Oggi si celebra la Giornata mondiale dell’alimentazione

Fame: ogni anno 26,4 milioni di persone emigrano a causa di calamità legate al clima

Fao: «Per salvare vite, dobbiamo ricostruire l'ambiente in cui vivono le persone»

[16 ottobre 2017]

«Non presentiamo la fame come se fosse una malattia incurabile» perché, come ha rimarcato oggi Papa Francesco nel corso della cerimonia per la Giornata mondiale dell’alimentazione tenutasi oggi presso la sede della Fao a Roma, sarebbe solo una dolorosa bugia. «È chiaro che le guerre e il cambiamento climatico sono causa di fame», ha aggiunto il Pontefice, e come confermano le Nazioni Unite sono proprio questi due fattori ad essere oggi i principali motori dell’insicurezza alimentare nel mondo. Dopo miglioramenti proseguiti per oltre dieci anni, oggi gli esseri umani stretti nella morsa della fame sono tornati ad aumentare fino a quota 815 milioni, l’11% della popolazione globale. Un tracollo nel quale la pazzia degli uomini e quella (sempre di natura antropica) del clima hanno avuto un ruolo di primo piano. Si tratta ora di capire come mettervi fine.

Una spinta decisiva potrebbe arrivare, loro malgrado, dai migranti che bussano alle nostre porte; anche la nostra indolente attenzione non può più fare a meno di scorgere nella loro figura il riflesso di guerra e cambiamento climatico. «Sempre più persone emigrano perché non hanno la possibilità di rimanere nelle loro case e nelle loro terre – ha dichiarato il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva – È nostra intenzione affrontare le cause di fondo dell’emigrazione, quali povertà, insicurezza alimentare, disuguaglianza, disoccupazione e mancanza di protezione sociale. Per salvare vite, dobbiamo ricostruire l’ambiente in cui vivono le persone, rafforzando la loro resilienza e garantendo i loro mezzi di sussistenza, per offrire la possibilità di una vita dignitosa».

I numeri della crisi migratoria sono vertiginosi. Secondo la Fao tra il 2008 e il 2015 una media di 26,4 milioni di persone è emigrata annualmente a causa di calamità legate al clima, e attualmente si stima che in totale, a livello internazionale, siano circa 244 milioni le persone che sono state costrette ad emigrare: il 40% in più rispetto al 2000. Molte delle cause scatenanti dell’emigrazione possono essere affrontate investendo nello sviluppo rurale, sostenendo un’occupazione rurale dignitosa e assicurando reti di sicurezza sociale. Questo lavoro contribuisce anche al raggiungimento dell’Obiettivo Onu (siglato anche dall’Italia) di sviluppo sostenibile “Fame zero entro il 2030”, e questo dovrebbe essere il reale significato di “aiutiamoli a casa loro”, con investimenti in sostenibilità che tornerebbero anche a nostro pieno vantaggio.

Eppure l’Italia sembra non saper affrontare con la giusta intensità il problema della povertà e quello dei cambiamenti climatici neanche all’interno dei propri confini. Ad oggi vivono in Italia circa 4,6 milioni di poveri assoluti – il 46,6% dei quali ha meno di 34 anni –. lo spreco di cibo vale 12,6-15,6 miliardi di euro all’anno, e le emissioni di gas serra nazionali sono tornate a crescere dopo anni di declino, insieme alla mini-ripresa economica. «Il Papa ha sottolineato – conclude il Wwf Italia – il legame inscindibile tra problemi ambientali, problemi sociali e problemi economici: un legame che spesso viene ignorato dalla politica e nascosto all’opinione pubblica. In un mondo che altera e distrugge gli ecosistemi che sostengono la vita occorre cambiare decisamente strada e coniugare la prosperità con il rispetto della natura e dell’ambiente, il nodo della distribuzione equa delle risorse naturali è condizione indispensabile». Magari a partire da casa nostra.