Exxon: le azioni legali sul clima violano il nostro diritto di dire le bugie

La multinazionale petrolifera invoca il Primo emendamento contro città della California e ambientalisti

[20 giugno 2018]

La più grande multinazionale petrolifera del mmondo, Exxon.Mobil, è in difficoltà per aver nascosto i dati scientifici di cui era in possesso da molti anni che dimostravano la correlazione tra combustibili fossili e riscaldamento globale, Nel 2017 un gruppo di città guidate dalle californiane San Francisco e Oakland . appoggiate da molte associazioni ambientaliste locali e nazionali – ha intentato causa contro la Exxon e altre grossi inquinatori sostenendo che, per continuare a incassare colossali profitti, le compagnie petrolifere avevano ingannato intenzionalmente l’opinione sugli effetti di petrolio, gas e carbone sui cambiamenti climatici. A marzo, un giudice federale ha accolto le denuncie delle città californiane e ha aperto un processo che consentirà di discutere pubblicamente in tribunale il ruolo svolto dalla Exxon e dalle altre compagnie petrolifere nella campagna di negazionismo climatico che vede come massimo adepto il presidente Usa Donald Trump.

Ma, temendo di fare la fine dell’industria del tabacco che negava ogni legame tra tumori e fumo, la Exxon – dopo aver ammesso di essere stata in possesso di dati inequivocabili su clima e global warming forniti dai suoi stessi scienziati – è passata alla controffensiva e sembra disposta a fare di tutto per scrollarsi la colpa dalle potenti spalle. E per farlo si è inventata qualcosa di incredibile: la multinazionale sarebbe vittima degli ambientalisti e dei sindaci che vogliono impedirle di esercitare il diritto di libertà di parola.

Infatti, come spiega  Zoya Teirstein su Grist, «Dopo che le città della California le hanno fatto causa, Exxon ha presentato una petizione alla Corte d’Appello del 2° Circuito del Texas», sostenendo che le cause fanno parte di una cospirazione che punta a sospendere il diritto alla libertà di espressione della multinazionale e a costringerla a cambiare posizione sul cambiamento climatico. «Sì, avete letto bene – chiosa la Teirstein. Exxon ha sostenuto che le città stavano cercando di far accettare alla compagnia  una serie di verità sui cambiamenti climatici e , che, di fatto, violavano i diritti di Exxon previsti dal Primo Emendamento di dire qualunque cosa diavolo voglia sui cambiamenti climatici».

Insomma, la più grande multinazionale petrolifera del mondo asserisce di poter spargere a proprio piacere fake news e bufale sul riscaldamento globale nemmeno fosse un qualsiasi utente di Facebook complottista.

Può sembrare pazzesco, eppure gran parte della disinformazione climatica che circola è sparta sui social network e sulla stampa da “scienziati” al sioldo delle multinazionali e ripresa volentieri dai negazionisti che spesso hanno stretti legami con la destra nazionalista/populista e con think tank iperconservatori neoliberisti.

Può sembrare pazzesco che Exxon.Mobil invochi il diritto di parola dopo aver nascosto la verità, ma ha trovato un altro giudice del Texas, RH Wallace Jr., che ad aprile ha accolto la sua tesi e ora ha messo sotto accusa gli amministratori pubblici della California perché avrebbero ordito un complotto, dalla a New York City, una grande cospirazione per impedire la libertà di espressione della multinazionale. Vengono in mente gli ambientalisti e i difensori dei diritti umani e sociali nei Paesi in via di sviluppo ai quali le multinazionali petrolifere non tolgono solo il diritto di parola, ma anche quello alla salute e alla stessa esistenza…

Ma Michael Burger, direttore esecutivo del Sabin center for climate change law della Columbia University, non crede che le argomentazioni della Exxon sulla libertà di espressione reggano e ricorda che la multinazionale ci aveva già provato con una tattica simile in un tribunale di New York. L’ex procuratore generale Eric Schneiderman, che ha recentemente rassegnato le dimissioni dopo che quattro donne l’hanno accusato di violenza sessuale, nel 2015 aveva iniziato a indagare sul comportamento della Exxon riguardo ai cambiamenti climatici la e gli avvocati del gigante petrolifero sostenevano che Schneiderman cercasse di »mettere a tacere e intimidire una parte del dibattito politico pubblico su come affrontare il cambiamento climatico». Ma quest’anno il giudice di  New York ha archiviato il caso quest’anno e quando la Exxon ha provato a modificare, o “emendare”, il suo reclamo originale, il giudice ha bocciato la richiesta definendola «futile», dando elegantemente un forte sganassone in faccia alla Exxon e alle sue strampalate tesi sul diritto di espressione.

Un precedente che non gioca certo a favore della causa intentata dalla Exxon contro le città della California e gli ambientalisti che le appoggiano. Invocare i diritti del Primo Emendamento (tesi «non plausibile», secondo il giudice di New York)  non sembra di buon auspicio e somiglia più a un ultimo disperato tentativo di cavarsi da un grosso guaio.

Così, mentre il giudice del Texas ha concesso alla Exxon una piccola finestra di opportunità per mettere sotto inchiesta i sindaci della California sulla presunta “cospirazione”, Burger fa notare  che questo «Non significa che si trasformerà in un caso giudiziario in piena regola. La California ha già impugnato la decisione del giudice Wallace Jr,».

Invocare il Primo Emendamento non è una triovata del tutto nuova: lo hanno già fatto in passato grandi imprese, come spiega Peter Lehner, ex capo della Environmental Protection Bureau della Procura generale dello Stato di New York, «Ma l’argomentazione di Exxon secondo cui le cause sul clima sono una grande cospirazione e fondata su un “terreno fragile”. Prima di tutto, i procuratori generali comunicano spesso tra loro. Secondo, se una compagnia  sta mentendo ai suoi azionisti e ai suoi consumatori, allora questa è una frode». Si torna quindi alla casella di partenza: sie gli amministratori californiani e gli ambientalisti possono dimostrare che Exxon sapeva del cambiamento climatico e ha mentito all’opinione pubblica su questo, la multinazionale probabilmente non riuscirà a cavarsela lamentandosi perché così viene violata la sua libertà di parola. «Perché? Perché il Primo Emendamento non protegge i bugiardi!» sottolinea la Teirstein su Grist  Per quanto riguarda il motivo per cui la Exxon.Mobil potrebbe tirare fuori di nuovo l’inconsistente argomento della libertà di parola, Burger ha una tesi: «Potrebbe essere che la Exxon stia minacciando di intentare una causa per intimidire quegli amministratori [della California] o di emanare qualche forma di punizione».

La Exxon che aveva abbassato parecchio la cresta sotto l’amministrazione di Barack Obama è tornata ad atteggiarsi a grosso bullo minaccioso sotto Donald Trump, è tornata a fare la buona vecchia Exxon che spaccia le menzogne per libertà di parola e le richieste di fare chiarezza per complotti.