Eu Ets: nel 2014 le emissioni industriali nell’Ue sono diminuite del 4,5%

Commissione Ue: «Il livello di adempimento delle norme del sistema Eu Ets è elevato»

[19 maggio 2015]

EU ETS

A quanto pare ci sono buone notizie per le emissioni di gas serra nell’Unione europea: dal registro dell’Unione emerge che nel 2014 le emissioni verificate di gas serra provenienti da impianti fissi che aderiscono all’ EU Emissions Trading System (Eu Ets) ammontavano a 1.812 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, con un calo rispetto al livello del 2013 di circa il 4,5%.

Il sistema Ets dell’Ue riguarda oltre 11 000 centrali e impianti di produzione nei 28 Stati membri dell’Ue, in Islanda, in Norvegia e in Liechtenstein; vi rientrano anche le emissioni prodotte dalle compagnie aeree che collegano aeroporti europei. In base all’Eu Ets gli impianti devono comunicare ai registri degli Stati membri i dati annuali sulle emissioni verificate. Il terzo periodo di scambio del sistema Eu Ets è iniziato il primo gennaio 2013 e durerà  fino al 31 dicembre 2020

Nel maggio 2015, il Parlamento europeo e il Consiglio hanno raggiunto un accordo politico per stabilire una riserva stabilizzatrice del mercato nel 2018 «al fine di risolvere il problema dell’accumulo delle eccedenze di quote di emissione e migliorare la resilienza del sistema Eu Ets gli shock regolandola fornitura di quote da mettere all’asta».

Dal marzo 2014, quando è diventato operativo il meccanismo, Il numero totale di crediti internazionali scambiati con quote ammonta a 388,44 milioni. Di questi, 195,91 milioni costituivano riduzioni certificate delle emissioni (CER) e 192,53 milioni erano unità di riduzione delle emissioni (ERU). Le CER e le ERU scambiate provenivano da progetti realizzati in un numero limitato di Paesi, con quasi il 77% delle CER provenienti dalla Cina e quasi il 77% delle ERU scambiate provenienti da progetti realizzati in Ucraina. La Commissione Ue sottolinea che «A partire dal 31 marzo 2015, i crediti rilasciati per riduzioni di emissioni realizzate durante il primo periodo di impegno del protocollo di Kyoto (i cosiddetti “crediti CP1”) non possono più essere scambiati nell’ambito del sistema Eu Ets . L’importo totale di “crediti CP1” scambiati fino al 31 marzo 2015 era di 386,06 milioni».

In un comunicato la Commissione europea spiega che «L’eccedenza cumulativa delle quote di emissioni è stata leggermente ridotta da circa 2,1 miliardi a più o meno 2,07 miliardi per l’anno di adempimento 2014. Nello stesso anno, i volumi di vendita all’asta delle quote sono stati ridotti di 400 milioni grazie all’applicazione della misura di congelamento delle quote (“back-loading”), che rinvia la messa all’asta delle stesse. Il dato sull’eccedenza cumulativa del 2014 tiene conto di una serie di fattori: la conversione di crediti internazionali in quote, la vendita di quote della fase 3 che ha generato fondi da destinare al programma NER300 e sostiene così le tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio, le quote assegnate per il 2014 e la messa all’asta delle quote della fase 3 nel 2014 (incluse le quote del trasporto aereo)».

Nonostante i molti dubbi che circolano anche tra i parlamentari europei ed Ong ambientaliste sul reale rispetto di quote ed impegni, la Commissione Ue assicura che «Ancora una volta, le imprese hanno in larghissima misura rispettato le norme del sistema Eu Ets. Infatti, meno dell’1% degli impianti che hanno dichiarato le emissioni rilasciate nel 2014 non ha restituito le quote corrispettive entro il termine prestabilito del 30 aprile 2015. Si tratta per lo più di piccoli impianti che nell’insieme rappresentano meno dello 0,5% delle emissioni rientranti nel sistema. Un piccolo numero di impianti − responsabili di meno dello 0,2% delle emissioni dell’anno precedente − non hanno dichiarato le emissioni prodotte nel 2014 entro il 30 aprile 2015 in base ai dati del registro»

Secondo la direttiva sul sistema Eu Ets «Per il periodo 2013-2016 tutti gli operatori aerei commerciali e non commerciali con emissioni significative sono responsabili delle emissioni prodotte dai propri voli all’interno dello Spazio economico europeo (SEE). Le compagnie aeree che avevano esercitato attività intraeuropee contemplate dalla direttiva nel corso del 2013 e 2014 erano tenute a dichiarare le emissioni per entrambi gli anni e a restituire le quote corrispondenti entro il 30 aprile 2015. Le emissioni verificate di CO2 prodotte dalle attività di trasporto aereo effettuate tra aeroporti situati nel SEE ammontavano a 54,9 milioni di tonnellate di CO2 nel 2014, con un aumento del 2,8% rispetto ai 53,4 milioni di tonnellate di COprodotti nel 2013».

La Commissione dice che «Il livello di adempimento delle norme del sistema Eu Ets è elevato: gli operatori aerei responsabili del 99% delle emissioni del trasporto aereo regolamentate dal sistema risultano conformi. Tali dati includono oltre 100 operatori aerei commerciali con base esterna all’Ue che operano voli all’interno del SEE».

Secondo Miguel Arias Cañete, commissario all’azione per il clima e l’energia, «Le emissioni continuano a diminuire nonostante le nostre economie abbiano ripreso a crescere. Questo dimostra ancora una volta che la crescita economica e la protezione del clima sono compatibili. Ciò rappresenta un segnale forte in vista del nuovo accordo globale sul clima che dovrà essere concordato a Parigi il prossimo dicembre: i mercati del carbonio consentono di ridurre le emissioni in condizioni economicamente vantaggiose. Al tempo stesso, la recessione continua ad avere un impatto duraturo sul nostro mercato del carbonio. Accolgo dunque molto favorevolmente l’ambizioso accordo politico sulla riserva stabilizzatrice del mercato approvato recentemente dal Parlamento e dal Consiglio».