femminile.

Ora che i giovani uomini scappano in massa dall’Eritrea, la dittatura decide che tutti i maschi devono sposare più donne possibili che devono dare alla Patria in armi più figli possibili per recuperare il calo della popolazione eritrea dovuto alla guerra contro l’Etiopia e alla fuga da un Paese-prigione.

Ma se l’ultima trovata di Isaias Afwerki piacerà sicuramente molto ai suoi uomini, gli ultimi oppositori rimasti nel Paese la vedono come l’ennesima conferma della regressione islamista-dittatoriale del regime, che sembra ispirarsi alle politiche demografiche mussoliniane,  e della continua violazione dei diritti umani, la dittatura eritrea alla fine potrebbe aver scatenato l’ira delle donne, visto che, a quanto pare, molte di loro si sarebbero già pubblicamente opposte alla poligamia di Stato. Speriamo che dai diritti delle donne parta quella frana democratica che seppellisca l’eterna dittatura che opprime un Paese che voleva essere libero nella diversità.

12/2/2016 – Qui la rettifica sulla notizia riguardante la presunta obbligatorietà della poligamia in Eritrea: http://www.greenreport.it/news/comunicazione/in-eritrea-nessuna-poligamia-obbligatoria/