Ma 34 paesi del mondo hanno bisogno di assistenza alimentare esterna

Fao, El Niño non ferma la produzione di cereali nel mondo

Cresce però crisi umanitaria nel Vicino Oriente. Problemi anche per Asia e Africa

[9 luglio 2015]

cereali

Condizioni favorevoli a livello mondiale per i raccolti di cereali porteranno ad una produzione migliore del previsto in questa stagione di crescita, nonostante la perdurante apprensione per El Niño.  Ma crescono le preoccupazioni per il brusco calo della coltivazione di mais nell’Africa Sub-Sahariana insieme alla scarsa stagione produttiva in altre aree fortemente caratterizzate da insicurezza alimentare.

Secondo l’ultima edizione del rapporto mensile “Indice FAO dei Prezzi Alimentari” (FPI) e la nuova edizione del rapporto trimestrale Crop Prospects and Food Situation (CPF), (Prospettive dei raccolti e situazione alimentare, N.d.T) entrambi pubblicati oggi, la produzione cerealicola mondiale di quest’anno dovrebbe ammontare a 2.527 milioni di tonnellate. Questo rappresenta un calo dell’1,1% rispetto al livello record del 2014, ma un miglioramento rispetto alle proiezioni fatte il mese scorso.  Contemporaneamente, l’Indice FAO dei prezzi alimentari è diminuito nel mese di giugno dello 0,9% rispetto a maggio. A 165,1 punti, l’indice è ora in calo del 21% rispetto a un anno fa e al suo livello più basso dal settembre 2009.

La flessione dell’Indice FAO è stata principalmente il risultato di un calo del 6,6% del prezzo dello zucchero e del 4,1% dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari, che hanno più che compensato la ripresa delle quotazioni dell’olio di palma e del grano. L’aumento della domanda a livello mondiale di alimentazione animale, in particolare in Brasile, Cina e Stati Uniti, sostiene i prezzi dei cereali secondari, incluso il mais.

Ma questo andamento dei prezzi a livello globale e le prospettive favorevoli per la produzione cerealicola mondiale maschera aree localizzate d’insicurezza alimentare, avverte il rapporto.  Circa 34 paesi del mondo, di cui 28 in Africa – molti dei quali ospitano un gran numero di rifugiati – hanno bisogno di assistenza alimentare esterna.

In Africa, le prospettive complessive per il 2015 indicano un calo di produzione rispetto all’ alto livello dello scorso anno, con tutte le regioni che avranno raccolti ridotti, ad eccezione del Nord Africa e dell’Africa Centrale.

In Africa Australe, la produzione aggregata di cereali si prevede diminuirà del 17%, soprattutto a causa delle irregolari piogge stagionali e di un periodo di siccità prolungata. La produzione complessiva di mais – che rappresenta il grosso della produzione cerealicola della sub-regione – è prevista pari a 20,6 milioni di tonnellate, il 26% in meno rispetto alla produzione record del 2014. In considerazione di questo, la produzione di mais del Sudafrica, principale produttore, è stimata a 10,5 milioni di tonnellate, una brusca riduzione del 30% rispetto all’alto livello dello scorso anno. Nel 2015 i raccolti di mais in Zambia e Malawi sono stimati al 21 e al 26% al di sotto del 2014, e la scarsezza delle precipitazioni ha gravemente influenzato la produzione di mais del Lesotho, Namibia, Botswana e Swaziland – paesi dipendenti dalle importazioni – con cali  dal 13 al 43%. Queste tendenze si ripercuoteranno negativamente sulla disponibilità di esportazioni nei paesi vicini con carenza di cereali come lo Zimbabwe, dove si prevede che la produzione si dimezzerà. Rispetto al basso livello dello scorso anno, il numero delle persone che avranno bisogno di assistenza alimentare è dunque destinato ad aumentare.

In Africa occidentale, la complessiva buona produzione dello scorso anno nella regione del Sahel fa trascurare le questioni di sicurezza alimentare a livello locale.  Le ultime stime sulla a produzione cerealicola complessiva del 2014 nei nove paesi del Sahel la pongono a 21 milioni di tonnellate, circa il 7% in più rispetto alla media degli ultimi cinque anni, grazie alla robusta produzione in Mali e in altri paesi costieri.

Tuttavia, un significativo calo della produzione è stato registrato in gran parte del Sahel, in particolare nei paesi nella zona occidentale della subregione, a causa di avverse condizioni atmosferiche. La produzione cerealicola, rispetto a una media di cinque anni, si stima sia scesa nel 2014 dell’83% a Capo Verde, del 28% in Gambia, del 33% in Guinea-Bissau e del 17% in Senegal. Anche ampie zone del Ciad, della Mauritania e del Niger ne hanno risentito. In Africa centrale, nonostante le condizioni meteorologiche favorevoli nella Repubblica Centrafricana, la persistente insicurezza civile influenzerà negativamente l’attuale stagione produttiva.  Sono anche motivo di preoccupazione i conflitti in corso nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo.  In Africa orientale, le irregolari e tardive piogge sin dall’inizio della stagione dei raccolti in marzo, hanno compromesso le prospettive produttive. Il rapporto odierno evidenzia in particolare le condizioni di “allarmante” sicurezza alimentare nelle zone coinvolte nel conflitto del Sud Sudan, dove il numero di persone con grave insicurezza alimentare è quasi raddoppiato, raggiungendo dall’ inizio del 2015 circa 4,6 milioni.

Nel 2015, la produzione cerealicola nel Vicino Oriente si prevede recupererà dalla siccità dello scorso anno, guidata dal previsto aumento del 18% della produzione in Turchia. Ma i conflitti continuano ad avere un “grave” impatto sull’agricoltura e l’Iraq, lo Yemen e la Siria continuano a dover fare i conti con una “crescente crisi umanitaria”, secondo il rapporto. Lo Yemen in particolare, dove su 12,9 milioni di persone che soffrono d’insicurezza, circa 6,1 milioni sono in fase di “emergenza”, mentre 6,8 milioni sono in fase di “crisi”, un aumento del 21% rispetto allo scorso anno.

In Asia, un raccolto record in Cina e Pakistan si prevede compenserà il declino in altri paesi – principalmente in India a causa del cattivo raccolto di grano. Il Nepal ha visto cali di produzione alimentare a causa del terremoto, e nella Repubblica Democratica di Corea, un grave periodo di siccità dovrebbe tradursi nel 2015 in una ridotta produzione cerealicola.

di Fao