Esplode un impianto di distribuzione gas in Austria, è Stato di emergenza in Italia

Calenda: «Abbiamo un problema serio di forniture, in particolare sul tracciato austriaco che viene dalla Russia. Se avessimo il Tap…»

[12 dicembre 2017]

Decine di feriti e un decesso: è il primo lancio d’agenzia in arrivo Baumgarten an der March, in Austria, dove un impianto di distribuzione gas gestito da Gas Connect – la sede del più importante stabilimento di stoccaggio per il metano importato del Paese – è esploso, con conseguenze dirette anche per l’Italia.

Come informa infatti l’Ansa, in seguito all’esplosione dell’impianto in Austria i flussi di gas dalla Russia verso l’Italia si sono interrotti. «Oggi – ha commentato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda – c’è stato un incidente in un punto di snodo del gas in Austria, per cui abbiamo un problema serio di forniture, in particolare sul tracciato austriaco che viene dalla Russia. Se avessimo il Tap, oggi non dovremmo dichiarare lo Stato di emergenza per questa mancanza di fornitura», in quanto il gasdotto che punta a collegare Azerbaijan e Italia «serve a diversificare queste forniture di gas».

In realtà da Snam – che gestisce gli oltre 32.500 di rete italiana per il trasporto del gas – sembrano sminuire la portata dell’incidente,  «il flusso di importazioni di gas dalla Russia è stato temporaneamente interrotto. Sulla base delle informazioni al momento disponibili, le forniture potrebbero riprendere già nella giornata di oggi, se venissero confermate le prime indicazioni sull’assenza di danni alle infrastrutture di trasporto. La sicurezza del sistema italiano è intanto garantita dagli stoccaggi messi a disposizione da Snam».

In ogni caso, anche da Snam confermano che, come «previsto in queste situazioni, il ministero dello Sviluppo economico ha dichiarato lo stato di emergenza». Sarebbe cambiato qualcosa con il Tap? Di certo c’è – come ricorda il Mise – che ad oggi «il sistema nazionale del gas è alimentato prevalentemente con gas prodotto in Paesi stranieri», e garantire una diversificazione degli approvvigionamenti tramite un gasdotto come il Tap – un’opera attorno alla quale si progetta ormai da 14 anni, sempre contestata – da 24,68 milioni di metri cubi/giorno darebbe garanzie sotto il profilo della sicurezza energetica nazionale. Com’è stato però recentemente sottolineato al Festival dell’Energia durante l’evento Gas e decarbonizzazione. La Puglia in prima linea per sicurezza energetica e sostenibilità ambientale, un’opera come il Tap è a oggi pensabile per spingere il gas solo come fonte fossile di transizione, puntando su un percorso chiaro e tempistiche certe per un prossimo futuro a 100% rinnovabili. Un obiettivo verso il quale la Strategia energetica nazionale recentemente varata ha iniziato ad avvicinarsi, ma ad un passo troppo lento per potersi dire davvero convincente.