Etiopia: l’emergenza fame peggiorerà se non si affrontano le cause alla radice

Nell’Ogaden non piove da 3 anni. 8,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare

[6 settembre 2017]

Al termine di una visita di quattro giorni in Etiopia, che ha interessato anche la regione somala etiope dell’Ogaden colpita dalla siccità, i responsabili delle organizzazioni Onu per l’alimentazione hanno avanzato una richiesta comune di «maggiori investimenti in attività a lungo termine che rafforzino la resilienza delle popolazioni alla siccità e alle conseguenze dei forti cambiamenti climatici».

José Graziano da Silva, direttore generale della Food and agriculture organization (Fao),Gilbert F. Houngbo, presidente dell’International fund for agricultural (Ifad) e David Beasley, direttore esecutivo del  World food programme (Wfp – PAM), hanno lanciato il loro appello dopo aver visitato i progetti destinati alla cura del bestiame rimasto per limitarne al massimo le perdite e aver incontrato le popolazioni colpite dalla siccità che ricevono razioni di cibo.

Hajiji Abdi, un anziano di una comunità, ha detto ai leader delle agenzie Onu: «Questa siccità va avanti da molto tempo e abbiamo perso buona parte del nostro bestiame. Se non ricevessimo aiuti alimentari saremmo in guai seri, ma il cibo che ci viene fornito non è comunque sufficiente a sfamarci tutti».

Fao, Ifad e Wfp  ricordano che «In Etiopia, a causa delle continue siccità, almeno 8,5 milioni di persone hanno bisogno di assistenza alimentare. Nella regione somala, l’assenza di pioggia si protrae da tre anni. La morte di molti capi di bestiame ha messo in crisi il sistema di sostentamento degli allevamenti, contribuendo a innalzare i livelli di fame tra le popolazioni e aumentando in maniera allarmante i tassi di malnutrizione. Anche se le operazioni di emergenza intraprese dal Governo hanno iniziato a stabilizzare la situazione, sono necessarie con urgenza maggiori risorse per prevenire un ulteriore peggioramento della situazione».

La Fao sta fornendo alla ex colonia italiana mezzi di sostentamento d’emergenza agli allevatori e agli agricoltori danneggiati dalla siccità, nonché assistenza per stabilizzare la resilienza a lungo termine delle comunità e da Silva  ha sottolineato che «E’ essenziale investire in interventi immediati e fornire agli agricoltori e alle comunità rurali le conoscenze e gli strumenti necessari per salvaguardare se stessi e i propri mezzi di sostentamento. Qui abbiamo visto che salvare i mezzi di sostentamento significa salvare delle vite; per la gente è la migliore difesa contro la siccità».

L’Ifad fornisce al governo etiope  prestiti, donazioni ed esperienza tecnica per i progetti di sviluppo rurale e  Houngbo ha evidenziato che «Una siccità non deve necessariamente portare a uno stato d’emergenza”, ha dichiarato. Noi sappiamo quali sistemi funzionano. Nella regione somala, dove si investe nei sistemi di irrigazione, nei punti di raccolta dell’acqua, negli istituti per il finanziamento dello sviluppo rurale, nei servizi sanitari e veterinari e in altri progetti di sviluppo a lungo termine, le comunità sono in grado di sostentare meglio se stesse e il bestiame durante queste devastanti siccità. Questo è ciò che dobbiamo realizzare».

Il Wfp – Pam fornisce aiuti per salvare la vita di 3,3 milioni di persone nell’Ogaden, la regione etiope popolata da tribù somale che è l’epicentro di 3 anni di siccità, ma Beasley resta fiducioso: «Abbiamo visto chiaramente che le tre organizzazioni delle Nazioni Unite per l’alimentazione possono ottenere molto di più lavorando insieme, piuttosto che da sole. Naturalmente collaboriamo da tempo, ma ora prenderemo questi modelli e li replicheremo, adottandoli nel resto del mondo. Dobbiamo salvare vite investendo per supportare un ambiente sostenibile e resiliente per le comunità di tutto il globo, affinché possano prosperare e vincere la loro battaglia».

In una nota congiunta, le tre agenzie Onu  sottolineano che «L’impatto dei progetti di sviluppo a lungo termine intrapresi dalle tre organizzazioni per l’alimentazione è evidente nella regione del Tigrai, dove i responsabili delle organizzazioni hanno osservato i sistemi di irrigazione, le coltivazioni di frutta e i centri di assistenza sanitaria che promuovono una maggiore produttività, un aumento del reddito e un miglioramento del livello di nutrizione, affinché le popolazioni rurali possano affrontare meglio difficoltà quali la siccità. Le tre organizzazioni lavorano a stretto contatto con il Governo dell’Etiopia per eliminare la fame nel Paese. Negli incontri con il vice primo ministro Demeke Mekonnen e altri importanti rappresentanti del Governo, hanno discusso della necessità di una maggiore collaborazione e di investimenti nella resilienza».